Grazie al sindaco per il suo ringraziamento, ma serve di più: faccia osservare le norme che impongono il distanziamento

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11 maggio 2020

Se i ciclisti pedalano sul marciapiede, i pedoni devono camminare in strada?

Se i ciclisti pedalano sul marciapiede, i pedoni devono camminare in strada?

PESARO – Scrivo da cittadino, non da giornalista: sono fra quelli che nel fine settimana hanno seguito l’invito del sindaco Matteo Ricci di stare sparsi, di non concentrarsi tutti al mare, di riscoprire la campagna.  Non mi è costato alcun sacrificio. Le colline pesaresi sono bellissime.

Ringrazio il sindaco per il suo grazie, però vorrei che il sindaco fosse il primo a fare di più. Come? Facendo rispettare le regole.
Stamattina sono andato in centro ad acquistare un libero che avevo prenotato. Passando dalle Rive sull’Ardizio e scendendo da Montegranaro, proseguendo per Via Kolbe, Via Mirabelli e il parcheggio del cimitero, nessun problema.
In verità, mi è sembrato che fossimo tornati alla “normalità prima del virus” quando nell’area di sosta San Decenzio, con centinaia di posti liberi, un’automobile era parcheggiata al posto degli scooter. Giusto per evitare trenta metri a piedi.
Il peggio è arrivato in Viale XI Febbraio, dove – nel marciapiede stretto lato mare – sono sbucati due ciclisti, credo marito e moglie, che occupavano gli spazi dei pedoni, non rispettando il distanziamento sociale. “Il vostro è un comportamto poco civile”, mi somno permesso di dire. La signora, più cretina che strafottente, ha ringraziato.
Ascoltando il suo grazie ho pensato al racconto che, 36 ore prima, mi ha fatto un congiunto appena dimesso dall’ospedale dopo due mesi di ricovero: “State attenti – mi ha detto – perché è una malattia terribile. Ho pensato che sarei morto. Non avete idea di cosa significhi un girone dantesco. Io l’ho visto in diretta nella terapia intensiva. E non mi capacito nel sentire i racconti  sui comportamenti stupidi dopo la riapertura”.
Chissà cosa penserà quando leggerà questo articolo, soprattutto le righe che seguono.
Ho sbagliato a tornare verso il San Decenzio, avrei fatto meglio a scegliere percorsi alternativi. 
In Via San Decenzio, camminando sullo spazio riservato ai pedoni al lato del tribunale, come anche da disegno sull’asfalto, mi sono imbattuto in una ciclista, assai più giovane di quella precedente, che pedalava tranquilla sul percorso a lei vietato.
Ho allungato i bastoncini per indicarle di cambiare lato. Lei, imperterrita, ha proseguito quasi venendomi contro. Le ho urlato che il suo è un comportamento daignorante. La “signora” si è offesa, l’ignorante sarei io. È cambiato il mondo: chi ha torto pretende d’avere ragione, chi ha ragione dovrebbe tacere. 
Credo che chi rispetta le regole apprezzerebbe un intervento del sindaco: il suo grazie non basta,  può bastare. È ora che chi calpesta le norme del Codice della Strada, a maggiore ragione in un periodo in cui il distanziamento sociale è fondamentale per evitare la diffusione del contagio, ne sopporti le conseguenze.

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