Cia e Confcommercio, proposta alla Regione per la valorizzazione dei prodotti agricoli ed enogastronomici

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13 maggio 2020

PESARO – Il Direttore Generale della Confcommercio Marche Nord, Amerigo Varotti e il Direttore Regionale della CIA- Confederazione Italiana Agricoltori, Gianfranco Santi, lanciano pubblicamente una proposta ed una richiesta alla Regione Marche: 

«Va sostenuto e premiato l’impegno del mondo della ristorazione ad utilizzare e valorizzare i prodotti agricoli ed enogastronomici delle nostre aziende agricole».

E spiegano: 

«La filiera agroalimentare italiana vale 135 miliardi di euro. La ristorazione con 46 miliardi di euro è il primo comparto di questa filiera. Peraltro la ristorazione è al centro di tre settori strategici per il Paese: il turismo (per il quale rimane uno dei premianti fattori di successo), l’Agroalimentare (per la straordinaria vetrina che offre alle eccellenze della filiera) e, infine, la cultura, per la forte identità che trasferisce ai luoghi, al pari dell’ambiente, della storia e dei monumenti museali. In particolare, quei ristoranti che – nella nostra Regione – hanno puntato sulla qualità, sono stati, prima del COVID -19, i maggiori alleati delle produzioni agricole locali, le produzioni di prossimità e di non elevata quantità che, grazie all’impegno delle aziende agricole, dei contadini, sono sopravvissute anche in virtù di questa “rete” di filiera che – come dice Carlo Petrini Fondatore di Slow Food “ha salvaguardato la biodiversità agricola, la tutela dell’ambiente, la rigenerazione della fertilità dei suoli, la vita di molti piccoli borghi e tanti posti di lavoro”.  

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La crisi economica generata dalla crisi epidemiologica rischia di spezzare questo legame tra “cuochi e contadini” – come dice Carlo Petrini. Per le difficoltà economiche delle famiglie e delle imprese, per la conseguente se non probabile tendenza al ribasso delle qualità per contenere e “ribassare” i  prezzi  ai consumatori». 

Allora la proposta di Santi e Varotti alla Regione Marche, come dice Slow Food,  va nella direzione di un impegno comune per non rompere questo legame: come da Slow Food: «Una filiera gastronomica di prossimità e di qualità costituisce un patrimonio collettivo di un territorio e le sue ricadute positive arrivano a tutti livelli: chi lavora la terra sarà incentivato a continuare e migliorare; i ristoratori potranno valorizzare le unicità di un Paese meravigliosamente variegato; i cittadini avranno accesso a un cibo buono, pulito e al giusto prezzo; i turisti  avranno un motivo in più per muoversi;l’ambiente e il paesaggio saranno migliori».

«Ecco quindi la necessità che la Regione sostenga questo processo di filiera, favorendo l’acquisto dei prodotti delle nostre aziende agricole da parte dei ristoranti della Regione Marche compensando la riduzione del prezzo all’origine (azienda agricola) o al termine della filiera (ristoranti): una riduzione del prezzo che incentivi l’acquisto da parte di ristoratori compensata da un credito di imposta o da un contributo regionale a fondo perduto».

 

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