Una domenica sera “fuori casa”, in Viaggio a Reims con Rossini

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30 marzo 2020

Un momento della prima mondiale de Il viaggio a Reims (Pesaro, 1984, archivio Rof)

Un momento della prima mondiale de Il viaggio a Reims (Pesaro, 1984, archivio Rof)

PESARO – “State a casa”, è un ordine, più che un invito. Rispettando alla lettera il Decreto del Presidente del Consiglio, stiamo a casa. Però, confessiamo un peccato, domenica sera  siamo usciti per metterci in viaggio. E che viaggio! Il viaggio a Reims. Che è fra quanto di più bello abbia lasciato in eredità, a Pesaro e al mondo, quel meraviglioso personaggio che ha nome Gioachino Rossini.

Nei giorni più tristi, segnati dal lutto che ha colpito persone amiche e le loro famiglie, dal dolore inflitto dalle terribili immagini dei camion dell’Esercito che portano via decine e decine di bare, ma anche dall’istantanea arrivata da Piazza San Pietro, con il Papa solo, sotto la pioggia, a pregare per chi ha Fede e crede in Dio, la musica e la lettura sono una compagnia assai più preziosa che durante la normale quotidianità.
Ringraziamo la pagina Twitter del Rossini Opera Festival, che ha ricordato i compleanni di Daniela Barcellona e Samuel Ramey, e Daniela per averci informato che Rai Play avrebbe trasmesso Il viaggio a Reims del 2009, nel Teatro alla Scala. 
Ci siamo accomodati sul divano e abbiamo viaggiato, accompagnati dalle note di Rossini suonate dall’Orchestra e cantate dal Coro del Teatro alla Scala diretti da Ottavio Dantone. L’allestimento proposto era quello storico, firmato da Luca Ronconi (regia), Gae Aulenti (scene) e Giovanna Buzzi (costumi), già ammirato a Pesaro. L’allestimento che incanta l’Auditorium Pedrotti e il mondo. Fummo estasiati dalle magie della musica e delle voci. Una magia che si ripete ogni anno, ma temiamo che nel 2020 solo um miracolo potrà farcela rivivere, con le voci degli allievi dell’Accademia Rossiniana.
Anche domenica sera è stato un “viaggio” meraviglioso, con tanti interpreti che hanno fatto, che sono la storia del Rof, a incominciare da Daniela Barcellona, strepitosa Marchesa Melibea. Con lei, Patrizia Ciofi, emozionante Corinna, Carmela Remigio, ammaliante Madama Cortese che ci ha fatto credere, per qualche minuto, che davvero “in ciel risplende il sole e sarà un sì ameno giorno“.  Se la francese Annick Massis è stata un’intrigante Contessa di Folleville, tante le belle voci maschili, a incominciare da Bruno Praticò, un’istituzione del Rof, impeccabile Barone di Trombonock, per proseguire con Dmitry Korchak (Conte di Libenskof), Juan Francisco Gatell (Cavalier Belfiore), Nicola Ulivieri (Don Profondo). Certo, nel giorno del compleanno di Samuel Ramey, impareggiabile Lord Sydney, per Alastair Miles il confronto è stato impari, ma non sono mancati gli applausi neppure per lui, come per Fabio Capitanucci (Don Alvaro), Alessandro Guerzoni (Don Prudenzio), Enrico Iviglia (Don Luigino), Aurora Tirotta (Delia), Paola Gardina (Maddalena), Annamaria Popescu (Modestina), Patrizio Saudelli (Zefirino), Filippo Polinelli (Antonio), Fabrizio Mercurio (Gelsomino).  Notevole la prestazione anche della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli che sorprese il Popolo del Rof nella prima mondiale del 1984.
Ma è il genio del Cigno pesarese a strapparci alla tristezza e al dolore di questi giorni, a restituirci il piacere d’ascoltare musiche che sfamano la nostra anima, a farci viaggiare anche quando le frontiere sono chiuse e pochi chilometri da casa.
Una volta di più, grazie Rossini.

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