Un libro al giorno: Semiramide redenta

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29 aprile 2020

QuestaPESARO – Dal professor Ivano Dionigi, già Magnifico Rettore dell’Università di Bologna, al professor Nicola Gardini, ultimi due giorni nel segno del latino, questa meravigliosa lingua che, incredibile a dirsi, l’Italia tende a cancellare.
Il filo logico prosegue con il professor Cesare Questa, altro esimio latinista.
Siamo grati a Dionigi e Gardini per il loro amore per il latino. Ancora di più a Ilaria Narici, direttore scientifico e direttore dell’Edizione Critica della Fondazione Rossini, per averci consentito di acquistare un volume che, fra tutti quelli della nostra libreria, è fra i più cari.
Il 10 agosto 2019, nell’ambito dei consueti illuminanti incontri della Fondazione sulle opere in programma nel cartellone del Rossini Opera Festival, Ilaria Narici, parlando di Semiramide, andata in scena diretta da Michele Mariotti per la regia di Graham Vick, spiegò che “il soggetto, ha una lunghissima tradizione. Rimando a chi fosse interessato allo studio di Cesare Questa: Semiramide redenta”.
Il giorno dopo acquistammo il libro scritto dal professore, un’istituzione dell’Università degli Studi “Carlo Bo”, quindi un urbinate ad honorem.
Milanese per nascita, genovese di Nervi per le origini, una vita trascorsa a Urbino segnata dall’amore per  lo studio e l’insegnamento, e per la musica. Era figlio di Angelo, direttore d’orchestra, e di Ada Filippini, mezzosoprano.
A Urbino, dove è morto il 4 febbraio 2016, arrivò nel 1963, a 29 anni, fermandosi per il resto della vita, vissuta da titolare della cattedra di Letteratura Latina. In occasione della morte dell’eminente studioso, controcampus.it pubblicò un delicato ricordo di Cesare Questa, raccontando, con le sue parole in occasione della commemorazione di Carlo Bo nel Consiglio comunale di Urbino, l’arrivo nella Città Ducale.
Era una splendida mattina di aprile succeduta a notte tempestosa, una mattina quale solo Urbino sa dare, con l’azzurro del cielo che è solo di Urbino, l’azzurro di Piero. La città mi incantò. Nel mio studiolo tengo una foto di mio padre e una del Rettore visto di spalle che si allontana maestoso lungo via Santa Maria. Donde la decisione di rimanere qui per sempre e dare a questa università quanto potevo, qualcosa che non fosse del tutto indegno del Rettore. In un ateneo e in una città che abito con mia grande felicità, essendone cittadino. Quanto mi invidiano in Italia e fuori! E su tutto si proietta l’immagine del Rettore, l’immagine di “Carlo il Magnifico, l’ultima incarnazione del Principe illuminato e benefico, titolare di un carisma ineguagliabile“.
Carlo Bo, il Magnifico, Cesare Questa non era da meno. 
Amava Rossini, il professore. In verità amava la musica. Notevole il suo contributo con il libro Il ratto nel serraglio. Euripide, Plauto, Mozart, Rossini.
Cesare Questa era il massimo studioso di Plauto, tanto da essere nominato cittadino onorario di Sarsina, dove nacque il commediografo latino, e, grazie al professore, fu istituito Plautus – Centro di Ricerche Plautine Sarsina – Urbino. Negli anni Novanta presero il via gli Incontri Plautini che sfociarono nelle Letture Plautine, simposio internazionale di studi dedicati a Plauto.
Il 15 marzo 1989, Cesare Questa scriveva all’amico carissimo Francesco Della Corte, filologo, una lettera che apre Semiramide redenta.
In una solenne circostanza accademica avevo promesso di dedicarti una mia ricerca sul mito letterario e musicale di Semiramide: la ricerca eccola qui, adesso, per quel che vale. È la sorte di un mannello di notizie antiche, più o meno le stesse, nel tempo variamente usate e intrecciate, ma pur sempre riferite a schemi tanto profondi quanto ricorrenti senza mutamento: il tabu dell’incesto edipico, la ricerca del soprano “giusto”, la conferma di strutture antropologiche fondanti. Archetipi, dunque, e in senso, direi, assai vicino a quello classico: il senso, in ogni caso, privilegiato da Eliade, guida neanche tanto segreta delle pagine finali di questo libro…
…mi sono anche molto divertito, aiutato da vicende biografiche non troppo dissimili dalle tue a capire un mondo dove la cultura – e cos’è far musica, far teatro, se non una delle forme più alte e forti di cultura? – nasce da una humus fra le più vitali e gratificanti: Maria Callas è stata importante quanto Giorgio Pasquali e di lui certo più “divertente”. E come non “divertirsi”, del resto, passando dalle bizze di cantori e cantatrici di quattro o cinque sessi alle regali preoccupazioni di Federico il Grande per il suo teatro “illuminato”, dai primi tentativi di acquisire Shakespeare alla scena musicale per arrivare alla quiete operosa della villa dove Rossini si fece costruire la prima ossatura di quell’opus maximum che è la Semiramide?”.
Paolo Fedeli, un altro grande latinista, scrive di Cesare Questa per ricordare i meriti dello straordinario studioso, ma anche la passione per la musica. Confermata da un episodio che ne racconta l’ironia.
“…non sorprende che, quando a Sarsina gli venne conferita la cittadinanza onoraria per l’edizione dei cantica, l’esordio della sua risposta alle laudationes sia stato singolare e per molti versi inatteso: «Ogni studioso, credo, ha il libro della propria vita, ma esso, per me, non è quello che qui è stato presentato e vi darò scandalo dicendovi che, in realtà, io sento di aver scritto due soli libri: Il ratto dal serraglio e Semiramide redenta». Erano quelli i libri in cui il cultore dei testi classici, della loro tradizione e della loro fortuna, aveva dato prova di una non comune sensibilità grazie all’apporto di nuove metodologie; oltre a ciò, essi gli avevano consentito di cimentarsi nel campo della musica e della librettistica musicale, di cui si era nutrito sin dall’infanzia in ambito familiare.
Nella Semiramide redenta (sottotitolo: Archetipi fonti classiche censure antropologiche nel melodramma, Urbino 1989), da Diodoro Siculo si giunge a Dante, Petrarca, Boccaccio, per seguire poi la vicenda di Semiramide nel teatro europeo, sino a quella musicata da Ottorino Respighi (1910); una cura particolare è dedicata a quell’autentico capolavoro che è la Semiramide di Rossini, con libretto di Gaetano Rossi (prima esecuzione alla Fenice di Venezia nel Carnevale del 1823). Questa non si limita a metterne in risalto i valori musicali, ma ne esamina le valenze antropologiche, sul fondamento di intricati e complessi archetipi culturali e modelli letterari: stupefacente è l’analisi delle 68 versioni moderne del tema in «quei singolari ‘avantesti’, destinati a ‘sciogliersi’ nel discorso musicale, che sono i libretti d’opera», nel caso di Semiramide costruiti su «schemi tanto profondi quanto ricorrenti senza mutamento» (così Questa nella premessa).
Se avete amato Cesare Questa come studioso e docente, se l’avete apprezzato anche per la sua affettuosa attenzione a Rossini e al Rossini Opera Festival, di cui era Amico, e se non l’avete conosciuto e non sapete cosa avete perso, vi proponiamo un suo ricordo di Carlo Bo con i consigli che aveva fatto suoi: «Opporre la ragione forte e serena all’iracondia e alla volgarità» e «saper attendere, anche, confidando in sé».
Cosa c’è di meglio per affrontare il tempo che stiamo vivendo, oltre, ovviamente, a leggere il suo libro?
Semiramide redenta, di Cesare Questa (QuattroVenti)
P.S.: dopo avere completato l’omaggio al Magnifico latinista, ho aperto le pagine dei quotidiani e mi sono imbattuto in un articolo firmato Roberto Faenza (Il Fatto Quotidiano). Partendo da un’indagine Doxa sulle conoscenze che i giovani hanno del passato, ho pensato che per rendere più interessante la rubrica avrei dovuto recensire i libri scritti da Chiara Ferragni, che tutti i giovani conoscono. Quali libri? Che importa. In questo mondo conta più apparire che essere, se è vero che anche il Comune di Pesaro si rivolse alla Ferragni meno conosciuta, ma credo non meno costosa, per  pubblicizzare il 150° anniversario della morte di Rossini.
Nell’inchiesta Doxa sulle conoscenze (conoscenze?) dei giovani, Chiara Ferragni ha 5 stelle, come Luca Zingaretti, il Commissario Montalbano. Valgono più un tweet, una foto su Instagram, un commento su Facebook e una serie televisiva che un millennio di studi.
Claudio Abbado, il grande direttore che incantò il mondo dirigendo Il viaggio a Reims di Rossini, solo 1. E solo una ne hanno Michelangelo Antonioni, Grazia Deledda (Premio Nobel per la letteratura), Federico De Roberto, del quale abbiamo recensito I Viceré, ma anche Leonardo Sciascia, Pietro Germi e Domenico Scarlatti. È proprio necessario riaprire le scuole se i risultati sono questi?

 

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