LA RECENSIONE: Giacomino ci pensa di certo grazie a uno strepitoso Gullotta

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31 gennaio 2020

Dario Delle Noci

Ancora una perla si aggiunge alla collana che AMAT ha inanellato per la stagione di prosa 1919/20. Non c’è tutto ma di tutto un po’ nel Pensaci Giacomino andato in scena al Rossini con un ecletticamente fantastico Leo Gullotta, che da tempo ha raggiunto lo zenit della sua maturità artistica attraverso ruoli comici e drammatici oltreché come doppiatore di rango, e la regia accuratamente sapiente di Fabio Grossi. Davvero, c’é di ogni nel classico pirandelliano che mette a nudo la società dell’epoca con i suoi pregiudizi, le sue debolezze, il classismo, il provincialismo e quant’altro. Del resto chi conosce Pirandello ha grandi aspettative nel vederlo rappresentato ancora una volta da attori all’altezza di un nobel che ci ha fatto sognare e soprattutto scoprire, fin dai banchi di scuola, la società in tutta la sua veridicità o, spesso, in tutto il suo squallore quando la coscienza è solo apparente e il reale sembra così superficiale da non non essere vero. Infatti allora non lo era ma neppure oggi, a pensar male (come diceva Quello, ndr.) lo è. Ma bando alla filosofia spicciola, parliamo del lavoro.

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LA SINOSSI

La storia, approdata in teatro nel 1917 a due anni dalla pubblicazione della novella, tratta di una giovane aiuto bidella, figlia di due bidelli, Lillina (Federica Bern) rimasta incinta del fidanzato Giacomino Delisi (Marco Giglielmi) ma la sua condizione economica non le consente di pensare al nascituro. E’ il prof.Agostino Toti a cercare di farla uscire dall’incresciosa situazione offrendole di sposarla perché lei possa fruire di una pensione “finché morte non li separi”, meglio, oltre quando lui non sarà più sulla terra. Toti, anche frazie a un’eredità, assicurerà a lei e al fidanzato anche un futuro…lontano da occhi indiscreti. Apriti cielo! Una proposta simile agli inizi del Novecento con una società quacchera dove tutti sono benpensanti e non aspettano altro che additare uno scandalo?! Oggi sarebbe, per certi aspetti, un gossip, mentre in uno ieri, neppure troppo lontano, un dramma vero e proprio. Come si comporterà Giacomino? Non sveliamo certamente un thriller se vi anticipiamo che il giovane farà appello al proprio senso di responsabilità diventando improvvisamente “padre” del bimbo che, nel frattempo, è già nato e sarà l’occasione perché il giovane ridisegni un futuro normale assieme alla ragazza come è giusto che sia.

Come dicevamo all’inizio non avevamo dubbi sul valore artistico di Leo Gullotta che sprigiona la sua naturale professionalità, una dote che non scopriamo certamente oggi ma che avvalora il nostro pensiero maturato col tempo e nel tempo. Uno straordinario e poliedrico interprete calato nei panni del professor Toti umile ma contorto e particolarissimo nei suoi pensieri aperti e futuristici. E la sua performance – non la sola sia chiaro – evidenzia le pieghe che sono poi le piaghe della borghesia e del bigottismo. Ma è la Compagnia EnfiTeatro, produzione Michele Gentile, Tetro Stabile di Catania nel suo insieme che stupisce per l’affiatamento del cast Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e Sergio Mascherpa che si esprime senza sbavature e soprattutto che non lascia tempi morti nella piéce tutta da bere, come si diceva una volta, in un unico atto nato da tre. Da annotare la figura grottesca di Padre Landolina (Sergio Mascherpa) servo delle convenzioni e dotato, al di là della mimica facciale, anche di una bella timbrica diaframmatica così potente da sembrare microfonato. Una menzione che nulla toglie a una compagnia che la sa lunga e ha saputo trasmettere al pubblico il disgusto per “gente” che nelle opere pirandelliane è sempre dietro le quinte ma presente e pressante perché arbitra implacabile e moralista con i suoi giudizi. Viene da chiedersi se fosse solo quella dei primi del Novecento in Sicilia. Non siamo, in fondo, anche noi la gente? Beh, ieri sera la gente ha detto la sua spellandosi le mani in un applauso infinito e soprattutto sincero.

 

 

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