25 aprile ieri e oggi. Il vescovo Trasarti: “Messaggio della resistenza ancora attuale, il male non può averla vinta”

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25 aprile 2020

Armando Trasarti vescovo di Fano

Armando Trasarti vescovo di Fano

Armando Trasarti*

FANO – Un appuntamento al quale è convocato tutto il popolo italiano, non per una sterile e retorica commemorazione, ma per rinfrescare quella coscienza che nell’ormai lontana primavera del 1945 ricompaginò in unità l’identità della nazione, dilaniata dalle tragiche vicende della guerra scatenata dalle ideologie totalitarie e neopagane del nazifascismo, con la drammatica e crudele appendice della “guerra civile”, la Resistenza.

“Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…Avevano promesso il regno della giustizia e della moralità; e le parzialità e le ladrerie continuavano come prima: i potenti e i prepotenti d’un tempo erano tuttavia al loro posto”.

Lo lessi anni fa e mi è rimasto impresso come un romanzo imponente, uno di quelli che i critici sono soliti definire come l’affresco di un’epoca. Sono I Vicerè, il capolavoro che lo scrittore napoletano Federico de Roberto pubblicò nel 1894: al fervore dei moti libertari si oppone l’inestricabile ramificazione delle radici profonde degli interessi, sconsolata considerazione sull’incessante perdurare delle ingiustizie, sopito il fuoco della rivoluzione.

Il pessimismo è forse eccessivo, ma ha un fondo di verità amara. Passano la prima, la seconda e la terza repubblica, come si è soliti dire, ma il regno delle parzialità, degli odi, delle ladrerie conserva il suo potere.

Vorrei contrapporre il linguaggio di un impegno deciso e decisivo per “risvegliare” le coscienze, educare al senso civico, formare persone che abbiano il coraggio di assumere la responsabilità di essere onesti cittadini, allo scopo di promuovere la missione della politica e costruire modelli sani di imprenditorialità

Carissimi, coraggio! Impegniamoci ad abbandonare il desiderio di dominare gli altri e impariamo a guardarci a vicenda come persone, come figli di Dio, come fratelli, che testimoniano quella cultura dell’incontro così da non ignorare i deboli, scartare i più fragili e gli ultimi, idolatrare il denaro e il potere.

Non lasciamoci rubare la speranza: solo insieme, favorendo alleanze con tutti coloro che amano le buone pratiche e i comportamenti virtuosi, sarà possibile svestirsi dell’abito vecchio per indossare la veste nuova di una società che guarda al futuro

Dalla residenza vescovile

Fano (PU) 25 aprile 2020

*vescovo di Fano

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