“L’ordinanza di Ceriscioli è uno stimolo alla sedentarietà che fa male, punisce tutti, meno chi non rispetta le regole”

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20 marzo 2020

Luciano Murgia

Luciano Murgia

PESARO – Chi dice di volere difendere la salute dei cittadini, ma lascia aperte le tabaccherie dove si fa il pieno di sigarette, sigari e quanto altro fa male al nostro corpo e alla nostra mente, ha deciso di propria iniziativa, senza attendere l’intervento del Governo, di impedire l’attività sportiva.

Lo ha fatto con l’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale n. 10 del 19 marzo 2020.

Un’ordinanza che, letta e riletta, sembra un ossimoro: contro chi si muove a piedi, sembra scritta con i piedi da gente che non ha idea di cosa voglia dire mens sana in corpore sano.

”Nel caso in cui la motivazione sia l’attività motoria (passeggiata per ragioni di salute) o l’uscita con l’animale di compagnia per le sue esigenze fisiologiche, si è obbligati a restare in prossimità della propria abitazione e deve essere svolta individualmente”.

Un’ordinanza che sembra emotiva, nata dalla considerazione che, malgrado gli obblighi e i divieti sanciti dal DPCM del 9 marzo e modifica del 17 marzo, ci sia troppa gente in giro, ci siano assembramenti. Invece di punire chi trasgredisce, il presidente Ceriscioli ha deciso di punire tutti.

Dunque, chi pedala, corre o ama camminare, dalle ore 0,00 di sabato 21 marzo alle ore 24 di venerdì 3 aprile 2020, potrà farlo solo in prossimità della propria abitazione.

Prossimità, per il Vocabolario Treccani, grande vicinanza. Quindi, praticamente davanti. In bicicletta? Ma dai…

La Giunta Regionale avrebbe potuto ricorrere al quadro di Van Gogh per spiegare meglio… Ah, no, La ronda dei carcerati infrangerebbe l’articolo: sarebbe un assembramento.

Da quando, il 10 marzo, è entrato in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ho rispettato l’articolo 1, in particolare la parte che prevede (lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro).

Camminando tra la collina di Montegranaro, la Panoramica Ardizio, Trebbiantico e Novilara, mai mi sono imbattuto in assembramenti, meno che meno ho avuto problemi a rispettare il metro di distanza, sempre proteggendomi con una mascherina. Ieri, in 2 ore ho incontrato solo 6 persone, tutte a debita distanza.

Mi sono trovato peggio andando a fare la spesa all’Ipercoop, dove, malgrado l’impegno del personale e i continui annunci con l’altoparlante a rispettare 1 metro di distanza, non più tardi di martedì sera, tra le 19 e le 20, mi sono trovato più volte a fare lo slalom tra gente – comprese coppie che spingevano insieme in carrello e insieme si presentavano alla cassa – priva di mascherina, disattenta, anzi disinteressata agli altri.

Da sabato, grazie a un’Ordinanza che fa male a chi vuole bene a se stesso, al proprio corpo, alla propria salute, sarà quasi impossibile fare attività motoria. E ho la fortuna d’abitare fuori città. Immagino come potrà muoversi chi vive nel centro storico.

Al presidente Ceriscioli, che ha firmato l’ordinanza, e a chi l’ha ispirata, mi permetto di consigliare la lettura dell’articolo pubblicato da gazzetta.it, il sito web de La Gazzetta dello Sport, sull’ipotesi che il governo volesse adottare la decisione anticipata ieri dalla Regione Marche.

Secondo la dottoressa Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di microbiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, il problema non è fare attività motoria o no, ma stare lontani.

Il professor Silvio Garattini, farmacologo, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, è decisamente contrario al provvedimento, perché il nodo è vietare gli assembramenti e mantenere le distanze. Secondo l’illustre scienziato, camminare o correre fa bene alla salute, anzi rinforza le difese immunitarie.

Tutto il contrario della sedentarietà, che nei fatti è lo sbocco dell’ordinanza. Non a caso, il professore avrebbe definito meglio quando, dove e come andare a camminare e correre, stabilendo pene serie per chi viola le norme.

Ma siamo in Italia, e ciò non accade: più facile punire tutti che punire chi ha violato le norme.

Ovviamente, pure contestandola e ritenendola ingiusta, perché impedirmi di camminare non fa bene alla mia salute, rispetterò l’Ordinanza, augurandomi che Ceriscioli e i suoi cattivi consiglieri ascoltino gli studiosi intervistati dalla rosea.

8 Commenti to ““L’ordinanza di Ceriscioli è uno stimolo alla sedentarietà che fa male, punisce tutti, meno chi non rispetta le regole””

  1. A A scrive:

    Fai pena

  2. Stefano Poderi scrive:

    Sei patetico, non hai capito un cazzo di cosa sta succedendo. Mettiti la tutina da atleta poi vai a fare un giretto all’ospedale. Tor aro acasaprendi tutta’attrezzatura sportiva e infilatelanel culo.

  3. Tilde scrive:

    Mi domando cosa hai capito di questa emergenza, mi domando anche se pensi di stare bene col cervello, vai a dirlo a quelli che sono in corsia il tuo pensiero, ma poi se ti gonfiano come una zampogna non ti chiedere il perché… Io ho finito le parole
    #andràtuttobene… Si, come no!?!!

  4. andrea tomasetti scrive:

    Si vergogni, persone come lei sono il motivo delle sempre più stringenti regole di vivere civile, dovete stare a casa e non rompere il cazzo per fare le corsette, che alle olimpiadi non ci andrete mai

    • Annarosa Pascucci Melli scrive:

      Sono diabetica. La mia terapia è dieta e costante attività fisica . La palestra è chiusa. Mi alleno in casa : è possibile farlo .Ho un programma di allenamento per cui servono solo un tappetino e buona volontà ! #iorestoacasa.
      Anna Melli

  5. Anonimo scrive:

    Caro Luciano, sono uno dei tanti operatori sanitari che lavora a Fermo all ospedale Murri.
    La situazione che stiamo vivendo è drammatica, sono anestesista e ti assicuro che di “tragedie” fin ora mi è capitato di vederne tante.
    Mai avevo pensato di poter vivere quello che stiamo vivendo questi giorni. Abbiamo finito tutto, non ci sono più posti letto, non ci sono più dispositivi, non ci sono più monitor, non ci sono più operatori sanitari.

    Questa è una Mattie terribile che oltre ad uccidere ti fa morire nella completa solitudine. Giorni e giorni di paura, da solo, senza nessuno che ti può stare vicino, se ci si riesce una telefonata agli effetti se si ha la forza di respirare. Finché a volte purtroppo tocca addormentare le persone e farle respirare traimte una macchina. Magari chiedono di fare un ultime chiamata, non sapendo se ci si potrà mai svegliare. Prova a chiudere gli occhi e immaginare cosa si possa provare.
    Noi siamo completamente coperti da protezioni, tute completamente bianche, assolutamente anonime, non si vedono nemmeno gli occhi, non sembriamo umani.

    Molti di noi si stanno ammalando e alcuni di noi stanno molto male in rianimazione.

    Gli ospedali sono talmente pieni di malati di corona virus che non esistono più i reparti, solo infiniti posti letto di malati di polmonite, da soli, con il terrore di morire, senza nessuno vicino.
    Uscendo adesso puoi anche esporti a rischi di incidenti, cadute altre malattie che adesso non riusciremmo a curare.
    Ah non sto parlando di 90 enni, sto parlando di 50 enni e molti 40 enni, perfettamente sani.
    I posti sono finiti, se non lo fai per te, fallo per noi, non fare una passeggiata per 1 mese non ti ucciderà.
    E spero che quando questo sarà tutti finito ci incontreremo nel sentiero scherzando e sorridendo insieme.

    Un anestesista.

    • Redazione scrive:

      Gentile dottore

      Ho pensato sempre che se qualcuno non capisce i miei articoli, è solo colpa mia. Quindi le chiedo scusa e soprattutto la ringrazio per l’invito, anzi per l’augurio a ritrovarci su un sentiero a scherzare e sorridere insieme. La cercherò, glielo assicuro, se riuscirò a sopravvivere a questa tragedia, ma anche all’odio che si respira nei confronti di chi ama lo sport, l’aria aperta, l’ambiente pulito.

      Lo ripeto: non condivido il provvedimento che punisce chi rispetta le regole, non chi le calpesta. Era in vigore un DPCM che consentiva l’attività motoria svolta da soli, a distanza, senza assembramenti. E ad essa mi sono attenuto.

      L’ordinanza della Regione e il provvedimento preso ieri dal Governo hanno cambiato le regole, consentendo di camminare in prossimità della propria abitazione. Io rispetto le regole e ho camminato vicino, praticamente davanti, alla mia abitazione. Potrei farlo nel giardino, abbastanza spazioso, ma quando ho scritto l’articolo ho pensato soprattutto a chi il giardino non lo ha e ama lo sport.

      Stasera sono andato a fare la spesa, in un ipermercato. Mi sembra più rischioso che camminare solo. In 16 minuti, contati, sono stato avvicinato da 31 persone, contate. Suscitando le mie rimostranze, qualcuna, pure senza mascherina, si stava avvicinando a meno di 1 metro. Eppure l’altoparlante dell’ipermercato invitava in continuazione a non farlo. Ma nella percezione dei tanti gli untori siamo noi che camminiamo o corriamo, accusati magari da chi per settimane, con il rischio incombente, non si è negato una lunga serata al banco di un bar, un’apericena in compagnia. Cose che io non amo. Negli ultimi 4 mesi sono stato fuori a cena una sola volta, dopo una serata delle finali di Coppa Italia di basket, ma tutti i giorni, o quasi, per colpa di una lombosciatalgia, ho camminato da 15 a 20 km, in campagna, nei sentieri, incontrando al massimo meno di 10 persone al giorno, e sto esagerando. Sono un pericolo per gli altri?

      Per quanto riguarda tutte le cose giustissime che lei ha sottolineato sul vostro lavoro, posso solo riproporre quanto pubblicato oggi:

      Volevamo rendere omaggio a chi sta operando in prima linea, non solo in quello che ormai è diventato il Reparto Sporco dell’Ospedale San Salvatore, a chi, in ogni momento, è pronto a soccorrere chi ha bisogno di essere accompagnato al nosocomio cittadino. Ma anche ai colleghi degli altri reparti, a tutto il Popolo della Sanità, incominciando dai medici di famiglia.

      Il loro impegno, malgrado uno stipendio inadeguato, è lo specchio della parte più bella che dovrebbe in tutti noi, se non la dimenticassimo troppo spesso: ll valore immenso del solidarietà.

      Da quando anche Pesaro ha registrato il primo contagio da Covid-19, il Popolo della Sanità non ha conosciuto pause, pure registrando momenti difficili, come quando anche alcuni colleghi si sono dovuti arrendere all’aggressività di un virus che non ha frontiere e non guarda in faccia ad alcuno.

      L’ospedale ha reagito, ha potuto reagire, grazie a questi operatori. Lo ha fatto unendo i reparti di terapia intensiva e di rianimazione, oggi diventati la prima linea della lotta contro il Coronavirus, dove sono ricoverati i pazienti contagiati. Utic e Rianimazione sono diventati, appunto, i Reparti Sporchi, dove operano gli angeli del nostro tempo, uomini e donne che, una volta finito il turno al contatto con la morte, dimenticano stanchezza, voglia di una doccia, di una carezza in famiglia, di un piatto caldo, e magari vanno a dare una mano ai colleghi del Pronto Soccorso assediato da altri pazienti che attendono con grande ansia di essere visitati per capire se la loro tosse è una semplice influenza o saranno destinati ai Reparti Sporchi.

      Ricordiamocelo quando sarà finita, oh sì, arriverà anche quel giorno, per dedicare a tutto il Popolo della Sanità un grande abbraccio: l’abbraccio di Pesaro a questi sconosciuti operatori che ci fanno sperare e sentire orgogliosi. Ci auguriamo che la città farà una festa, anzi tre feste – una per ogni turno – per ringraziarli.

      Più tangibilmente se lo ricordino i politici, soprattutto quelli che hanno fatto di tutto per smantellare la Sanità Pubblica. Chiedano scusa e s’impegnino a mettere la Sanità, la Sanità di tutti noi semplici cittadini, nelle condizioni che meritano questi meravigliosi operatori.

      Grazie, grazie tutti.
      Luciano Murgia

  6. nino finauri scrive:

    https://www.facebook.com/Ville-e-Castella-96588482623/ D’accordo con lei in tutto. Il tono dei commenti sopra riprova come ci sia la necessità di colpevolizzare qualcuno a prescindere, meglio se innocuo come uno che cammina solitario in campagna, nota attività irresponsabile che semina contagio ovunque

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