ROF 2020, in anteprima la Petite messe solennelle dedicata alle vittime del Coronavirus

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4 agosto 2020

Giovedì sera, alle ore 20,30, Piazza del Popolo ospiterà la Petite messe solennelle

Giovedì sera, alle ore 20,30, Piazza del Popolo ospiterà la Petite messe solennelle

PESARO – La memoria, anzi l’importanza di avere memoria, di non dimenticare, per evitare che la stoltezza di qualcuno cancelli il ricordo di quanto è accaduto.

Pochi giorni fa, a Fano, facendo – a distanza – la fila al mercatino della Coldiretti, davanti alla bancarella della frutta gustosa dell’Azienda Agricola Fratelli Paolini di Monteciccardo, ho avuto la sventura d’ascoltare una signora che si lamentava della mascherina.
Non ne posso più. Secondo me rischia di fare più danni questa mascherina del virus“.
Come qualche celebre stolto – verrebbe da fare una rima, ma l’educazione lo impedisce -, con poche stupide parole, la signora negava si sia vissuta una tragedia.
Per sua fortuna, forse, non ha perso parenti, amici, non ha conosciuto chi, ricoverato perché colpito da Coronavirus, ha raccontato di “avere vissuto per giorni in un girone dantesco“.
Eppure – dati diffusi a inizio agosto dal Gores (Gruppo Operativo Sanitario) della Regione Marche – le vittime  registrate in regione sono 987. Quasi mille!, signora negazionista. E ben 50 non presentavano patologie pregresse. Nella provincia di Pesaro e Urbino i decessi sono stati 523. Più del doppio che nel resto delle Marche.
A non raci dimenticare arriva un appuntamento voluto dal Comune di Pesaro e dal Rossini Opera Festival.
La pandemia Covid-19, che ha colpito così duramente tra i primi il nostro Paese, ha segnato molto profondamente anche la città di Pesaro. È alla memoria delle vittime e in omaggio agli operatori al servizio della collettività che Comune di Pesaro e Rossini Opera Festival hanno deciso di dedicare l’evento di anteprima della 41esima edizione del ROF: giovedì 6 agosto alle ore 20.30 piazza del Popolo, la piazza centrale della città, ospiterà la Petite messe solennelle, ultimo capolavoro sacro di Gioachino Rossini, quale commossa celebrazione di un lutto che è stato al tempo stesso personale e collettivo. La Messa sarà proposta nella sua versione originale per due pianoforti ed harmonium. Alessandro Bonato dirigerà il Coro del Teatro della Fortuna (Maestro del coro Mirca Rosciani), e un cast composto da Mariangela Sicilia (soprano), Cecilia Molinari (mezzosoprano), Manuel Amati (tenore) e Mirco Palazzi (basso). Al pianoforte Giulio Zappa e Ludovico Bramanti, all’harmonium Luca Scandali.
Il capolavoro di Rossini è un omaggio anche agli operatori al servizio della collettività
Ha scritto Ilaria Narici, direttore dell’Edizione critica della Fondazione Rossini, in occasione dell’esecuzione nel Festival del 2018, con uno dei cast più eccelsi che la storia del Festival ricordi (Carmela Remigio, soprano; Daniela Barcellona, mezzosoprano; Celso Albelo, tenore; Nicolas Courjal, basso; Giacomo Sagripanti a dirigere l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI; Mirca Rosciani maestro del Coro del Teatro della Fortuna di Fano), che la Petite messe solennelle è “un ultimo, postumo peccato mortale”.
Dopo la prova generale di fine febbraio 1869, il corrispondente da Parigi del quotidiano italiano La Perseveranza scrisse:
Io ho avuto la fortuna di assistere alla prova generale di questo capolavoro, e confesso che non so trovar frasi per descrivere l’impressione che mi ha lasciata. Quel teatro mezzo nell’oscurità, il silenzio religioso dell’uditorio, quella musica che in alcuni momenti sembrava abbandonare tutto ciò che vi è di terreno, tutto contribuiva all’emozione generale. L’anima di Rossini sembrava animare tutti gli esecutori, come se avessero voluto rendergli un estremo omaggio“.
Estremo omaggio che è mancato a quasi tutte le vittime del Covid-19, che l’ultimo viaggio l’han fatto da sole,né fiori né gente, soltanto un furgone… come cantava Herbert Pagani.
Siamo profondamente convinti che giovedì sera gli interpreti della Petite messe solennelle, della meravigliosa musica di Rossini, faranno emozionare tutti, dai parenti delle vittime ai rappresentanti degli operatori che per mesi si sono prodigati e continuano a prodigarsi per tutti noi. Loro che hanno dovuto sopportare assai più di una semplice mascherina.

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