Vuelle, dopo Trento resta una delusione cocente, la sentenza di sette sconfitte e i dubbi sul ruolo di Thomas

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11 novembre 2019

carpegna prosciutto vuellePESARO – Non sarà facile riprendersi da una sconfitta come quella contro Trento, maturata al termine di una partita che, se non conosci il basket, sembra incomprensibile, visto che la squadra che nel primo quarto sembrava in balia degli eventi, è quella che poi deve rammaricarsi per il risultato finale, per avere gettato al vento due punti che sembrava avere già in tasca e che invece, ha dovuto lasciare agli avversari nel supplementare, quando le energie erano finite e gli ospiti hanno fatto valere la maggiore esperienza nei finali punto a punto.

Il match contro Trento doveva servire anche a rispondere ai tanti dubbi sorti intorno a questa Carpegna Prosciutto, a quando, come e dove intervenire per evitare una retrocessione che aleggia come uno spettro sul morale della squadra e dei suoi tifosi, ma invece di chiarire le cose, le ha rese ancora più confuse, senza rispondere a nessuno dei tanti quesiti che circondano questa Vuelle.

Anzi, un paio di certezze sono arrivate, la prima è che questa squadra non riesce ad evitare quei blackout che la caratterizzano fin dal 24 settembre, e stavolta, per togliersi subito il pensiero, è arrivato immediatamente, con un avvio di match tragico, dove il primo canestro l’hai segnato dopo sette minuti, e fortuna che Trento è rimasta anche lei all’asciutto per i primi quattro giri dell’orologio, anche se poi il 13 a 0 l’ha piazzato, chiudendo poi il primo tempo avanti di 11 lunghezze, poche per come erano andate le cose nei primi venti minuti ed infatti, la Dolomiti Energia ha rischiato grosso prima di conquistare la vittoria.

La seconda certezza è puramente tecnica e riguarda capitan Thomas, che dopo sette partite si merita il certificato ufficiale di non essere un’ala grande, tutt’al più una discreta la piccola, col “piccolo” problema e virgolettiamo piccolo, perché tutto nasce dalla sua taglia ridotta, che Zach si ostina a giocare da numero quattro, ma se in post basso, non fai canestro quando sei marcato da Blackmon o Craft, due esterni, vuol dire che devi rinunciarci e trovare altri modi per renderti utile, e se a rimbalzo, di riffa o di raffa, il suo contributo arriva, non puoi sbagliare 12 triple consecutive (6 a Treviso, 6 contro Trento), altrimenti il tuo nome rimarrà in cima alla lista dei possibili partenti, anche se il contratto biennale gli dà garanzie che altri non hanno.

Tutti gli altri dubbi sono rimasti, anzi sono aumentati, perché una partita double face come quella di sabato sera, non ti aiuta a venire a capo della situazione, visto che nel primo tempo, tutti erano da cacciare, almeno virtualmente, mentre nel secondo, si è vista a tratti la Vuelle che vorremmo, quella che difende, che fa girare la palla, che cattura rimbalzi e che riesce a coinvolgere tutti gli uomini sul parquet, con il piccolo problema che uno sul parquet, non ci ha messo più piede, giustamente, perché Henri Drell sta palesando tutta la sua gioventù e la sua inadeguatezza a giocare partite importanti, e per l’estone, non è solo un problema di taglia, ma anche caratteriale, due problemi che non sarà facile risolvere in tempi brevi.

Tempo che la Carpegna Prosciutto ormai non ha più, perché sette sconfitte lasciano il segno sulla classifica e non possono essere cancellate dagli ultimi due quarti contro Trento, qualcosa si dovrà fare, il più possibile, perché, come recitava lo striscione della curva prima della palla a due, col prosciutto sugli occhi non si va da nessuna parte, si deve prendere atto della situazione e fare il mea culpa, per poi intervenire su un roster, che sarà anche in crescita, ma che purtroppo non sembra in grado di risalire la china con le proprie forze, ora ci aspettano due trasferte consecutive contro Roma e Brescia, due match non impossibili, che dovranno essere giocati al meglio, altrimenti si dovrà riaprire il libro dei record negativi, quello su cui sabato sera è stato certificato il peggior avvio della Victoria Libertas in un match di serie A, quei 7 minuti e 25 secondi trascorsi senza segnare un punto, in un primo quarto da meno tre di valutazione, con 13 errori su 16 dal campo e 5 errori su 6 dalla lunetta, c’è da battere il record di otto sconfitte consecutive all’avvio della stagione 2009-10, vorremmo cercare di evitarlo possibilmente.

I PIU’……

Difesa: Magari, guardando le statistiche, potrebbe non sembrare, con quei 82 punti subiti nei regolamentari, che sono diventati 101 nel supplementare, ma per gli standard visti finora, contro Trento la difesa pesarese ha tenuto botta, ha recuperato palloni e cercato di chiudere le penetrazioni, riuscendo anche a catturare tanti rimbalzi, poi si può sempre fare di più, ma è un buon punto di partenza per il futuro.

Rimbalzi: Pesaro ne tira giù 55, 20 in più di Trento, con la particolarità di averne catturato uno in più offensivo (28 contro 27), fatto inusuale, per un Vuelle dove anche i piccoli (Mussini 6, Barford 7), hanno dato una bella mano ai lunghi.

Jaylen Barford: 29 punti e 26 di valutazione per Barford, che comunque sbaglia 11 dei 19 tiri presi e butta al vento 5 liberi su 15, ma si conferma il principale terminale offensivo di questa Vuelle, nel bene e nel male.

.. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – TRENTO

Tiri liberi: 28 su 44, 16 errori dalla lunetta, nessuno esente da colpe, e se nel primo tempo sembravano solo errori ininfluenti, nella ripresa sono diventati errori fondamentali per la sconfitta, e se sulla percentuale degli avversari, ci puoi fare poco (solo 3 errori per Trento), sulla tua, ci devi lavorare tanto durante la settimana.

Henri Drell: Gli scout Nba presenti alla Vitrifrigo Arena, non saranno stati contenti della prestazione del ragazzo estone, completamente fuori dal match, con una difesa leggera leggera e un contributo offensivo nullo, se una tua tripla presa dalla posizione ideale, con tutto il tempo del mondo, non prende neanche il ferro, devi cominciare a farti delle domande.

Primo quarto: Dopo quattro minuti e mezzo passati senza segnare un punto da ambo le parti, Trento si sblocca, mentre Pesaro continua a sbagliare tutto, chiudendo i primi 10 minuti con un eloquente meno tre di valutazione, alla faccia dell’approccio giusto al match.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Qualche curiosità statistica. Pesaro è la formazione che subisce più punti (94), che concede più assist (19) e che consente agli avversari di tirare col 57% da 2 e il 42% da 3, leader negativa anche in queste due voci, che certificano i problemi difensivi che l’affliggono, anche se qualche timido segnale di miglioramento si comincia ad intravedere. Curiosamente, Pesaro è anche la squadra contro cui le avversarie tirano meglio dalla lunetta (81%), fattore su cui ci puoi fare poco tecnicamente, anche se sappiamo che i liberi sono anche un fattore emotivo e giocare tranquilli, facilita una percentuale maggiore.

Siamo tornati sui liberi, perché è innegabile che in una partita risolta al supplementare, i 13 errori in più dalla lunetta rispetto a Trento abbiano avuto il loro peso, soprattutto emotivo, perché questa Vuelle la vittoria l’ha buttata via, con una gestione degli ultimi possessi ampiamente rivedibile, a cominciare dal non fare fallo sul più cinque a 40 secondi dalla sirena, con il bonus non esaurito, nell’azione che ha permesso a Forray di segnare la tripla del meno due, davanti alla panchina di coach Perego.

L’allenatore brianzolo cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se nel post partita la sua delusione era evidente, soprattutto per la gestione degli ultimi minuti, quelli dove Trento ha sempre segnato, anche con facilità, mentre l’attacco pesarese è ricascato negli errori commessi nel primo tempo, quando la palla non girava a dovere.

C’era molta curiosità su come la Vuelle avrebbe gestito il suo primo finale punto a punto e su chi fosse ricaduta la responsabilità del tiro, analizziamo gli ultimi 77 secondi di sabato sera: Sul punteggio di 77 pari, l’onere del tiro se lo prende Pusica, che su uno scarico dalla linea di fondo, infila la tripla centrale, poi la difesa recupera il rimbalzo e lancia Chapman in contropiede che realizza il più cinque, tutto finito? Magari, perché coach Perego non riesce a comunicare ai suoi ragazzi che ancora si poteva spendere un fallo, e arriva così la tripla di Forray, e sul più due, palla in mano, Pesaro ricasca nel vecchio vizio di addormentare il gioco, con Mussini che palleggia per 15 secondi, con i compagni che non si smarcano, costringendolo a tirare una tripla da otto metri che scheggia il ferro e lancia il contropiede trentino, insomma, chi pensava che nei finali punto a punto, il pallone stazionasse nelle mani di Barford, si sarà dovuto ricredere, anche se purtroppo, il salvatore della patria ancora non lo abbiamo trovato, sperando che nel prossimo finale punto a punto le cose vadano diversamente.

DAGLI ALTRI PARQUET

La Virtus Bologna mantiene l’imbattibilità, nella sua nuova casa da 9000 posti, ma Treviso gli rende la vita durissima e ci vuole la solita magata di Teodosic per evitare la beffa, a quattro punti dalla Segafredo rimane solo Brindisi, vittoriosa con affanno a Trieste, mentre Sassari cade all’ultimo a secondo a Venezia, in una partita dal punteggio anni’50 (55-54), risolta da un gancio di Watt, a quota 10 punti sale anche Brescia, che risolve agevolmente la pratica Varese.

In attesa del posticipo di stasera tra Milano e Pistoia, da segnalare l’importantissimo successo esterno colto a Cantù dalla Virtus Roma, che con i suoi 8 punti può già respirare con maggior tranquillità, e il riscatto di Cremona, che lascia gli ultimi posti dopo il bel successo colto contro una Fortitudo in difficoltà, ha riposato Reggio Emilia.

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