Coronavirus, medici albanesi arrivati in Italia: li manda il primo ministro grande amico di Bianchini, di Pesaro e della Vuelle

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28 marzo 2020

 Il premier albanese Edi Rama accompagna i connazionali in partenza per l'Italia (dalla sua pagina Facebook).


Il premier albanese Edi Rama accompagna i connazionali in partenza per l’Italia (dalla sua pagina Facebook)

PESARO – Edi Rama, 56 anni, ex pittore, ex giocatore di basket, politico albanese. Il suo nome è battuto e ribattuto dai lanci delle agenzie di stampa, annunciato e ribadito dagli inviati dei canali televisivi.

Questo pomeriggio, all’aeroporto di Bergamo Orio al Serio è atterrato, un volo AirAlbania con a bordo trenta tra medici e infermieri arrivati in Italia a dare una mano in un momenti di emergenza inimmaginabile fino a qualche settimana dietro.
Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, che ha accolto gli albanesi, ha “voluto ringraziare il primo ministro Edi Rama e il popolo albanese per la grande solidarietà che ci stanno dimostrando. Prima che  queste persone s’imbarcassero nel volo  diretto in Italia, il presidente Rama ha detto che anche l’Albania sta affrontando l’emergenza Coronavirus, ma non può tenere le loro riserve ferme quando i loro amici italiani hanno finito già le riserve. È un discorso commovente, per cui lo ringrazio. La solidarietà che dimostra è un’altra buona ragione affinché l’Albania entri il prima possibile nell’Unione Europea“, ha concluso il capo della diplomazia italiana.
Onestamente non sappiamo, oggi, se è un auspicio o una maledizione, viste le Merkel, i Rutte (nomen omen, direbbero i latini) e i Kurz, il cancelliere austriaco, leader dei Popolari; ma sì, dei Popolari. Resta che Edi Rama, che non fa parte dell’Europa, ma ha dignità da vendere ai pessimi tre citati qualche riga prima, ama l’Italia, non da oggi.
Siamo testimoni oculari che il Primo Ministro del Paese delle Aquile adora l’Italia da sempre. O comunque almeno da quando lo conoscemmo personalmente.
Era il 3 novembre 1988 e la Scavolini Basket, impegnata nella prima trasferta in Coppa dei Campioni, giocò a Tirana, ospite del Partizani che allineava Spiro Leka, poi allenatore della Vuelle. Partimmo da Rimini Miramare con un piccolo charter. A bordo, Valerio Bianchini, Sergio Scariolo, la squadra, lo staff medico, il direttore sportivo Massimo Cosmelli, l’accompagnatore e addetto alle statistiche Franco Mancuso, e due giornalisti: Silvano Clappis per l’agenzia Ansa e chi scrive per la cronaca diretta sulle frequenze di Radio Città.
Ad accoglierci, nell’aeroporto di Tirana, la nomenclatura albanese e l’interprete, Edi Rama.
Edi, che parlava un ottimo italiano imparato guardando, di nascosto, Canale 5, fu molto carino con tutti. In particolare con Valerio Bianchini. Era estimatore del  Vate, al quale regalò un suo quadro.
In seguito, eletto sindaco di Tirana, che sotto la sua guida ha cambiato volto, tanto da meritare, nel 2004, il titolo di Miglior Sindaco al Mondo, ha invitato Bianchini a visitare la nuova Albania.
Un’amicizia che dura da decenni con l’Italia e con l’allenatore che ha dato a Pesaro il primo scudetto. Valerio, la Vuelle e Pesaro si devono sentire orgogliosi di un’amicizia che fa bene anche all’Italia.
Certo che deve essere dura per gli odiatori di professione prendere atto che, mentre l’Europa e l’America si defilano, a dare una mano all’Italia sono  medici cubani, russi, cinesi e albanesi.
Meglio fare strada loro che essere male accompagnati da Merkel, Rutte, Kurz e Trump.

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