Rissa per la Juventus a Pesaro: abbassi i toni chi può

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5 dicembre 2019

punch-316605_640Calcio e violenza troppo spesso negli ultimi tempi vanno a braccetto, anche perché gli addetti ai lavori, che dovrebbero dare l’esempio, spesso innalzano i toni oltre la soglia di guardia. Nei giorni scorsi, si è assistito ad una rissa nei pressi di un locale di viale Trieste, a Pesaro. Un cittadino si è rivolto così nei confronti di un gruppo di tifosi della Juventus che stavano guardando la partita di Champions League tra i bianconeri e l’Atletico Madrid: “Juventini gobbi di m…”. Un urlo che non è affatto piaciuto ad uno dei supporters della Juve, che è uscito dal locale raggiungendo il 54enne pesarese.

Rissa  per la Juventus: un denunciato

Dalle parole ai fatti è stato un attimo: i due sono venuti a contatto e ad avere la peggio è stato proprio il pesarese, che è finito a terra sanguinante dal labbro e con una spalla fratturata. Una volta portato in ospedale, all’uomo sono state refertate ferite guaribili in 30 giorni, mentre i carabinieri hanno denunciato l’aggressore per lesioni aggravate. Insomma, il calcio diviene ancora una volta veicolo di tensione sociale, anziché di divertimento e valori. È un’annosa questione culturale, purtroppo, cui non si riesce a porre un argine anche per via di molti protagonisti del settore e addetti ai lavori. A loro, infatti, è demandato il compito di fare da esempio e abbassare i toni, invece spesso sono loro stessi coloro i quali esasperano gli animi di chi poi magari si sfoga per strada o in altri luoghi pubblici.

È di questi giorni la notizia della radiazione dall’albo dei giornalisti di Sergio Vessicchio, giornalista che è finito in un ciclone mediatico per via di una telecronaca sessista. Lo stesso, nel recente passato, si era reso protagonista anche di articoli nei quali utilizzava parole molto dure nei confronti di tesserati della stessa Juventus, tra cui l’ex mister Massimiliano Allegri. Non è purtroppo l’unico e non sarà l’ultimo, perché l’era dei social network ha reso tutto maledettamente virale e il nascondersi dietro uno schermo e una tastiera sembra autorizzare veri e propri teppisti 2.0 ad insultare chiunque tramite Facebook, Twitter e altre piattaforme.

La Juventus in prima linea contro le discriminazioni

Le campagne di sensibilizzazione non mancano, ma purtroppo continuano a non bastare se è vero come è vero che il razzismo e la discriminazione impera dai campi di Serie A fino a quelli di provincia. Troppo spesso si tende a minimizzare gli insulti razzisti derubricandoli in semplici “tentativi di innervosire l’avversario”, giustificando parole e gesti che non fanno altro che testimoniare il disagio che impera laddove la cultura non attecchisce. La Juventus, in qualità di club numero uno in Italia da tanti anni ormai, dà vita periodicamente ad iniziative volte a sensibilizzare contro ogni discriminazione e per fortuna altri club di Serie A e delle divisioni inferiori seguono l’onda coinvolgendo anche tifosi illustri. La visibilità che i vip portano con sé rappresentano un messaggio intrinseco, che però non deve essere vanificato da chi ha il ruolo di divulgatore. Purtroppo ci sono direttori di testate che non perdono occasione per fomentare e insinuare sospetti in un terreno purtroppo molto fertile per questo tipo di sentimenti. E a pagarne le spese sono soprattutto le nuove generazioni, che non riescono purtroppo a godersi lo spettacolo del calcio, né ad esserne protagoniste, se non spesso in negativo.

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