Il tifo Vuelle in coro: “Meritiamo di più”. Cercasi disperatamente squadra degna della Serie A

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28 ottobre 2019

PESARO – “Meritiamo di più” cantava la curva biancorossa alla fine della gara contro Reggio Emilia, ed è innegabile che i 4000 che, anche ieri sera, erano presenti alla Vitrifrigo Arena, meriterebbero una Vuelle diversa da quella vista in queste prime cinque partite, anzi meriterebbero una squadra vera, e non questo insieme di giocatori visto finora.

Perché questa Carpegna Prosciutto non è una squadra, anche se ci sono 10 giocatori che indossano la stessa maglia – sarebbe ora di tornare a quella biancorossa tra l’altro – perché è vero che qualche goccia di talento c’è, ma siamo ancora lontani da qualcosa di presentabile in serie A, siamo vicini invece alla retrocessione, che pare inevitabile per come stanno le cose a questo punto della stagione, con una classifica che a guardarla ti prende la malinconia, anche perché è difficile venire a capo della situazione.

Mancano infatti i punti fermi dai quali ripartire, mancano giocatori affidabili per 32 partite e per 40 minuti, ce ne sono sicuramente alcuni in crescita, ma qui non siamo in Nba o al college, qui siamo in Italia, dove esiste la retrocessione e non c’è il tempo di aspettare che la crescita si compia, e dove i tifosi vorrebbero capire come è stata costruita questa Vuelle, perché più la vedono giocare e meno ci capiscono qualcosa.

Difficile capire perché nell’anno della possibile svolta, si sia voluto rischiare su una squadra senza leader, senza esperienza, senza un vero centro, senza un vero play, con un allenatore che sembra sempre in balia degli eventi, con uno staff tecnico, che preferisce far giocare Thomas invece di Lydeka, cambio che non avrebbe portato punti, ma che almeno ci toglieva dei dubbi sul ruolo di Chapman, acquisto non sbagliato di per sé, ma perlomeno curioso, sapendo che a questa Vuelle sarebbe servito un centro vero e non un’ala grande con un buon tiro da fuori, che va in grosse difficoltà nelle marcature dei centri avversari.

Vuelle ReggioDifficile capire anche cosa possa fare questa Vuelle in futuro: prendiamo come esempio la partita di ieri sera: primi cinque minuti imbarazzanti, con una difesa che ha concesso nelle prime cinque azioni, altrettante entrate al ferro, alla sesta una tripla senza opposizione e nelle successive tre, altrettanti rimbalzi offensivi, poi più per disperazione, che per scelta, coach Perego cambia quattro quinti del quintetto, mette Mussini, Zanotti, Miaschi ed Eboua e la difesa sale di tono, chiude finalmente le linee di passaggio, e comincia a prendere qualche rimbalzo, contenendo l’emorragia, ma la rimonta non si completa, perché la coperta continua ad essere corta, e un quintetto pseudo difensivo, ha pochi punti nelle mani, si va al riposo così sul meno otto, con Perego che, sempre senza volerlo, azzecca il quintetto con Mussini e Chapman ad inizio del terzo quarto, rimontando fino a 48 pari, con Mussini a sprecare il pallone del possibile vantaggio, poi nei 14 minuti successivi scende il buio più totale, senza un reale perché, visto che non è stata Reggio Emilia a mettere la quinta, ma è stata Pesaro a girare in folle per tutto il resto del match, perdendo completamente la bussola, inspiegabile onestamente a vederla da fuori, inspiegabile soprattutto anche per Perego, perché non è stata la Grissin Bon a piazzare il colpo del Ko, ma è stata la sua Vuelle a gettare la spugna, mostrando il fianco e incassando colpi senza mai reagire, finendo poi per prenderne 25, e se perdere fa sempre male, farlo davanti al tuo pubblico è ancora più grave, e farlo in maniera indecorosa, perché gli ultimi 14 minuti non possiamo che definirli così, non aiutano i 4000 della Vitrifrigo Arena a riporre fiducia in questa Vuelle.

Meritiamo di più, si diceva, meritiamo che la dirigenza della Vuelle faccia sentire la sua voce e comunichi che tipo di provvedimenti intenda prendere per il futuro, perché in mezzo a tutti questi dubbi, ce n’è uno che ci assilla più degli altri: “Quando riuscirà la Carpegna Prosciutto a vincere la sua prima partita?”

I PIU’….

Clint Chapman: Dopo i primi cinque minuti passati ad assistere inerme ad ogni canestro degli avversari, il suo rendimento sale nel secondo tempo, dove trova il modo di catturare otto rimbalzi praticamente senza saltare, e di segnare 14 punti, quando ancora il risultato era in bilico.

Federico Miaschi: La mano non è delle più morbide, ma preferiamo un19enne che si prende 12 tiri, a quelli che si nascondono e non prendono mai iniziative.

Paul Eboua: Siamo ancora lontani dal 100% della condizione fisica, ma con lui in campo, la difesa pesarese è cresciuta, ed in attacco ha segnato un paio di canestri da sotto di notevole fattura, magari se non tirasse da fuori sarebbe meglio.

… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – REGGIO EMILIA

Zach Thomas: Inspiegabile la sua partita, perché non puoi prendere un tiro e non catturare neanche un rimbalzo in 25 minuti, a meno che non abbia voluto dare un segnale a qualcuno dello staff.

Tiri liberi: Sul 18 da 18 di Reggio Emilia ci puoi fare poco, ma se subisci solo 12 falli, in lunetta ci vai raramente, e se poi segni solo 4 liberi su 10 tentativi, aumentano le tue responsabilità.

Selezione dei tiri: 68 tiri, equamente divisi tra quelli da due e da tre, con molte triple forzate, che hanno contribuito ad un misero 26% dall’arco, mentre attaccare il ferro con maggior continuità, avrebbe reso più complicato il lavoro della difesa reggiana.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Dopo queste prime cinque partite, nessuno è esente da colpe, nessuno infatti ha giocato due partite consecutive meritandosi la sufficienza, confermando lo stato di confusione che regna in campo Vuelle, presi uno per uno infatti, ogni giocatore ha i suoi pregi e i suoi difetti, dando ragione alla teoria che a mancare non è il talento individuale, ma tutto il resto e quando a mancare è l’alchimia di squadra, ad essere chiamato in causa inevitabilmente, è chi la deve amalgamare questa Vuelle.

I bravi allenatori sfruttano al meglio il talento a loro disposizione e preparano giochi per farlo brillare, gli altri continuano imperterriti nella loro strada, perché se da un’altra parte le cose funzionavano in quella maniera, non vedono la necessità di cambiare strategia, ma il basket, come tutti gli sport di squadra, non è una scienza esatta, ma è composto da tante variabili impazzite, variabili che cambiano ogni cinque minuti e a cui devi prepararti nel miglior modo possibile, alcune volte ci riesci, vedi la difesa del secondo quarto, alcune volte no, vedi i primi cinque minuti di ieri sera, definiti dallo stesso Perego inadeguati.

Il rimedio a questa situazione, secondo Perego, è usare di più il fisico in fase difensiva, il che ci fa scattare due campanelli d’allarme, che rispondono ai nomi di Drell e Thomas, che infatti durante la rimonta se ne stavano in fondo alla panchina, scelta anche condivisibile, ma che ci fa sorgere dei dubbi sul motivo del loro ingaggio, e se per il 19enne estone, il principale errore è di aver pensato che fosse già un titolare, per Thomas il peccato originale rimane quello di aver creduto che fosse in grado di giocare da ala grande in Italia, dove i pari ruolo viaggiano costantemente a 15 punti e 7-8 rimbalzi di media, cifre che il buon Zach non potrà raggiungere, anche se una quindicina di punti li potrebbe anche fare, ma per prendere i rimbalzi, dovrebbe avere doti fisiche che non ha, e la voglia di sporcarsi le mani.

Ma non è solo il neo capitano quello che dovrebbe sporcarsi le mani, ma tutti i compagni, quelli che arrivano sempre mezzo secondo in ritardo ad ogni pallone vagante, o escono battuti nelle lotte a rimbalzo, dove non puoi sperare che sia un tuo compagno ad andarci, ma devi essere tu ad usare i gomiti, un dato, più degli altri, rende l’idea dei problemi che regnano alla Carpegna Prosciutto: Pesaro è la squadra che subisce meno falli, solo 16 a partita, perché tirare da fuori è più semplice rispetto ad entrare dentro l’area e subire i contatti, ma se Eboua, ad esempio, si ostina a tirare dai sei metri, invece di usare la sua strapotenza fisica, ci dovrebbe essere qualcuno che glielo spieghi e glielo imponga, altrimenti, un allenatore, cosa ci sta a fare?

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Teodosic salva l’imbattibilità della sua Virtus, con un finale segno della sua fama, segnando le triple che permettono a Bologna di espugnare Brescia, al secondo posto sale Sassari, che nel posticipo sbanca senza problemi Cantù, mentre si ferma la corsa di Brindisi, che subisce 102 punti a Varese, a quota 8 punti sale anche la Fortitudo, che con qualche affanno, supera Pistoia, lasciando i toscani ancora a quota zero, il derby delle metropoli se lo aggiudica Milano, anche se Roma non ha demeritato e si può consolare con i 7500 spettatori presenti al PalaEur, risale la classifica anche Venezia, vittoriosa con Cremona, con Trento che supera Treviso, trascinata da un grande Alessandro Gentile, a riposare è stata Trieste.

 

 

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