Un libro alla settimana: Azzorre

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27 giugno 2020

Azzorre8 febbraio 1989, la Scavolini Basket gioca a Cantù. È mercoledì delle Ceneri, il turno infrasettimanale del massimo campionato italiano di pallacanestro si disputa di sera. Manca poco all’inizio della radiocronaca della partita Vismara – Scavolini. Mentre a casa molti attendono di seguire la diretta, alcune famiglie vivono una tragedia. Squilla il telefono che l’emittente brianzola concede a Radio Città: mi cercano dal giornale per cui seguo le vicende quotidiane della Vuelle.
Luciano, conosci Paolo Falcioni?”, domandano dalla redazione di Pesaro.
“Certo che lo conosco. Spesso viene in trasferta con il Club di Renato Tonucci. Ma oggi non è con noi… Perché? Cosa è successo?”
Era a bordo di un Boeing 707 diretto a Santo Domingo: l’aereo si è schiantato alle Azzorre, contro una montagna”.
Uno choc. Guardo la curva alla sinistra della mia postazione, quella occupata dai tifosi pesaresi. Non riesco a parlare, faccio segno a Renato di raggiungermi.
Scusa, Luciano, sei ancora in linea – chiedono da Pesaro -: conosci anche Giuliano Giampaoli e  Franco Tonarelli?”.
“Conosco Giuliano, non Franco. Erano a bordo?”.
Sì, tre uomini con biglietto acquistato in un’agenzia pesarese”.
L’aereo, partito da Bergamo con a bordo 144 persone a bordo, si schianta su una montagna delle isole Azzorre.
Una bambina di sei anni perde il padre nel disastro. 
Venticinque anni dopo la stessa bambina decide di partire per l’arcipelago portoghese.
Nuvole basse sull’acqua coprono il sole. Mi siedo sul bordo dell’altipiano. Cielo e mare sono chiari, quasi bianchi. Nessun rumore, solo gli uccelli e, molto molto in basso, le onde. Se potessi smettere di pensare, qui farei esperienza del mondo così com’è.
Azzorre è un viaggio di persone e luoghi, di testimonianze, ricordi, reticenze, incontri fortuiti e voluti, un viaggio privo di compatimenti, intrapreso nella speranza che possa esistere una verità di altra sostanza, a suo modo liberatoria.
Quella bambina è Cecilia Giampaoli, figlia di Giuliano, che conobbi circa cinquantacinque anni fa, quando, con mio cugino Franco e un altro amico, se non ricordo male di nome Orfeo, venne in vacanza in Sardegna e fu nostro ospite a pranzo. Parlammo di tante cose, non sapendo, quel giorno, che ci saremmo rivisti presto.
Il 20 giugno 1969 mio padre, minatore, morì giovane, aveva 51 anni, vittima anche della silicosi, la malattia che non concede scampo a chi trascorre la sua esistenza nelle viscere della terra, scavando carbone. La mia famiglia si trasferì a Pesaro.
Giuliano era un affermato orafo con negozio nel borgo. Ogni volta che ci si incontrava salutava con affetto, riconoscente per un piccolo pranzo che ricordava sempre. Anche la sua ospitalità, come quella dei miei genitori, era sacra. Gliene sarò sempre grato.
Oggi sono grato a Cecilia per avere avuto la forza di ricordare e raccontare. Non è una cronistoria, è un romanzo.
8 febbraio 1989
Dopo avere sorvolato l’oceano, l’aereo partito da Bergamo e diretto a Punta Cana si appresta a fare scalo sull’isola di Santa Maria.
Il Boeing 707 IDN 1851 è stato fabbricato nel  1968 e, nonostante l’età, funziona piuttosto bene. Ha volato di qua e di là per il mondo ed è atterrato tutto intero 12.589 volte.
L’equipaggio invece non è in gran forma. Il pilota è tornato a volare da poco con i postumi di un intervento a un piede; il copilota lavora sugli aerei di linea da quindici giorni e non ha mai volato a Santa Maria…
Non scelgono la rotta migliore: per arrivare in aeroporto decidono di sorvolare il monte – alle ore 12,48, ora locale, richiedono l’autorizzazione per iniziare la discesa.
… dentro la torre di controllo, il controllore trasmette all’equipaggio le indicazioni necessarie. Ha ancora poca esperienza e, stando a quanto si dice sull’isola, si trova a gestire la situazione da solo.
L’altitudine di volo minima per sorvolare Pico Alto è di 3000 piedi. L’equipaggio non la rispetta e porta l’aereo 1000 piedi più in basso. Le ragioni di questo errore non sono chiare…
Il controllore comunica all’equipaggio il valore della pressione atmosferica con cui vengono tarati i dispositivi di bordo per determinare a che altezza si trova il velivolo. Ma fa un errore, trasmette un numero sbagliato che sfasa l’altimetro e porta l’aereo altri 240 piedi più giù, all’altezza della sommità del monte Pico.
Il copilota esegue il read-back: ripete i dati alla torre di controllo per verificare che siano corretti, ma lo fa prima che il controllore abbia finito di parlare. La comunicazione è pertanto sorda. Benché il controllore non possa avere sentito, non chiede al copilota di ripetere.
L’allarme di prosimità dell’aereo suona, ma i pilotoi non reagiscono – forse sottovalutano il rischio.
Alle 13,08 la gente di Santa Barbarta guarda in su, l’aereo vola molto basso.
Booooooooooooooooooom!
144 persone, fra passeggeri ed equipaggio, perdono la vita…
Ci hanno informato che presto, probabilmente nella prima metà di luglio, Cecilia presenterà il suo libro. Vi consiglio di leggerlo prima.
Azzorre, di Cecilia M. Giampaoli (NEO, 14 euro)

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