Un grazie di cuore al meraviglioso Popolo della Sanità che lotta contro il Coronavirus

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21 marzo 2020

386594_Cfakepathospedalesansalvatorepesaro_ralfPESARO – Nei giorni in cui, purtroppo ma non sorprende, si respira odio nei confronti di chi pratica lo sport pure osservando scrupolosamente le misure di sicurezza prescritte non solo dal DPCM del 9 marzo e successive modifiche, ma anche dal Codice dell’Intelligenza; nei giorni in cui i leoni da tastiera giungono addirittura a invocare la chiusura dei sentieri del San Bartolo, come si sa solitamente affollati da migliaia di escursionisti, come se il contagio fosse avvenuto soprattutto lì, non nelle tante feste e nei locali affollati da gente che si riempiva di aperitivi e superacolici consumati al bancone, uno incollato all’altro/a; in questi giorni ricchi d’odio ci piace rispondere che camminando sui sentieri, non quelli del San Bartolo, ma sulle colline di Trebbiantico e Novilara, mai abbiamo incontrato più di sei, sì 6, persone nella stessa giornata. Venerdì ne abbiamo incrociate – a distanza di almeno 20 metri – soltanto due.

Ne abbiamo viste molte di più al supermercato: molte di più, una incollata all’altra nella fila e fra i banchi, e spesso dimentiche delle norme più elementari, quelle dettate prima di tutto dal cervello.

Ma riempire la pancia è la cosa prioritaria, anche per i leoni da tastiera.

Scusate la premessa, non è di questo, però, che volevamo scrivere oggi.

Volevamo rendere omaggio a chi sta operando in prima linea, non solo in quello che ormai è diventato il Reparto Sporco dell’Ospedale San Salvatore, a chi, in ogni momento, è pronto a soccorrere chi ha bisogno di essere accompagnato al nosocomio cittadino. Ma anche ai colleghi degli altri reparti, a tutto il Popolo della Sanità, incominciando dai medici di famiglia.

Il loro impegno, malgrado uno stipendio inadeguato, è lo specchio della parte più bella che dovrebbe in tutti noi, se non la dimenticassimo troppo spesso: ll valore immenso del solidarietà.

Da quando anche Pesaro ha registrato il primo contagio da Covid-19, il Popolo della Sanità non ha conosciuto pause, pure registrando momenti difficili, come quando anche alcuni colleghi si sono dovuti arrendere all’aggressività di un virus che non ha frontiere e non guarda in faccia ad alcuno.

L’ospedale ha reagito, ha potuto reagire, grazie a questi operatori. Lo ha fatto unendo i reparti di terapia intensiva e di rianimazione, oggi diventati la prima linea della lotta contro il Coronavirus, dove sono ricoverati i pazienti contagiati. Utic e Rianimazione sono diventati, appunto, i Reparti Sporchi, dove operano gli angeli del nostro tempo, uomini e donne che, una volta finito il turno al contatto con la morte, dimenticano stanchezza, voglia di una doccia, di una carezza in famiglia, di un piatto caldo, e magari vanno a dare una mano ai colleghi del Pronto Soccorso assediato da altri pazienti che attendono con grande ansia di essere visitati per capire se la loro tosse è una semplice influenza o saranno destinati ai Reparti Sporchi.

Ricordiamocelo quando sarà finita, oh sì, arriverà anche quel giorno, per dedicare a tutto il Popolo della Sanità un grande abbraccio: l’abbraccio di Pesaro a questi sconosciuti operatori che ci fanno sperare e sentire orgogliosi. Ci auguriamo che la città farà una festa, anzi tre feste – una per ogni turno – per ringraziarli.

Più tangibilmente se lo ricordino i politici, soprattutto quelli che hanno fatto di tutto per smantellare la Sanità Pubblica. Chiedano scusa e s’impegnino a mettere la Sanità, la Sanità di tutti noi semplici cittadini, nelle condizioni che meritano questi meravigliosi operatori.

Grazie, grazie tutti.

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