ROF, la Petite messe solennelle in memoria delle vittime del Coronavirus. Ravenna e Muti riaprono gli spettacoli dal vivo

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23 giugno 2020

PESARO – Il 41° Rossini Opera Festival, dall’8 al 20 agosto, sarà davvero un’edizione speciale. Intanto perché si farà, e fino a poco più di un mese fa sembrava impossibile. Poi perché le rappresentazioni dovranno tenere conto delle limitazioni legate alle norme atte a prevenire una  possibile ondata di ritorno del Coronavirus. Infine perché il cuore del ROF batterà anche per i cuori che non pulsano più, per le vite strappate dalla pandemia che ha piegato, ma per fortuna non abbattuto, l’Italia. Alle ore 20,30 di giovedì 6 agosto, in Piazza del Popolo, nel cuore della città che sarà anche il cuore del Festival, sarà “eseguita la Petite messe solennelle in memoria delle vittime della pandemia, che ha colpito duramente anche la città di Pesaro“.
Molti di noi hanno perso cari amici, molte famiglie hanno trepidato per i componenti contagiati dal Covid-19. La musica di Rossini, sublime nella sua bellezza, li ricorderà, ce li ricorderà. Un motivo in più per ringraziare il ROF che pure andrà in scena con “un programma che è stato riadattato per tutelare al massimo la sicurezza di artisti e pubblico. In conformità alle disposizioni governative, i luoghi di spettacolo subiranno modifiche agli assetti e avranno una capienza notevolmente ridotta“.
L’abbiamo toccato con mano in prima persona, avendo avuto la fortuna d’assistere alla prova generale del concerto con cui il Ravenna Festival ha inaugurato la stagione 2020, segnando il  ritorno dello spettacolo dal vivo.
Nella Rocca Brancaleone, che ospitò il primo concerto del Ravenna Festival, anche allora diretto da Riccardo Muti, il maestro ha diretto l’Orchestra Cherubini e il soprano Rosa Feola presentando un programma emozionante.
Ad aprire il concerto è stata Rêverie op. 24 di Aleksandr Nikolaevič Skrjabin. Rêverie, il sogno, perché dopo mesi di tragedie, di lutti, di immenso dolore, c’è voglia di sognare. Poi Mozart,  “Il divino, il più alto dei compositori“, ha sottolineato Muti. Prima Exsultate, jubilate, mottetto in fa maggiore per soprano, 2 oboi, 2 corni, archi e organo KV 165, poi Et incarnatus est dalla Messa in do minore KV 427. Infine la Sinfonia n. 41 in do maggiore Jupiter KV 551.
Sia venerdì, nella prova generale accompagnata dal vento della sera (il concerto era incominciato alle 21,30), sia domenica, alle presenza della presidente del Senato Casellati, del ministro della Cultura Franceschini, del presidente della Regione Emilia-Romagna Bonaccini, del sindaco di Ravenna De Pascale e della diretttice dell’Unesco Audrey Azoulay, sia l’Orchestra Cherubini affidata alla magica bacchetta del maestro, sia Rosa Feola hanno emozionato il pubblico, circa 300 spettatori.
Domenica abbiamo rivisto il concerto nella diretta streaming, che ha portato nel mondo momenti irripetibili, con un meraviglioso Et incarnatus est, che secondo il caro amico Filippo Arriva,  per tante stagioni inviato al ROF, è stato “meraviglioso, cesellato al millesimo“.
Riccardo Muti ha colto l’occasione per ricordare – venerdì sera – che “l’Italia non è il paese della musica. Semmai lo sono Austria e Germania. Non è possibile che Seul, una città, abbia diciotto orchestre sinfoniche e in Italia ci siano regioni che non ne hanno una. Io sono un musicista che ha avuto la fortuna di fare la sua carriera, ma questa situazione è come la morte per tanti giovani musicisti di oggi ai quali auguro di cuore di trovare un posto“, ha concluso rivolgendosi ai musicisti della Cherubini.
Domenica, il maestro ha fatto gli auguri, in inglese, ai musicisti di tutto il mondo che hanno vissuto un periodo difficilissimo.
A Ravenna si prosegue mercoledì con un concetto che s’annuncia bellissimo: Ottavio Dantone dirige l’Accademia Bizantina ne Il Trionfo del tempo e del disinganno di Georg Friedrich Händel: Oratorio in due parti su testo di Benedetto Pamphilj.

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