Un libro al giorno: I Viceré

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23 aprile 2020

PESARO – Un giorno, mia figlia Noemi mi ha detto: “Papà, hai tutti i dispositivi Apple – iMac, MacBook, iPad,  iPhone, AppleTv – ma, vista la tua scarsa confidenza con le nuove tecnologia, ti manca la… vanga con la mela“.
DeRobertoHo pensato a questo rimprovero, ieri, mentre lavoravo alla recensione del libro di Federico De Roberto, I Viceré. Un invio sbagliato e quanto scritto era sparito nel nulla da Pages
Mi ha salvato un’intuizione: forse cercando nel mio archivio, cestino compreso, Leonardo Sciascia e Paolo Teobaldi recupero qualcosa. Nelle cinquanta righe scritte, Sciascia e Teobaldi erano citati più volte. Niente da fare, ma un’ulteriore ricerca in internet è stata più proficua. Ho cliccato ed è riemersa, dal sito di e/o, la casa editrice che pubblica le opere di Teobaldi, la recensione di Macadàm, l’Italia raccontata con la vita e le parole del cantoniere Gengoni Selvino. Una recensione, datata 1 settembre 2013: il professor Paolo Teobaldi ideò, con la collaborazione dell’Istituto “Genga” e dell’assessorato alla Cultura del Comune di Pesaro, gli incontri con gli scrittori. Il 19 aprile 1980, in un Teatro Sperimentale mai così gremito, gli studenti ebbero la fortuna di incontrare Leonardo Sciascia. Ancora più fortunati fummo noi che trascorremmo un paio di giorni con lo scrittore siciliano
Di quei momenti, a distanza di 40 anni, mi tornano in mente le parole di Leonardo Sciascia, con il quale andammo pure a cena in un famoso ristorante in centro. Pensavo, prima di conoscerlo, che Sciascia fosse una persona molto riservata, di più: distaccata. Tutto il contrario. Allora deputato del Partito Radicale, era accompagnato da Marcella Smocovich, sua assistente alla Camera, poi giornalista nel Messaggero, purtroppo scomparsa un paio d’anni fa. Durante la cena, lo scrittore di Racalmuto raccontò alcuni aneddoti su Renato Guttuso, il famoso pittore, che, per timore di andare al ristorante senza avere i soldi per pagare il conto, arrotolava tante banconote da 50 e da 100 mila lire e metteva in tasca il malloppo. Una sera, però, lasciò il denaro a casa. Quando s’accorse, allibì. Non riusciva a capacitarsi e si chiedeva come spiegare che si era presentato senza soldi. Fu il cameriere a venirgli incontro, togliendolo d’impaccio: “Maestro, ma che problema c’è? Ci faccia un disegno e il conto è saldato“. Guttuso, sollevato per la brutta figura evitata, accontentò il cameriere, senza pensare che in seguito il valore del disegno gli avrebbe consentito di pagare almeno cento cene.
Sciascia parlò soprattutto degli scrittori siciliani – quante terre hanno dato così tanti geni della letteratura? – confidando che il suo autore preferito era Federico De Roberto.
Nato a Napoli nel 1861, morto a Catania nel 1927, De Roberto è autore di una delle grandi saghe delle famiglie siciliane. Restando in tema, forse avete letto l’ultima – I leoni di Sicilia – scritta da Stefania Auci: racconta le vicende della famiglia Florio, famosa per il Marsala e la Targa, gara automobilistica.
Per Sciascia, I Viceré di De Roberto è di un livello eccelso, sicuramente più alto de Il Gattopardo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, secondo solo a I promessi sposi di Alessandro Manzoni.
Scrive, nella prefazione, Giuseppe Lunari: 
“Scritto tra il 1891 e il 1904, I Viceré copre, attraverso le vicende della famiglia Uzeda, il periodo che va dal 1855 al 1882. Un momento di grande intensa turbolenza, di profondi rivolgimenti, politici e sociali…
I Viceré è una disperata, sofferta, dolorosa confessione. La confessione di un essere umano che si identifica totalmente con una precisa società, e ne racconta fatti e misfatti con una oggettività insistita e impietosa; come un serial killer che una volta preso e smascherato svuota finalmente il sacco dei suoi delitti, rivelandone addirittura di insospettati”.
Io mi rammento che nel Sessantuno, quando lo zio duca fu eletto per la prima volta deputato, mio padre mi disse: Vedi? Quando c’erano i Viceré, gli Uzeda erano Viceré; ora che abbiamo i deputati, lo zio siede in Parlamento“.
Poche righe anticipano un romanzo meraviglioso.
I Viceré, di Federico De Roberto (Universale Economica Feltrinelli, euro 11,00).

La cronologia della nostra rubrica:

26 marzo: La confraternita degli storici curiosi, di Jodi Taylor
27 marzo: “Riapriamo le librerie”. Un applauso a Matteo Renzi 
28 marzo: Una passeggiata nella Zøna, di Markijan Kamyš 
29 marzo: Arenaria, di Paolo Teobaldi
30 marzo: Lezione di italiano, di Francesco Sabatini
31 marzo: La ladra di frutta, di Peter Handke
1 aprile: Il Cammino di Santiago, di Paulo Coelho
2 aprile: Il sesso come sport, di Bruno Fabbri
3 aprile: Cleo e Giò, di Helen Brown
4 aprile: New York, il Romanzo, di Edward Rutherfurd
5 aprile: Se mi mandi in tribuna, godo, di Ezio Vendrame
6 aprile: L’assassinio del commendatore, di Haruki Murakami
7 aprile: Ovunque tu sia, di Romana Petri
8 aprile: I diavoli di Zonderwater, di Carlo Annese
9 aprile: Coach Woden and me, di Kareem Abdul-Jabbar
10 aprile: Patria, di Fernando Aramburu
11 aprile: Farmacia dell’anima (La riapertura delle librerie)
12 aprile: Non gioco più, me ne vado, di Gianni Mura
13 aprile: Michael Jordan, la vita, di Roland Lazenby
14 aprile: Il silenzio e il furore, le vite di Gioachino Rossini, di Vittorio Emiliani
15 aprile: L’ultimo respiro del corvo, di Silvia Brena e Lucio Salvini
16 aprile: Omaggio a Luis Sepúlveda
17 aprile: La morte a Venezia, di Thomas Mann
18 aprile: Il mondo di Gianni Mura
19 aprile: La mappa dei libri perduti, di Violet Moller
20 aprile: Triade minore, di Luigi Ferrari
21 aprile: Mozart in viaggio verso Praga, di Eduard Mörike
22 aprile: Nel bianco, di Ken Follett

 

 

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