ROF, L’ABC del Buffo esalta i “tifosi” da Curva Sud e invita al rispetto delle regole anti Covid-19

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19 agosto 2020

PESARO – Non avevamo alcun dubbio: ai melomani piacciono i baritoni e i bassi, adorano i ruoli da loro interpretati, anche perché – non nascondiamolo – questi personaggi sono lo specchio di tutti noi, rappresentando, accentuati ma non troppo, i nostri difetti.
Come non pensare a Tobia Mill che vende la propria figlia Fannì ne La cambiale di matrimonio. O a Don Magnifico che non esita a proporre a Don Ramiro “qualunque delle figlie”, ma non Cenerentola, che è una “figliastra”, e ricordare famiglie che mettevano le figlie minori in mano a un noto politico nostrano.
Ci fanno ridere, questi personaggi, che siano Germano ne La scala di seta, Geronio ne Il turco in Italia, Don Magnifico e Dandini nella Cenerentola. Come confidava pochi giorni fa Carlo Lepore, grande protagonista della Cambiale, nell’intervista a pu24.it – sono “personaggi pessimi dal punto di vista etico, da condannare, però alla fine li amiamo grazie alla musica, che li rende simpatici”.
Se poi a interpretare questi ruoli sono Alfonso Antoniozzi, Paolo Bordogna e Alessandro Corbelli, impossibile non innamorarsene. A prescindere, si potrebbe affermare, dopo lo spettacolo di martedì sera in Piazza del Popolo: L’ABC del Buffo. Più che una platea sembrava d’essere in curva, in una sorta di curva calcistica, segnata dai cori da stadio in versione opera.
Una serata accompagnata da una serie infinita di “bravooooo”, “braviiiii”, ora all’indirizzo del singolo, ora per i protagonisti dei duetti, fino al terzetto finale, come bis.
Solo Juan Diego Flórez ha fatto registrare più decibel, ma i tre non hanno sfigurato in un confronto, in verità inesistente, con il tenore.

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La storia del Rossini Opera Festival in un concerto, con Michele Spotti alla guida della Filarmonica Gioachino Rossini, aperto – vocalmente – da Alessandro Corbelli, prima solo poi assecondato da Antoniozzi, in Amore dolcemente”, Aria di Germano da La scala di seta.
Il baritono torinese si è presentato sul palco con un fiasco, perfetto ubriaco, e ha incantato con la sua voce che sembra vincere l’usura di un carriera lunghissima. A Pesaro esordì 37 anni fa, dando voce a Prosdocimo nel Turco in Italia. Fra i suoi compagni di viaggio, Lella Cuberli (Donna Fiorilla) e Samuel Ramey (Selim). Allora, Don Geronio era Luigi De Corato. Ieri sera a cantare l’Aria di Geronio, “Se ho da dirla, avrei molto piacere”, che ha seguito quella di Germano, è stato Paolo Bordogna, al quale, per il duetto “D’un bell’uso di Turchia”, s’è unito Alfonso Antoniozzi (Selim).
Seduti in platea, anche Nicola Alaimo e Roberto De Candia, circondati dai “tifosi”, da veri appassionati arrivati da ogni parte d’Italia, ma anche dall’estero.
Malgrado il microfono sembri perdere per qualche istante la voce di Antoniozzi (Selim), il coro di  “braviiiiii, braviiiiii” è come quello della Curva Sud dopo un gol di Totti.
Altrettanti applausi alla cavatina di Don Magnifico “Miei rampolli femminini”, cantata da Corbelli, al finale del I atto di Cenerentola, “Intendente! Direttor!” Con Antoniozzi”, e a Paolo Bordogna che, come già anni fa (agosto 2010, Adriatic Arena) è un ineguagliabile Don Magnifico in “Sia qualunque delle figlie”.
Mentre Corbelli e Antoniozzi prendono possesso del palco per il duetto Dandini-Magnifico “Un segreto d’importanza”, Bordogna spunta dall’angolo per un ulteriore ringraziamento. Un inchino a chi lo osanna.
In platea sale la temperatura, per fortuna da Via Rossini arriva un venticello che rinfresca. Però sono terminate le pagine rossiniane. Si passa a Cimarosa, Il matrimonio segreto, con il duetto Geronimo-Conte Robinson “Se fiato avete in corpo” (Bordogna e Corbelli”. E sono ancora applausi e cori da stadio, malgrado una voce fastidiosa che giunge da fuori platea infastidisca, e non poco, l’ascolto.
È il momento di Donizetti, Le convenienze e le inconvenienze teatrali, e Bordogna sorprende, in verità non troppo, presentandosi sul palco vestito da donna (abito di pizzo con paillettes e al collo un boa di piume), accolto da un boato. Canta, magnificamente, la cavatina di Agata: “Lazzarune, scauzacane”. E applausi, grandi applausi a Corbelli per il Cantabile di Don Pasquale “Ah! Un foco insolito”, poi, per il duetto Malatesta-Don Pasquale “Cheti, cheti immantinente” con Antoniozzi.
L’interpretazione di Bordogna dell’aria di Beaupertuis “È una cosa incredibile” da Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota vale da sola il biglietto per la serata
Come pure il monologo di Falstaff “Ehi! paggio! … L’onore!”.
Il pubblico è entusiasta. I tre concedono un solo bis, ma che bis! È un brano dal terzetto del primo atto delBarbiere di Siviglia di Paisiello: “Ma dov’eri tu, stordito, allor quando che ‘l barbiere qui se n’ venne poco fa?”, protagonisti Svegliato, Bartolo e Giovinetto. Gli eccì, eccì, gli starnuti del Giovinetto Bordogna inducono Corbelli a mettere la mascherina. Anche il concerto L’ABC del Buffo si accomiata invitando a rispettare le regole.

 

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