LA RECENSIONE: Una per tutte, tutte per…tre, al Rossini le Figlie di Eva, Andreozzi, Belvedere e Cucinotta mettono in atto la loro vendetta tutta al femminile

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17 gennaio 2020

Dario Delle Noci

PESARO – Abituati a un teatro e una cinema che vivono spesso di flashback, di intrecci surreali, di narrazioni che iniziano dalla fine, di dissolvenze incrociate  che ci fanno cogliere il filo della narrazione a metà opera, ci troviamo incredibilmente spettatori di una piéce che non ha lati oscuri se non quelli che si rivelano dal lavoro stesso strada facendo. Dunque una commedia trazidionale ma, allo stesso tempo, lo scorcio  realistico di una società in cui cinismo, velleitarismo, ambizione e superficialità la fanno da padroni. Questo, in estrema sintesi, Le figlie di Eva, scritto da Michela Andreozzi, Vincenzo Alfieri e Grazia Giardiello.

LA SINOSSI

Una fotografia scattata ieri ma che potrebbe essere scattata anche domani con i tempi che corrono in fatto di antipolitica. L’immagine, appunto, di un politico (Nicola Papaleo) corrotto, spregiudicato, arrivista che punta in alto sfruttando il sentimento di tre donne delle quali prima si serve per scaricarle successivamente. Questo l’antefatto che indurrà le vittime (pur incompatibili tra loro ed essendo caratterialmente molto diverse) a cercare di vendicarsi dell’ignodile individuo solidarizzando e complottando. Sì, perché se è vero che – come dice il proverbio – chi fa da sé fa appunto per tre, in contrapposizione un altro adagio recita “l’unione fa la forza”. E le tre donne, l’assistente Elvira che tutto vede e tutto risolve (Michela Andreozzi, moglie del regista nella vita), la supplente scolastica, affetta da sindrome di Tourette,Antonia (Vittoria Belvedere) e la moglie teledipendente e dedita allo shopping Vicky (Maria Grazia Cucinotta) sposata perché portatrice di capitale, scelgono di allearsi per riuscire insieme dove hanno probabilmente  fallito da sole. Per mettere in atto la vendetta assolderanno un giovane attore bello quanto squattrinato, Luca (Marco Zingaro), trasformandolo in un temibile avversario del politico che si prefigge la riconferma a sindaco. La spunteranno? Per non rovinarvi la sopresa diremo che la donna ne sa sempre una più del diavolo. Ma in questo caso sono tre…

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Una commedia che, pur non eccellendo in originalità (si rifà al celebre romanzo della scrittrice Shafak indipendente dal retroterra musulmano, ndr.) ha comunque i pregi del ritmo e dei dialoghi dove le tre primattrici estrinsecano egregiamente tanto le doti individuali quanto la loro professionalità. Perché, diciamolo, non basta la battuta a fare l’attrice. Così le tre figlie di Eva (acronimo del tradimento Elvira, Vittoria, Antonia) mettono in atto la rivendicazione con un’arguzia tutta femminile che non perdona. E le battute taglienti si susseguono a ritmo incalzante divertendo il pubblico che miscela risate ad applausi . Per certi versi è una piéce che ha del goldoniano e fa emergere scaltrezza, satira ma soprattutto caratterizzazioni che non ci stupiscono più di tanto perché le ritroviamo nel nostro quotidiano. Dunque uno spaccato della nostra società che vede il primato della brutta politica a danno del sentimento. Impossibile rubare la scena a tre attrici di calibro ma Marco Zingaro non stenta a farlo imponendo il suo personaggio che si staglia, al di là dell’acclarata bravura del trio, anche grazie alla regia equilibrata e sapiente di Massimiliano Vado, attore di talento dal piccolo al grande schermo. Peculiare il personaggio della Belvedere che le sembra cucito addosso specie nelle battute grasse in calabrese (sua terra d’origine). Toccante l’appello di cuore lanciato, sipario chiuso, a nome della compagnia, dalla Cucinotta: una sottoscrizione a favore di Paolo un giovane colpito da raro sarcoma curabile solo all’estero.Chiosa della spettacolo il balletto finale spumeggiate e spensierato come il lavoro del resto. Due divertenti ore  in cui passa un messaggio decifrabilissimo “attenti alle donne che sono sì  l’altra metà del cielo ma, qualche volta, sulla terra mordono o, per dirla alla Gervaso, c’è più scaltrezza nell’ingenuità di una donna che sagacia nell’intelligenza di un uomo.  Figlie di Eva ne è prova provata. 

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