La città dei due pesi e delle due misure: ferrei controlli al ROF, ma altrove è di moda il liberi tutti

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18 agosto 2020

PESARO – Qualche sera fa, durante un concerto in piazza, tre spettatori, una giovane coppia e un melomane più anziano sono seduti e mantengono la mascherina di protezione. Lei dice: “Da quando sono arrivata a Pesaro, la tengo sempre”. Vengono tutti dal nord Italia. Sono grandi appassionati e anche quest’anno, malgrado il Coronavirus, non hanno voluto perdere l’appuntamento con Rossini. L’anziano è polemico: “Ma chi amministra questa città? – si chiede -. Per entrare in piazza dobbiamo superare due controlli, mostrare un documento d’identità che confermi il nome sul biglietto e firmare una dichiarazione che non abbiamo i sintomi del Covid-19 e non l’abbiamo avuto in precedenza. Poi, finito il concerto, per raggiungere l’albergo, devo fare lo slalom tra una masnada di ragazzini che fanno assembramenti e non portano la mascherina. Eppure, mi sembra di avere letto che Pesaro è una delle città più colpite dal virus. Come possono averlo dimenticato così in fretta. E perché nessuno interviene?”.
Aggiungono i due giovani: “Siamo andati a prendere un gelato: ressa all’entrata, pochissimi con la mascherina. In altri esercizi della zona mare anche il personale aveva la mascherina abbassata sotto il naso. Ma fanno i controlli a chi va ai concerti in piazza, a gente che resta composta, che non si è mossa dalla sedie neppure nel breve intervallo de Il viaggio a Reims. Tutto ciò che accade in zona mare, ma anche in altre vie del centro, è incomprensibile”.

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Non hanno torto, i tre melomani arrivati da fuori. Ci permettiamo di aggiungere alcune esperienze dirette: abbiamo acquistato alcune pizze in Viale Trieste. Dentro la pizzeria, quasi tutti i dipendenti, o forse anche i titolari, con la mascherina sotto il naso. Che protezione garantisce?
Ipercoop: due ragazzi africani passeggiano nella galleria, uno è privo di mascherina, l’altro la porta, ma appesa all’orecchio destro. Gli dico: scusate, la mascherina? La risposta: “Vaff…”. L’integrazione è perfetta. All’interno dell’ipermercato, tra i vari banchi, molti acquirenti hanno la mascherina abbassata per vedere meglio i prodotti da scegliere e acquistare. Hanno tutti una certa età. Dunque, non sono ragazzi, non sono i giovanissimi che si “divertono” in zona mare e a casa non hanno alcuno che ricorda loro che viviamo in una provincia che ha perso oltre cinquecento persone uccise dal Coronavirus. Davanti al banco della frutta, un uomo sta scegliendo le pesche, gli si avvicina un giovane, invitato a rispettare le distanze. Il giovane non reagisce, ma subito dopo commenta con un amico che fa spesa: “Questo rompiscatole. Ma perché non si fa gli affari suoi?”. In verità se li fa, se chiede, anzi pretende, il rispetto del distanziamento. Subito, dopo, però, al banco dei formaggi incontro l’uomo che chiedeva la distanza: è in compagnia di un’anziana che ha la mascherina abbassata, copre la bocca, non il naso!
Raggiungo il garage al piano interrato. Al termine della scala mobile, girano verso destra, m’imbatto in una giovane coppia, forse marito e moglie, che arrivano senza mascherina. Eppure il garage è una zona chiusa e avere la mascherina obbligatorio.
Galleria dell’Iperconad alla Torraccia: in un noto negozio, diversi acquirenti circolano con la mascherina abbassata. Se t’azzardi a farglielo notare, ti guardano come se tu fossi un marziano
È più fastidioso mettere la mascherina per un po’ di tempo o rischiare di essere contagiati da chi non ha rispetto degli altri e, peggio ancora, di se stesso?

Un commento to “La città dei due pesi e delle due misure: ferrei controlli al ROF, ma altrove è di moda il liberi tutti”

  1. andrea scrive:

    Magari chi criticava veniva da Bergamo…

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