LA RECENSIONE: I pesaresi che chiesero le dimissioni di Togliatti. Giampaoli ‘sfoglia’ Giorgio Tornati nel suo “Compagni scusateci, avevate ragione!”

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21 aprile 2020

001PESARO – Sullo sfondo il XX° Congresso del Partito comunista sovietico (1956) in cui vengono rivelati gli orrori della dittatura staliniana negli anni ’30; quello che viene denunciato nel “rapporto Kruscev” sul culto della personalità di Stalin e i suoi crimini. Ma, in quel 1956, fu l’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe del Patto di Varsavia (i paesi confratelli) a creare maggiori discussioni, contrasti, litigi e anche crisi di coscienza.

Giorgio Tornati, già sindaco di Pesaro e senatore della Repubblica, racconta le passioni e i sentimenti su qui “fatti” che sconvolsero i militanti comunisti pesaresi. La grande domanda fu: Perché l’Armata Rossa aveva represso nel sangue le manifestazioni popolari degli ungheresi che chiedevano “libertà”? (Solo?)

L’autore lo fa attraverso un libro intitolato: “Compagni scusateci, avevate ragione! Ricordi Appunti Documenti Riflessioni sul ’56 pesarese” (Il volume, 225 pp., Metauro Edizioni Pesaro, si può anche acquistare e riceverlo per posta attraverso il sito www.metauroedizioni.it ).

Tutto ruota intorno ad un fatto storico rilevante per la nostra città e quasi eccezionale a livello italiano: grazie a una colletta fra gli iscritti, una delegazione del P.C.I. pesarese si incontrò a Roma con Palmiro Togliatti per chiederne le dimissioni. L’accusa, al segretario del più grande partito comunista occidentale, fu quella di aver assunto posizioni troppo morbide sull’invasione dell’Ungheria ad opera dell’URSS e, ancora più grave, di aver taciuto e tenuto all’oscuro gli iscritti sui crimini staliniani.

 I sindaci di Pesaro dal 1944 al 1986, da sx, Renato Fastigi, primo sindaco eletto in regime repubblicano; Mario Commandini, precedente sindaco del CLN, Giorgio Tornati, Giorgio De Sabbata, Marcello Stefanini

I sindaci di Pesaro dal 1944 al 1986, da sx, Renato Fastigi, primo sindaco eletto in regime repubblicano; Mario Commandini, precedente sindaco del CLN, Giorgio Tornati, Giorgio De Sabbata, Marcello Stefanini

Chi furono i pesaresi che osarono tanto? Eccoli: Giuseppe Angelini, Emidio Bruni, Giorgio De Sabbata e Domenico Settembrini. Perché, si chiede Giorgio Tornati, sono io a ricordare e far riemergere nella memoria di altri compagni quelle vicende legate all’invasione dell’Ungheria?

Lui stesso si risponde quasi così: Perché, nella storia del partito (P.C.I) dove ho militato per vari decenni, i “fatti” d’Ungheria sono stati un evento lacerante, “un macigno caduto sulla nostra testa e sulla nostra strada”. E poi: Perché quei “fatti” – me li sono portati dentro per tutti gli anni della mia militanza politica -.

Tornati sentiva l’esigenza di porsi alcuni interrogativi sulla “scelta di vita” che aveva fatto da giovane, a 25 anni, quando decise di militare nel Partito Comunista anziché svolgere la professione di geologo.

Così l’autore intreccia conoscenza ed emozioni e le sue fonti storiche primarie diventano: verbali del consiglio comunale e di partito, articoli, testimonianze dei protagonisti intervistati e fotografie.

Ne è scaturita una narrazione di storia locale che, partendo da emozioni e sentimenti, fornisce una chiave di lettura originale di “quell’indimenticabile ‘56”.

Ecco allora che, come su un palcoscenico, entrano in scena oltre ai protagonisti dell’incontro con Togliatti anche altri volti noti (p. e. Tomasucci, Mari, Righetti, Lupatelli) e meno noti al grande pubblico pesarese ma che costituirono la vasta “base” del PCI pesarese.

Di “compagni di strada” citati se ne contano circa 300. Uno per tutti, Bruno Tornati, padre di Giorgio. Lui e il figlio si scontrano, a casa e dentro il partito. Il padre considerava inevitabili quei fatti pur drammatici, “un incidente deplorevole sulla strada della costruzione di una nuova società che si pensava fosse dietro l’angolo anche per l’Italia”.

002Ciò significa che l’opera riferisce e narra di una comunità, quella comunista pesarese, cresciuta ed educata agli ideali del socialismo. Così, tanti discendenti di quei protagonisti potranno ritrovare traccia dei loro famigliari o parenti.

Ma l’interesse storico del libro investe anche gli altri pesaresi, quelli di altro orientamento politico. Attraverso questa lettura potranno meglio conoscere le idealità che hanno spinto migliaia di persone nella nostra Pesaro. Un orgoglio per l’intera città l’aver avuto concittadini che si batterono contro l’ortodossia del loro Comitato Centrale e del loro Segretario Nazionale. Si batterono per la democrazia fuori e dentro il loro partito!

Contro un’errata concezione del così detto “centralismo democratico”. Non certamente come la rivolta, lì soffocata nel sangue, che avevano condotto gli ungheresi per la loro libertà…

Anna Tonelli, professore di storia contemporanea all’Università di Urbino, che ha presentato il libro, potrebbe ricordare con le parole di Flaubert che: – per fare la storia morale degli uomini bisogna seguire il filo rosso dei sentimenti, tradimenti, poteri, amori e inquietudini -. La storia morale della nostra “piccola patria”, della nostra Pesaro, nel libro di Giorgio Tornati, lo fa molto bene!

Come si conclude il libro? La “via italiana al socialismo” è rimasta di là da venire perché, allora, la sinistra italiana rimase ambigua fra i sostenitori dell’est sovietico e quelli della socialdemocrazia occidentale. Ma questa è un’altra storia, o sono altre storie, del “filo rosso” …

Un commento to “LA RECENSIONE: I pesaresi che chiesero le dimissioni di Togliatti. Giampaoli ‘sfoglia’ Giorgio Tornati nel suo “Compagni scusateci, avevate ragione!””

  1. Esse scrive:

    Ma non mi è chiara una cosa…
    È restato nel PCI dopo Budapest nel 56, e lo era ancora nel 68 dopo Praga…
    E poi ancora negli anni successivi seppur ad un certo punto ci fu una leggera svolta rispetto a Mosca…
    Ma vorrei ricordare che negli anni 70/80
    fino alla caduta del Muro, moltii del PCI dirigenti e pure la base vedevano un po’ la Romania e Ceausescu come un comunista ma moderno quasi al limite dall’essere scomunicato da Mosca… Salvo poi scoprire cosa era Ceausescu… Una copia di Stalin…
    Certo che chiedere le dimissioni di Togliatti deve esser stato coraggioso andare a Botteghe Oscure davanti al Migliore…
    Salvo poi ritornare a casa e continuare a star silenziosi nel Partito, specie a Pesaro che in casa le famiglie avevano altarino con la Madonna delle Grazie e Giuseppe Stalin…
    E penso allora al disagio che si poteva provare per ciò che scriveva Napolitano su l’Unità sui fatti di Budapest, e poi vederselo Presidente…

    Eppure la città e provincia pesarese (siamo stati Bulgari per anni ora un po’ meno) aveva un grande peso all’interno del Partito e strano che per anni rimase silente…
    I sindaci e altri eletti a Roma con grandi importanti incarichi politici mi par quasi una ricompensa per il silenzio…

    Mi piacerebbe poter sapere come vede l’attuale Sindaco di Pesaro, cosa proporrebbe ai cittadini, come agirebbe… Sarebbe interessante poter confrontare il vecchio e il nuovo anche se vincerebbe di certo il vecchio, anche se poi mi son sentito tradito dal Partito e dall’idea di uguaglianza e libera che da ragazzo animava animo…

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