Il Cammino di Santiago di Daniela e del figlio Jakob di un anno e mezzo

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30 settembre 2019

La ventunesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa , la quindicesima tappa e la sedicesima tappa, la diciassettesima tappa, la diciottesima tappa  la diciannovesima tappa e la ventesima tappa

di Luciano Murgia

RIBADEO (Spagna) – Oggi vi racconto una delle tante belle storie che regala il Cammino di Santiago.
Ieri, arrivando all’albergue La Xana, Luisa, l’hospitalera, mi ha chiesto se avessi incontrato una giovane con un bebè, perché mi ha chiesto di riservarle un letto. In verità non li avevo visti. Poi però ho sentito lui, che ha pianto spesso nella notte. Ma avevo i tappi alle orecchie e non ho avuto particolare fastidio. Anzi ero incuriosito di conoscerli. L’anno scorso, durante il Cammino per Finisterre, avevo conosciuto una giornalista danese che camminava con il marito e i giovanissimi figli.
Madre e figlio dormivano nell’unica camerata de La Xana, lati finestre sulla strada principale. Io nel corridoio, circondato da tre ragazze tedesche e due signore olandesi. Stamattina, quando sono sceso a recuperare le scarpe e fare colazione, nessuna traccia dei due. E pensare che mi sono messo in Cammino che era ancora buio.
Per andare a Ribadeo ho scelto il sentiero della Costa, più lungo un paio di chilometri; dovrebbe essere più bello. Inoltre da martedì niente più mare, solo montagne. Quindi…
Ieri sera ho cenato da Porches, cerveceria, birreria, uno dei pochi locali aperti nel paesino, che nella lingua locale si chiama A Caridá.
Tanto che a tavola c’erano solo caminantes.
Però il paese che sembrava addormentato è sveglio nella piazza trasformata in luna Park. I genitori guardano i figli che giocano a Torito Vacilon, scherzoso
Ritorno presto in Albergue e seguo un po’ di basket italiano su Eurosport Player. Poi m’addormenti, ma alle ore 22,37 ho un brusco risveglio. Esplodono i fuochi artificiali per celebrare la Festa di San Miguel.
Dunque parto presto al buio, ma mi dicono che non ci sono problemi, la strada è ben segnalata e ho addirittura il conforto di due voci maschili in inglese davanti, mentre dietro sento due voci femminili che parlano una lingua slava; erano tutti e quattro a La Xana. Quindi vado tranquillo, ma a un certo punto non sento più le voci. Che succede? Mi sono perso, finiti in una sorta di “giungla” di arbusti e rovi; addirittura devi aprirmi un sentiero. Mai mi era capitato in vita mia, se non quando da ragazzo ero scout. Ho paura di scivolare nel dirupo dove in basso scorre un torrente. Incespico su una radice nascosta dal fogliame e cado. Davanti a me un albero caduto. Superarlo è difficile, sono quasi vittima dello sconforto. Però mi dico: tu hai sbagliato e tu ne vieni fuori. Lavorando con i bastoncini riesco a raggiungere una strada. Disputò di sollievo, ma sono stato pieno di graffi e i pantaloni sono rovinati. Pazienza, tanto mi servono per una settimana.
Dove sono finito? Alle porte, anzi quasi al porto di Viavelez, completamente fuori Cammino. Per fortuna la strada asfaltata, mai così gradita, mi riporta a San Pelayo, lungo il tracciato della tappa odierna.
Ma se l’errore è una inconvenienza, verità in questo caso ha rischiato di essere grave, la convenienza è che dopo qualche chilometro ritrovo gli amici irlandesi, i coniugi Collins.
E subito dopo faccio la conoscenza di madre e figlio.
“Io sono Daniela, lui è Jakob, ha un anno e mezzo e facciamo il Cammino del Nord diretti a Santiago de Compostela, ma non perché Jakob significa Santiago, Giacomo”.
Stanotte ho sentito che si lamentava…
“Mi dispiace avere disturbato, non avevo capito che era una camerata, io avevo chiesto una cameretta. Jakob ha difficoltà ad addormentarsi, di giorno è molto più tranquillo”.
Nessun dubbio, tra Daniela che lo tiene in braccio o lo spinge su una carrozzina.
Buen Camino, guten web Daniela e Jakob, chissà che non ci si veda ancora. Saluto anche gli amici irlandesi e proseguo da solo, come sempre e arrivo a un’azienda zootecnica che ha una scritta curiosa; Vacas si oro no.
In un’area di riposo incontro le due giovani che erano dietro di me; stanno curando i piedi e facendo stretching. Una mi guarda sorpresa.
“Noi siamo tornate indietro, lei è andato avanti”.
Racconti le mie vicissitudini. Sono dispiaciute di non avermi chiamato. L’errore è stato commesso per non avere visto una freccia molto piccola che mandava a sinistra, mentre io mi sono diretto a destra. Vedete che ho ragione a evitare questa direzione. Ah ah ah.
Una scritta mi riporta al Cammino Francese, nel 2016, il mio primo cammino di Santiago. A Los Arcos dormii nella Casa della Abuela, la casa della nonna. Anche questo, mentre mi avvicino a Tapia de Casariego, sembra una buona scelta.
L’arrivo è su un percorso pedonale con vista sul mare. C’è una marea molto molto bassa e la spiaggia è piena di grandi sassi.
È bella la passeggiata uscendo da Tapia de Casariego ed è bella anche la spiaggia, ora enorme grazie alla marea molto bassa.
Una casa espone una freccia con la scritta Santiago de Compostela 229 e augura buon cammino. A lume di naso potrebbe essere una distanza giusta.
Lo spiazzo davanti all’Ermita di San Lorenzo è diventato un parcheggio per surfisti che si divertono a governare le onde che arrivano nella spiaggia di Penarronda, a cui arrivo camminando su una passerella in legno. Dall’unica parola – Scheiße – pronunciata da due ragazze che tornano correndo al parcheggio abbracciando un surf, capisco che sono tedesche. Chissà perché si lamentano.
A proposito di tedeschi: un’auto con targa D è parcheggiata sulla pista pedonale. Dubito lo farebbero a casa loro. Speriamo passi un’auto della polizia spagnola.
Per vedere altre spiagge dovrei allungare il percorso, ma l’ho fatto già con l’errore di stanattina. Al bivio per la spiaggia di Arnao, preferisco dirigermi a Figueras, ultimo centro delle Asturias.
Poco dopo mezzogiorno, come ieri, si levano forti raffiche di un vento caldo. La temperatura sale a 26 gradi. Camminare non è facile, ma la meta – Ribadeo – non è lontana.
Ci sarebbe anche la possibilità di attraversare il fiume che separa Asturias e Galicia utilizza di una barca da Figueras, ma io opto per il passaggio sul ponte de Los Santos, 612 metri di lunghezza davvero brutti anche per colpa di un ciclista poco civile che utilizza il passaggio pedonale. Quasi quasi lo invito a fare un giro sulla panoramica San Bartolo…
Quando passano i mezzi pesanti il ponte vibra. Chissà quanti pellegrini impegnati nel cammino del Nord sono passati su questo ponte, chissà se qualcuno ha provato le vertigini. Non conosco l’altezza sul livello dell’acqua di morbida del fiume del Eo. Ma adesso sono di nuovo in Galizia, per la quarta volta. La quinta – Cammino Inglese – era tutto in questa bella Comunità. Da domani a domenica solo montagne. Così fra poco esco dall’albergo per dare un altro sguardo al mare, in attesa di rivederlo dai sentieri del Monte San Bartolo che ho raccontato, esaltandoli, ai commensali di ieri sera. Ma io sono innamorato della bellezza del colle e del parco.

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