Anche oggi un immenso dolore: se ne è andato Ezio Giroli, il pittore-fisioterapista dei due scudetti della Scavolini

di 

7 aprile 2020

Ezio Giroli

Ezio Giroli

PESARO – Il quadro è sulla parete alla destra della scrivania. La tastiera davanti gli occhi, nel cuore il ricordo struggente di un altro amico che non c’è più. Anche oggi un immenso dolore. Se ne è andato Ezio. Siamo orfani di Ezio Giroli, il fisioterapista degli anni d’oro, degli scudetti della Victoria Libertas Scavolini Basket. Il pittore dei pretini che giocano. Come quelli di Nino Caffè. Solo che i pretini di Ezio giocano a basket.

Non sapevo che stesse male, anche se, non vedendolo al cimitero, quando il San Decenzio era ancora aperto, dove ci s’incontrava spesso, un po’ mi ero preoccupato. Ci s’incontrava lì, lui in bicicletta, io a piedi. Lui che andava a trovare la figlia prematuramente scomparsa. Lombardo, provincia di Milano, pesarese ad honorem, pittore e fisioterapista, fisioterapista e pittore. Fu lui che, nel piccolo aereo che ballava, dipinse sul volto di dirigenti e giocatori, il secondo tricolore. La squadra tornava a casa dopo il trionfo. Potete immaginare la sua felicità. Lui, lumbard, due volte campione d’Italia, prima contro Milano, poi addirittura sul parquet di Varese.
Però, la mattina dopo, era già in “ufficio”, anzi nello studio, una stanzetta nel vecchio hangar di Viale dei Partigiani, pronto a trattare i muscoli della signora o dell’impiegato come fossero quelli di Magnifico e Daye. Tutti i ragazzi erano suoi figli. Non per caso, anche il figlio vero, Luca, ha giocato a basket.
Ezio GiroliAmava la pittura, i pretini e le marine e il lavoro delle mondine, chine dentro l’acqua a “curare” le pianticelle che crescevano, fisioterapiste del riso come lui curava i muscoli dei campioni biancorossi. Che amava, dal primo all’ultimo. Però, fra i tanti, preferiva chi, tornando da casa, gli portava le ultime incisioni di B.B. King, perché con la famiglia, il basket e la pittura, Ezio aveva una grande passione: il blues. Massaggiava a suon di blues. Se nell’aria si diffondeva quella musica, potevi essere certo che lui era all’opera in Viale dei Partigiani.
Ed era legatissimo a Greg Ballard, che non dimenticava mai l’autore preferito di Ezio. Anche Greg se ne è andato troppo presto.
Ho pensato a Ezio, con tenerezza, qualche giorno fa, scrivendo di Edi Rama, il premier albanese, anch’egli pittore, nostro interprete nella prima trasferta pesarese in Coppa dei Campioni. Eravamo a Tirana e con Ezio, con Franco e Silvano ci eravamo concessi una passeggiata nella piazza e nella via principale.
A Tirana e a Mosca, a Tel Aviv e Gerusalemme, a Istanbul e Madrid, a Barcellona e Parigi, abbiamo consumato le scarpe insieme, ma solo quando poteva muoversi perché tutti i giocatori stavano bene e non doveva stare in albergo. Gli altri dormivano, lui vegliava, ora curando i muscoli di Cook, ora assecondando le ansie di altri biancorossi.
Noi dormivamo e lui lavorava, come quando, a Mosca, nel febbraio 1987, fu il protagonista di una delle storie più curiose nelle trasferte della Vuelle.
Ve la racconto come l’ho raccontata in una pagina che gli ho dedicato in Dietro i canestri.
I giocatori mangiano in hotel. Poi Magnifico e Zampolini vengono prelevati dal capitano del CSKA, ufficiale dell’esercito, e Volkov. La Zhigulì rossa di Tarakanov, una Fiat 124 fabbricata a Togliattigrad (località industriale con il nome del segretario dei comunisti italiani) per i benestanti dell’URSS, gira per ore lungo le strade ghiacciate. Domenico e Walter si preoccupano. Tarakanov e Volkov temono di essere seguiti. Rischiano il sequestro del tesoretto in valuta straniera e il ritiro del passaporto. I due consegnano migliaia di dollari ai colleghi. Devono portarli di nascosto in Italia, dove li restituiranno a Sergej e Sasha. In una camera dell’hotel Ukraina, Giroli lavora una notte intera per nascondere le banconote nei tubetti dei medicinali, nelle scatole dei cerotti, in quelle dei dentifrici, ovunque. Al posto di frontiera, all’aeroporto Sheremetyevo, si suda freddo, ma l'”operazione” riesce alla perfezione. A Pesaro, i russi sbancano farmacie (facendo incetta di prodotti odontoiatrici), boutique e negozi di dischi.
Ezio GiroliCaro Ezio, ti saluto con le parole dei due allenatori degli scudetti.
Valerio Bianchini: “Una tristissima notizia. Il mio pittore. Ho un bellissimo ricordo di lui“.
Sergio Scariolo: “Grande Ezio, che ricordi… I pretini, le imprecazioni in dialetto, la “burbera” positività. RIP“.
Luca Ruggeri era il medico del primo scudetto: “Gli ho voluto bene, ci volevamo bene e ogni volta che ci si incontrava era una abbraccio. Una persona semplice, vera, come non se ne incontrano più“.
Ciao Ezio, che la terra ti sia lieve, dopo che la vita recente è stata un macigno pesantissimo da sostenere.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>