ROF, il trionfo di Flórez: incanta con le rarità rossiniane, la chitarra e le canzoni latino-americane e napoletane

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17 agosto 2020

PESARO – Come se il tempo si fosse fermato. Ventiquattro anni e tre giorni dopo il 13 agosto 1996, quando il pubblico del PalaFestival scoprì il tenore peruviano in Matilde di Shabran, Juan Diego Flórez ha avvinto il  pubblico accorso in Piazza del Popolo (del ROF). La platea era gremita, tutti occupati i posti disponibili nel rispetto delle regole anti Covid-19 che richiedono un distanziamento con almeno due posti liberi tra uno uno spettatore e un altro. Al completo anche i tavoli dei bar ristoranti, sia il Centralino sia il Ducale, che da giorni dovevano dire no, purtroppo, a ulteriori prenotazioni.
Presente anche Gianfranco Mariotti, che quest’anno ha rinunciato al teatro
Visto in piazza anche Gianfranco Mariotti, il deus ex machina, l’inventore del Rossini Opera Festival, che quest’anno ha rinunciato alla presenza in teatro, preferendo l’aria aperta della piazza, e non per tutti gli spettacoli. A pochi passi, anche Michele Mariotti, il direttore d’orchestra che è ormai nell’Olimpo della bella musica. A proposito di direttori, in piazza anche Dmitry Korchak.
Tante le presenze dei personaggi conosciuti, giunti ad applaudire Flórez, a disfrutar, a godere, delle sue sublimi qualità vocali. Ci piace segnalare quella di Michael Borth, giovane baritono tedesco, che la sera prima era stato protagonista de Il viaggio a Reims nel ruolo del Barone di Trombonok.

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Rarità rossiniane, un programma raffinato e insolito
Rarità rossiniane, un programma raffinato, che, tra sinfonie e arie, è durato poco più di un’ora, comprendendo brani insoliti:
Conclusione alternativa «Ah! Ch’io sento in mezzo al core» della Pietra del paragone e il Pas de deux (versione Parigi, 1829) di Guillaume Tell.
Sinfonie giovanili Sinfonia del Conventello, Sinfonia in Re Maggiore e Sinfonia obbligata a contrabbasso.
Recitativo «Oh, come il fosco impetuoso nembo» e Aria di Giocondo «Quell’alme pupille» della Pietra del paragone.
Ouverture di Robert Bruce, composto da Rossini e Louis Abraham de Niedermeyer, un “pasticcio” in tre atti andato in scena per la prima volta nel 1846, passato alla storia perché l’orchestra comprendeva, per la prima volta, un nuovo strumento musicale: il sassofono.
Cavatina alternativa di Lindoro «Concedi, amor pietoso» dell’Italiana in Algeri-
Cavatina alternativa di Giacomo «T’arrendi al mesto pianto» della Donna del lago.
Cavatina alternativa di Narciso «Un vago sembiante» del Turco in Italia.
Aria per tenore e orchestra «Alla gloria un genio eletto».
Un programma ricercato, esaltato dalla voce del tenore. Ma la serata non era finita lì. Quando un addetto è salito sul palco con uno sgabello alto da  teatro si è capito che, con Flórez, la protagonista sarebbe stata una chitarra.
Una lunga serie di bis anche con il coro del pubblico
È iniziata una lunga serie di bis latini. Flórez e la chitarra, senza l’ausilio della Filarmonica Gioachino Rossini e il direttore Michele Spotti.
Il primo bis è una canzone messicana: Bésame mucho, composta ottant’anni fa da Consuelo Velázquez Torres. Forse è la canzone in lingua spagnola più famosa e cantata. La cantava Luciano Pavarotti, la canta tuttora Placido Domingo. Non c’è un tenore famoso che non l’abbia inclusa nei suoi bis. Raramente l’abbiamo ascolta cantata così bene come, ieri sera, da Flórez. La fine è salutata da un boato.
Il secondo bis è una famosissima canzone argentina, un tango: El día que me quieras.. il giorno che mi amerai. Una canzone dolcissima: Acaríciame en sueño, el suave murmullo, de tu suspirar, ¡Cómo ríe la vida!, si tus ojos negros, me quieren mirar… Accarezza il mio sogno al soave mormorio del tuo sospirare. Come ride la vita se i tuoi occhi neri desiderano guardarmi. La musica è di Carlos Gardel, cantante franco-argentino, i versi di Alfredo Le Pera, giornalista argentino morto giovanissimo in un incidente aereo. Era una canzone composta nel 1935  per un film che aveva lo stesso titolo.
“Adesso vi propongo un’altra canzone messicana che conoscete, ma non all’inizio”. Così Flórez ha annunciato il terzo bis: Cielito lindo, una canzone che ha 138 anni di storia e in Messico la cantano, tutti i giorni, i mariachi che intrattengono sia i connazionali sia i turisti. Una canzone molto amata. La canta, quasi sempre, Placido Domingo. L’hanno cantata sia Fabrizio De André sia Mina.
La compose, nel 1882, Quirino Mendoza y Cortés. Giunto alla fine della strofa Ese lunar que tienes, cielito lindo, junto a la boca, No se lo des a nadie, cielito lindo, que a mí me toca,  Flórez ha invitato tutti a cantare…¡Ay! ¡ay! ¡ay! ¡ay!, ¡canta y no llores! Porque cantando se alegran, cielito lindo, los corazones. È un ritornello famosissimo e dalla piazza e dai tavoli dei ristoranti è partito il coro.
“Mi congratulo con Pesaro e con il ROF per questo meraviglioso Festival”
Prima del successivo bis, il tenore si è “congratulato con la città di Pesaro e con il ROF per avere reso possibile, nonostante tutto, questo meraviglioso Festival“. Come non unirsi alle sue parole e agli applausi degli spettatori.
Il quarto bis richiede l’intervento di direttore e orchestra: La Danza, composta da Rossini durante il soggiorno napoletano, quando rimase affascinato dai ritmi che della musica partenopea. La Danza è forse l’interpretazione più affascinante, più colta, della tarantella. Fra le grandi interpretazioni de La Danza, quella di Luciano Pavarotti. Se la memoria non ci tradisce, anche in un concerto a Pesaro. Curioso: non è mancata l’esecuzione del duo formato da Enzo Iannacci e Dario Fo.
Il concerto sarebbe terminato, ma il pubblico è troppo caldo, troppo entusiasta. E anche Flórez è felice, si vede, si sente. Si va avanti, rimanendo all’ombra del Vesuvio: Marechiaro, la canzone del grandissimo Roberto Murolo.
Poi il saluto al popolo del ROF, a Piazza del Popolo, con una canzone struggente scritta nel 1954 dal messicano Tomás Méndez: Cucurrucucu Paloma.
Dicen que por las noches nomás se le iba en puro llorar… Dicono che nelle notti non facesse altro che piangere…
Non a Pesaro, ieri sera.

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