Da Ribadeo a Vilanova de Lourenzá, una tappa “rompepiernas” del Cammino con forte vento e punture d’insetti

di 

1 ottobre 2019

La ventiduesima tappa di un nuovo Cammino di Santiago di Luciano Murgia. Rileggi la presentazione, la prima tappa, la seconda tappa, la terza tappa, la quarta tappa, la quinta tappa, la sesta tappa, la settima tappa , l’ottava tappa , la nona tappa e la decima tappa, l’undicesima tappa , la dodicesima tappa , la tredicesima tappa , la quattordicesima tappa , la quindicesima tappa e la sedicesima tappa, la diciassettesima tappa, la diciottesima tappa  la diciannovesima tappa e la ventesima tappa e la ventunesima tappa .

di Luciano Murgia

VILANOVA DE LOURENZA’ (Spagna) – Stanchissimo, disteso su un letto dell’albergue Savior, a Vilanova de Lourenzá, cercando di rimediare i danni provocati da una tappa “rompepiernas”, spezzagambe, dal vento che ha soffiato fortissimo e in alcuni momenti sembrava potermi ribaltare, medicando le punture degli insetti che si sono scatenati, credo, la notte trascorsa a Luarca. Stamattina, poco dopo le 6, mi sono svegliato sentendo un po’ di bruciore alla caviglia sinistra: due macchie rosse. Vesciche, ho pensato come prima cosa, ma mi sono detto che era impossibile. Avevo ragione. Giunto all’albergue, dopo 6 ore di cammino, ho chiesto di un centro medico, ma era già chiuso. Riapre domani mattina. Quando io conto di essere in strada. L’hospitalera, molto gentile, ha consigliato di chiamare un taxi e andare a Mondoñedo, circa 9 km, dove c’è un centro medico per le urgenze. È arrivato Gallo e siamo andati nel paese che domani attraverserò a piedi. Un’accoglienza cordiale, una visita medica accurata e la dottoressa ha spiegato che sono “picaduras de insectos”, punture di insetti. E mi ha prescritto una pomata, Lexema (metilprednisolona aceponato). “Niente antistaminici, non c’è bisogno”. Grazie, dottoressa, anche per il Buen Camino. Gallo mi ha accompagnato in farmacia è riportato al Savior. Per viaggio e attesa mi ha chiesto 12 euro. Mi è sembrato davvero poco, ma è stato irremovibile e ha rifiutato il denaro in più. Speriamo bene per domani. Sia la dottoressa sia Gallo hanno anticipato che sarà una tappa molto dura. “Rifornitevi bene, dopo Mondoñedo sarete senza luoghi di ristoro per diversi chilometri”. Grazie per il consiglio, ne farò tesoro. Ieri sera, a Ribadeo, sono sceso in riva al fiume, a salutare le Asturias, a vedere dal basso il grande ponte che separa Asturias e Galicia. Poi sono risalito verso la piazza del Concello, il Comune, cuore della città, e a pochi passi da Pazo de Ibanez, il municipio, mi sono imbattuto in un campetto all’aperto per giocare a pallacanestro. Sì, il tabellone è datato, ma quante città italiane hanno un canestro nella piazza principale? Così capisci perché loro, che una volta non ne vincevano una con gli azzurri, sono campioni del mondo e hanno un medagliere da paura, mentre noi siamo precipitati in basso, sperando di avere toccato il fondo. Intanto la loro passione è cresciuta, e pure gli investimenti. E così le strutture. Da noi la squadra campione d’Italia gioca in un palasport che vergognarsi è troppo poco. E i nostri “campetti” spariscono, come quello in Viale Trento. A proposito di polemiche. Ieri ne ho fatta una sul monopattino elettrico e la mobilità sostenibile, che ovviamente non comprende il monopattino. Resta che l’uso di questo mezzo è in crescita e molte città sono in difficoltà. Lugo, che è capoluogo della provincia in cui mi trovo da ieri pomeriggio, ha fatto una follia, consentendo l’utilizzo sul marciapiede. Una scelta contraria alle altre città spagnole e al decreto che prepara la Direccion General de Trafico, organismo nazionale. Il quotidiano El Progreso, che ha sede proprio a Lugo, ha dedicato ampio spazio al tema, intervistando Emilio Vidal, che utilizza continuamente il monopattino. “Se potessi scegliere preferirei andare in strada. Sul marciapiede disturbiamo”. Un parere onesto. Il Cammino Primitivo passa a Lugo, antica città romana che ho visitato l’anno scorso. Quest’anno visiterò luoghi sconosciuti, da Ribadeo fino ad Arzúa, dove sono passato due volte. La prima tappa gallega mi porta da Ribadeo a Villanova de Lourenzá, proponendo tre discrete salite; in particolare la seconda. Mi diceva l’amico irlandese che la sua guida consiglia di fermarsi a Gondán? dopo 21 chilometri, ma quasi tutti quelli con cui ho parlato hanno deciso di proseguire per Villanova de Lourenzá, aggiungendo altri 6,6 km. Lo farà anche Carolina, giovane tedesca conosciuta nell’albergue La Xana, alla quale ho prestato il Betadine per provare a curare una grande vescica al tallone destro. Memore dell’errore di ieri, volevo partire quando è giorno, che qui incomincia alle 8,23. Ma la sveglia anticipata causa “picaduras” mi induce a muovermi prima. Oggi non devo cercare la freccia gialla o la conchiglia che indicano il Cammino, che passa davanti all’albergo dove ho pernottato. Ieri, in zona porto turistico, ho visto un mojón con l’indicazione dei chilometri che mancano per arrivare a Santiago de Compostela: 189,498. Se la cifra è esatta, ne manca 1 in meno, quello che ho percorso per tornare in albergo. Ma che ne manchino 188 o i 229 letti ieri, conta poco. È più importante la volontà di arrivare, vesciche o gluteo dolorante o punture d’insetti. Devo partire tranquillo e riscaldare bene le gambe, come un motore diesel. Alba mi invita a guardare il fiume: a sinistra Ribadeo, a destra Figueras: saluto ancora una volta le Asturias. Raggiungo Vilela, primo “pueblo” sulla strada. Ho percorso 6 km e siamo a quota 100. E’ una piccola cosa, lo so, ma mi emoziona: nel bar di A Pena faccio colazione con la prima fetta della Tarta de Santiago nel Cammino del Nord. Dopo la salita iniziale ecco la lunga discesa fino alla località denominata A Ponte de Arante. Una coppia di giovani pellegrini fa colazione davanti al Santuario de Virtudes, quota 97. Sono trascorse da poco le 10 e incomincia a soffiare il vento, un’ora in anticipo rispetto ai giorni precedenti. La salita è subito impegnativa, purtroppo sull’asfalto che se da un lato garantisce migliori appoggi delle scarpe, quindi dei piedi, dall’altro non è di gradimento. I piedi preferiscono l’erba, il terreno morbido che attutisce i passi. Scatto una fotografia a una freccia in un campo di mais più che altro per avere un momento di riposo. Tra l’altro ogni tanto sparisce internet, non riesco a prendere gli appunti vocali e devo scrivere a mano; questo complica il mio impegno. Se all’inizio, certifica l’app salute del mio AppleWatch il passo era intorno ai 5,5 km/ora adesso è crollato e raggiunge al massimo i 4 e spesso, nella salita ripida si va intorno ai 3-3,5. Mi fa respirare un breve falsopiano a quota 273, ma le raffiche sono sempre più impetuose quando l’altimetro registra quota 359. Giro a destra, il vento mi porta via. Il momento peggiore è quando si va da Vilamartin Pequeno a Vilamartin Grande. Sono le 12, sarebbe ora di pranzare, come fa un vitellino. Inizia la lunga discesa verso Gondàn. In lontananza, in alto, vedo il primo grande parco eolico del mio quinto Cammino in Galicia. Boschi di eucalipto, grandi prati, animali e case sparse. Davanti si presenta una salita con grande pendenza. Si sale fino a quota 224, ma quasi non me ne accorgo: non guardo in alto, ma solo la punta dei miei piedi. La fatica è tanta, il vento soffia sempre, ma io sono un bagno di sudore. Poi la lunga discesa verso Vilanova de Lourenzà, condita dagli ultimi metri molto ripidi. Che accoglienza per la prima tappa tutta gallega.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>