Un sabato sera con la Petite Messe Solennelle di Rossini raccontata dall’anima del jazz: in scena Fresu, Caine e Di Bonaventura

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15 novembre 2019

PESARO – “Poco prima di morire, Rossini volle strumentare per grande orchestra la sua Petite Messe Solennelle, concepita per un insolito organico cameristico – due pianoforti e armonium – a sostegno di dodici cantanti solisti che dovevano interpretare sia le parti dei Soli che quelle dei Tutti. Nella nuova versione sinfonica l’intera compagine corale doveva farsi carico dei Tutti, lasciando a quattro vocalisti – soprano, contralto, tenore e basso – le sole parti solistiche. Rossini affermò che questa scelta era motivata dal timore che altri potessero arrogarsi questa iniziativa, ma l’inusitata dimensione dell’organico prescritto – due flauti e ottavino, due oboi, due clarinetti, tre fagotti, quattro corni, due trombe e due cornette, quattro tromboni, timpani, due arpe e organo – potrebbe avvalorare l’ipotesi che Rossini mirasse a inscrivere la sua geniale composizione fra le grandi opere della tradizione occidentale d’uso liturgico…”.

Pensando all’appuntamento di sabato sera – 16 novembre, ore 21, Teatro Rossini – abbiamo voluto rileggere la nota alla Petite Messe Solennelle andata in scena sabato 18 agosto 2007 nel Teatro 1 dell’Adriatic Arena nell’ambito del Rossini Opera Festival. La nota è firma da Alberto Zedda, che però fa riferimento al saggio di Carli Ballola che accompagnò l’esecuzione della Petite Messe Solennelle del 2004.

Zedda spiegò la sua scelta per l’appuntamento del 2007.

“Penso di avere intuito una delle ragioni che possano avere indotto Rossini a non strumentare il Preludio religioso, o quantomeno a rimandarne l’orchestrazione ad altro momento… Sono convinto che Rossini, se non fosse sopravvenuta la morte, avrebbe trovato il modo di ricorrere a qualche corno di bassetto (o clarinetto di bassetto) accomciati all’uopo. Oggi il clarinetto basso e il saxofono tenore (mai usati da Rossini) possono farlo, fornendo il colore espressivo appropriato a questa pagina sublime. Per questo, dopo anni d’esitazione, mi sono permesso, in umiltà, di sostituirmi a Lui, che certo perdonerà questo azzardato atto d’amore”.

Paolo-Fresu-Uri-Caine-DI-bonaventura-roberto-cifarelli-1piccSabato sera, però, non non ci sarà una diversa strumentazione, che pure non manca e può essere dirompente. Il Teatro Rossini, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della morte del Cigno di Pesaro, ospita la “rilettura dell’ultimo capolavoro del compositore realizzata appositamente per il Rossini Opera Festival da un trio composto da alcuni dei più importanti musicisti jazz contemporanei: Paolo Fresu (tromba, flicorno, effetti), Uri Caine (pianoforte) e Daniele Di Bonaventura (bandoneon)”.

Il ROF propone una contaminazione che apra nuove strade e porti nuovi spettatori

Nei fatti la Petite Messe Solennelle diventa la Petite (jazz) messe solennelle, in prima assoluta, nell’ambito di “un progetto di estensione della propria attività al fine di offrire sempre maggiori occasioni per il pubblico di accostarsi alla figura e alla musica di Gioachino Rossini. A ciò si aggiunge la già avviata esplorazione di nuovi linguaggi che interpretino le pagine originali della musica rossiniana alla luce di nuovi codici espressivi, ambito nel quale rientra anche questo progetto di contaminazione tra musica classica e jazz”, è scritto nel comunicato diffuso dal ROF.

Nessun dubbio: una scelta forte. Ed è legittimo porsi la domanda che sicuramente si pose Alberto Zedda: Rossini perdonerà questo azzardato atto? Al momento escludiamo l’amore e proviamo a fare una riflessione.

La lirica è sempre più un club ristretto, riservato a persone di una certa età, tanto che non manca chi, facendo ricorso all’umorismo o alla provocazione, azzarda che le poltrone i teatri dovrebbero dotarsi di… pannoloni.

Perché, allora, come sostiene il ROF non provare a “offrire sempre maggiori occasioni per il pubblico di accostarsi alla figura e alla musica di Gioachino Rossini?”.

Che fu definito ora reazionario, conservatore, codino, ora liberale, patriota e rivoluzionario. Tutti erano pronti a tirargli la manica della giacchetta. Resta però che anticipò i tempi, se è vero che qualcuno, ascoltando il Guillaume Tell, sostenne che anticipava i Rolling Stones. Quindi, non resta che accostarsi laicamente all’evento di sabato sera, fiduciosi che musicisti straordinari quali Paolo Fresu, Uri Caine e Daniele Di Bonaventura sapranno rendere speciali le note di Rossini eseguite con l’anima del jazz e magari scrivere – come faceva Zedda – il titolo con iniziali maiuscole, non con le minuscole del titolo dato all’appuntamento i cui biglietti (da 10 a 35 euro) sono in vendita online su www.vivaticket.it e alla biglietteria del Teatro Rossini dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 21.

 

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