Un libro al giorno: Coach Wooden and me

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9 aprile 2020

JabbarPESARO – Non solo perché pochi giorni fa ha pubblicato un video di incoraggiamento all’Italia. Kareem Abdul-Jabbar è molto di più che un messaggio d’affetto al nostro paese. È l’uomo che, con Muhammad Ali, ha portato avanti una battaglia per il rispetto dei più elementari diritti umani calpestati dai bianchi razzisti, da chi crede esistano più razze e non una sola, la razza umana.
Al libro firmato dal campione di basket noto più semplicemente come Jabbar abbiamo dedicato una doppia foto: la prima e l’ultima di copertina. La prima propone l’allievo che ascolta il grande allenatore. La seconda, il campione che accompagna l’allenatore con il quale ha condiviso 50 anni di amicizia dentro e fuori dal campo.
L’allenatore è John Wooden, forse il più grande allenatore della storia della pallacanestro. Il mito che ha guidato la squadra di UCLA, University of California at Los Angeles, a successi straordinari.
Per intenderci, visto che, distanza di 30 anni, siamo ancora innamorati di Darren Daye, l’Università del giocatore che, con compagni di squadra fantastici, ha spinto la Victoria Libertas Pesaro alla conquista di due scudetti e una Coppa Italia. Darren non ha avuto la fortuna di essere allenato da coach Wooden, che ha smesso di allenare nel 1975, quattro anni prima che Daye indossasse la casacca dei Bruins.
La foto in quarta di copertina è di una tenerezza rara. Il coach che s’appoggia a un bastone ed è tenuto in mano dal suo giocatore più illustre, il cui sorriso racconta l’orgoglio e l’onore di appartenere alla stessa famiglia. Non per caso, questa è la dedica: “Alla famiglia di coach Wooden, da chi, con umiltà, è orgoglioso di farne parte“.
E pensare che tutto sembrava dividere il giocatore dall’allenatore.
Io ero Lewis Alcindor, 218 centimetri, diciottenne nero di New York. Ero tutto metropolitane veloci, hot jazz e diritti civili. Lui era John Wooden, 178 centimetri, cinquantenne bianco di una cittadina dell’Indiana. Era tutto trattori, big band e morale cristiana. Eravamo una coppia da sit-com e la nostra storia stava per cominciare. Il nostro unico denominatore comune era la pallacanestro. All’inizio bastò“.
Se amate il basket, se amate lo sport, questo libro non può mancare nella vostra libreria.
Il prologo è l’immagine di ciò che attende il lettore: Kareem Abdul-Jabbar si trova nell’ala est della Casa Bianca insieme a persone che ammira molto, da Tom Hanks a Michael Jordan, da Robert Redfort a Robert De Niro, da Bill e Melinda Gates a Bruce Springsteen. Tutti ospiti del presidente Barack Obama nella cerimonia di consegna della Presidential Medal of Freedom, la medaglia presidenziale della libertà. A Kareem manca una persona: coach Wooden.
Il racconto del primo giorno d’allenamento è esilarante, ma spiega perché John Wooden era speciale, perché ha vinto più di tutti nel basket da sempre più amato dagli americani: quello universitario.
“John Wooden aveva davanti la più grande squadra di matricole della storia del basket. Lui ci guardò compiaciuto e si schiarì la voce, preparandosi a parlare. Ci sporgemmo in avanti, pronti a tatuarci la sua saggezza nel cervello per l’eternità.
Jabbar2“Oggi impareremo come metterci le scarpe da ginnastica e le calze in modo corretto”.
“Parleremo dei concetti di calze tese e scarpe comode, disse.
“Tese-e-comode”…
Era questo il grande John Wooden?
Tese-e-comode è il segreto dei successi di Ucla? mi chiesi, un tantino mortificato.
Il coach sorrise alle nostre espressioni sconcertate. “Come disse Benjamin Franklin: “Per colpa di un chiodo”, continuò, il che ci lasciò ancora più sconcertati. Sospirò e recitò:
Per colpa di un chiodo, si perse lo zoccolo
per colpa di uno zoccolo, si perse il cavallo
per colpa di un cavallo, si perse il cavaliere
per colpa di un cavaliere, si perse la battaglia
per colpa di una battaglia, si perse il regno
e tutto per colpa di un chiodo
Il coach scrollò le spalle. “Volete imparare qualcosa sulla pallacanestro? Leggete Benjamin Franklin”.
La più grande squadra nella storia del basket rimase allibita a fissarlo.
“Se non tendete bene i calzini – disse con fermezza – è probabile che facciano le grinze. Le grinze fanno venire le vesciche. Le vesciche costringono i giocatori a sedersi a bordo campo. E i giocatori che si siedono a bordo campo perdono le partite. Quindi non ci limiteremo a tenderli. Dovremo starci comodi”.
Ci mostrò come fare. E noi copiammo quel che faceva.
Quando finimmo, lui sorrise e disse: “Per colpa di un chiodo, signori”.
Eravamo entrati in palestra sicuri di noi, quasi presuntuosi e avevamo appena ricevuto la nostra prima lezione di umiltà da coach Wooden… Fu quel genere d’attenzione ai dettagli che contribuì a fare di John Wooden il più grande allenatore della storia della pallacanestro universitaria. E nessuno di noi perse mai un allenamento o una partita per colpa di una vescica.
Coach Wooden and me. Add Editore, 236 pagine

 

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