Coppa Italia da giovedì a domenica alla Vitrifrigo Arena. Quando una delle grandi protagoniste era la Scavolini

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12 febbraio 2020

Riusciranno le Final di Coppa Italia a riempire la Vitrifrigo Arena?

Riusciranno le Final di Coppa Italia a riempire la Vitrifrigo Arena?

PESARO – È la seconda volta che Pesaro ospita una finale di Coppa Italia. La prima, nel 1985, quando l’epilogo tra Ciaocrem Varese e Scavolini si giocò con sfide di andata a ritorno. La gara d’andata (6 maggio) fu appannaggio dei lombardi che s’imposero 91-77 con 21 punti di Meo Sacchetti; Corny Thompson realizzò tre punti in più dell’attuale  coach della Nazionale e della Vanoli Cremona. In doppia cifra anche Devereaux (18) e Mentasti (10). Per i biancorossi pesaresi allenati da Giancarlo Sacco realizzarono Gracis (5), Magnifico (18), Fredrick (19), Tillis (16), Zampolini (13), Costa (6). Niente punti per Minelli, Berti, Del Monte e  Dimatore. La sfida di ritorno tre giorni dopo in Viale dei Partigiani ebbe una conclusione esaltante per la Vuelle, ma devastante per Varese. Una tripla di Mike Silvester, che  era assente in gara 1 e chiuse a quota 31 gara 2, diede il successo e la Coppa Italia alla Scavolini. Un solo punto in meno per Fredrick; 18 di Zampolini, 16 di Tillis, 6 di Magnifico e altrettanti di Costa. A fine partita, Riccardo Sales, coach della Ciaocrem, rimase a lungo seduto sugli scalini che portavano allo spogliatoio ospite, incredulo dell’epilogo, arrabbiato per alcune chiamate degli arbitri.

Quando Joe Bryant, papà di Kobe, era il migliore realizzatore
Una nota statistica acuisce il dolore per quanto accaduto alcune settimane fa sulle colline di Calabasas, a Los Angeles: il migliore realizzatore della Coppa Italia 1985 fu Joe Bryant, papà di Kobe, che giocava nell’American Eagle Rieti. Jo chiuse a quota 271, un punto in più del brindisino Tony Zeno. Terzo migliore realizzatore Darren Tillis (233), quarto Mike Silvester (229).
Dalla stagione successiva, la Coppa Italia fu aggiudicata con finale unica sul parquet di Piazza Azzarita a Bologna: Pesaro perse sia nel 1986 (102-92 per la Simac Milano che ebbe 28 punti da Henderson, 21 da Schoene, 20 da Premier e 16 da D’Antoni; per la Scavolini Fredrick 23, Silvester 18, Magnifico 16, Gracis 13) sia nel 1987 (95-93 per la Tracer Milano: McAdoo 29, Barlow 20, Premier 15, D’Antoni e Bargna 10; per Pesaro Davis 34, Magnifico 25, Zampolini 13). 
Nel 1988 trionfo di Caserta (113-100 sul Varese con 31 punti di Oscar ma anche 14 di Esposito che nelle Finali 2020 è sulla panchina di Brescia, assistito dal pesarese Giacomo Baioni).
Nel 1989 trionfo della Knorr che giocava in casa, dopo una partita drammatica con Caserta che s’arrese 96-93 ai bianconeri guidati da Bob Hill, assistente Ettore Messina. Micheal Ray Richardson segnò 29 punti. Fra i vincitori anche Mike Silvester (8). Ai campani non bastarono i 41 punti di Oscar.
Poi la Lega Basket abbandonò la finale unica, puntando sulle Final Four. La prima si giocò a Forlì, nel PalaFiera, un impianto perfetto anche per Pesaro. Sarebbe bastato un semplice copia e incolla per evitare clamorosi sprechi e spese mai quantificate al centesimo. Pazienza, andiamo avanti… In semifinale la Scavolini fu sconfitta 97-93 da Il Messaggero Roma. Nell’altra partita successo (78-74) della Knorr sulla Ranger Varese di Giancarlo Sacco. In finale la Knorr ebbe la meglio superando i romani 94-83. In panchina Ettore Messina, al primo trionfo da protagonista.
La Vuelle concede  il bis contro Kukoć
Negli anni a seguire le finali a quattro rimbalzarono tra Forlì e Bologna. Insomma, cose d’Emilia-Romagna. E nel 1992, a Forlì, la Scavolini conquistò la seconda e ultima Coppa Italia della sua storia. Netto il successo biancorosso nella semifinale con la Knorr (90-80). Assai sofferta la vittoria in finale ai danni della Benetton Treviso di Pero Skansi che s’arrese dopo un tempo supplementare: 95-92. Daye 29, Magnifico 19 e il trevigiano Gracis 17 furono i grandi protagonisti in maglia Vuelle. Kukoć 24, Del Negro 18, Rusconi 15 e Vianini 14 per i “colori uniti”, che però si presero una probante rivincita sulla squadra allenata da Alberto Bucci, superandola nella finale scudetto.
Dalla stagione 2000 si passò alle Final Eight. Il primo appuntamento si disputò nel PalaPentimele di Reggio Calabria. Fu una scelta disastrosa. La squadra calabrese fu travolta dalla Kinder nei quarti di finale e sia per la semifinale che per la finale l’immagine del grande impianto praticamente vuoto fu una pessima immagine per il basket. Nei quarti di finale la Scavolini disputò un derby marchigiano, soffrendo contro la Sicc Jesi, prima di serie A2. 81-72 il risultato finale. In semifinale, i biancorossi vennero sconfitti dalla Benetton (87-84), che s’aggiudicò la finale assai facilmente (78-59 sulla Kinder di Messina).
Un anno dopo, a Forlì, furono i bolognesi a travolgere (83-58) in finale la Scavolini di coach Pillastrini. Grande protagonista Emanuel Ginobili: 15 punti in 25 minuti. Miglior realizzatore pesarese, con 11 punti, DeMarco Johnson.
Ettore Messina incontenibile anche l’anno dopo. Travolta (96-71) Trieste nei quarti di finale, facile successo (82-66) sulla Scavolini in semifinale. La finale fu vietata ai deboli di cuore. La Kinder s’impose 79-77 dopo un supplementare sulla Montepaschi Siena guida in panchina da Ergin Ataman, oggi dominatore dell’Euroleague con l’Anadolu Efes Istanbul. 
Bologna o Treviso, il trofeo è sempre nel segno di Ettore
Ettore Messina è il numero 1- ha vinto 7 volte la Coppa Italia (dalla pagina Facebook dell'Olimpia Milano)

Ettore Messina è il numero 1- ha vinto 7 volte la Coppa Italia (dalla pagina Facebook dell’Olimpia Milano)

Lasciata Bologna per la panchina della Benetton, Ettore Messina proseguì la serie vincente nella stagione successiva, il 2003, superando nelle Final Eight di Forlì l’Oregon Scientific Cantù. Nel 2004 altra finale con la Scavolini protagonista, ma ancora un successo (85-76) dei trevigiani che soffrirono molto nei quarti  contro Varese. Successo anche nel 2005 (74-64 in finale sulla Carire Reggio Emilia), poi l’auspicato (da tutti, meno che dai veneti) stop nel 2006, quando fu Napoli a trionfare. La Carpisa vinse (83-79) i quarti con l’Armani Jeans Milano allenata da Aleksandar Djordjević e si ripetè in semifinale con la Benetton (84-74), che però non aveva più in panchina Ettore Messina, sostituito da David Blatt. Nella finale targata centrosud, Napoli s’impose (85-83) dopo un supplementare sulla Lottomatica Roma di Svetislav Pesić, oggi sulla panchina del F.C. Barcelona. Allenatore dei partenopei era Piero Bucchi.

Le ultime apparizioni della Vuelle alle Finali a 8 risalgono a Torino 2011, subito sconfitta da Siena, e a Torino 2012, superata in semifinale da Cantù.
Sono gli anni segnati dal dominio di Siena, ma anche dei titoli revocati per punire un sistema che la magistratura sportiva ha ritenuto poco sportivo.  Però, pensate un po’, tutti o quasi si lamentavano, facendo circolare dubbi e veleni sul sistema di pagamento dei giocatori attuato da Siena,  che peraltro godeva dei benefici di una banca che da un lato riceveva tanto denaro pubblico per salvare, ma poi concedeva sponsorizzazioni al calcio e al basket locali al di fuori da ogni realtà, poi al momento di dire no a quel sistema, votavano Ferdinando Minucci, dominus della Mens Sana, presidente di Legabasket. Come se i vegani di Vattelapesca eleggessero presidente del loro circolo il macellaio del paese.
Nel recente passato, l’ultima arrivata Sassari e la regina di sempre Milano si sono divise i trofei, ma nelle due precedenti stagioni si è esultato per i successi di Torino e Cremona. In verità, un po’ meno per Torino,  che infatti è saltata in aria malgrado una sponsorizzazione importante (Fiat).
Chi aggiungerà il suo nome nell’albo d’oro?
La stagione racconterebbe che i pronostici sono tutti per  la Virtus Bologna che schiera il giocatore che vale da solo il prezzo del biglietto (Milos Teodosić, e chi se non lui?), ma le ultime due sconfitte internazionali lascerebbero intravvedere qualche crepa nei meccanismi di Djordjević.  Una cosa è certa: nel caso che le vu nere e scarpette rosse superino il primo turno, se la vedranno in semifinale e una delle due tornerà a casa masticando amaro. Sempre che non ci pensino Venezia e Cremona a rovinare la festa ai “più ricchi” del paese dei canestri.
Nell’altra parte del tabellone, sfide senza pronostico tra Sassari e Brindisi, con i pugliesi che – a dispetto della pochezza della Vuelle – sono piaciuti molto al pubblico della Vitrifrigo Arena, e tra Brescia e Fortitudo Bologna.
Appello alle magnifiche 8: fateci divertire
Alle otto squadre ci sentiamo di chiedere soprattutto una cosa: fateci divertire, dopo le tante amarezze che abbiamo dovuto ingoiare in una stagione mai così maledetta per la pallacanestro pesarese. Ovviamente mai dimenticando che senza fare vedere moneta non si può salire sul cammello.
Una volta era la Vuelle, grazie alla famiglia Scavolini, a fare vedere la moneta, che oggi purtroppo manca.
Il programma delle Final Eight di Coppa Italia
Giovedì 13 febbraio
ore 18: Armani Exchange Milano – Vanoli Cremona
ore 20,45: Segafredo Bologna – Umana Venezia
Venerdì 14 febbraio
ore 18: Banco di Sardegna Sassari – Happy Casa Brindisi
Ore 20,45: Germani Brescia – Pompea Bologna
Semifinali alla stesse ore di sabato 15; finale alle ore 18 di domenica 16
Next Generation Cup
Negli stessi giorni si disputano anche le partite della Next Generation Cup sia maschile (Vitrifrigo Arena, palestra nord)
che femminile (PalaCampanara): questo il programma:
Maschile:
Giovedì 13
Ore 9,30: Umana Reyer Venezia – Fortitudo La Cassa Bologna
Ore 11,30: Allianz Trieste – Officina fattori Pistoia
Ore 13,30: Dolomiti Energia Trentino – Carpegna Prosciutto Papalini Pesaro
Ore 15,30: Grissin Bon Reggio Emilia – San Bernardo Cinelandia Cantù
Femminile
Venerdì 14:
Ore 14: Bk Academy Mirabello – Geas Basket
Ore 16: Basket Costa x Unicef – Umana Reyer Venezia
Sabato 15:
Finale alle ore 11 nella Palestra Nord della Vitrifrigo Arena

 

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