Il concerto della Rolex porta Pesaro e Rossini in tutto il mondo, ma la diretta va in tilt nell’ultima parte

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22 agosto 2020

I protagonisti del concerto di ieri sera nel Teatro Rossini e in diretta su medici.tv (foto da  medici.tv)

I protagonisti del concerto di ieri sera nel Teatro Rossini e in diretta su medici.tv (foto da medici.tv)

PESARO – Dal tempo, inteso come Kronos, o Chronos, al tempio, nel caso quello rossiniano. Pesaro come Wimbledon! L’orologio svizzero che regola il tempo del torneo di tennis più famoso al mondo è entrato nel tempio pesarese, nel teatro dedicato al figlio più illustre della città.

La Rolex, orologio di lusso, dalla parte di musicisti e cantanti che hanno sofferto le conseguenze del Covid-19, che però, con tutto il rispetto, hanno toccato assai più pesantemente altre categorie, meno protette, (anche) del mondo dello spettacolo. Ma, si sa, i grandi marchi sono più attenti a chi sta in alto che a chi sta in basso. Ed è anche accettabile che per testimonial abbiano grandi cantanti anziché sconosciuti tecnici che magari non hanno avuto neppure il beneficio della cassa integrazione. Ciò è meno accettabile, in un mondo – quello italiano in particolare – che vive soprattutto di contributi pubblici- Questo, però, è un lungo discorso che ci porterebbe lontano. Non è il caso di affrontarlo adesso. Meglio occuparsi del concerto, un grande evento.
Dopo quello di venerdì sera a Pesaro, altri due concerti:  l’1 settembre, a Berlino, la protagonista sarà la bulgara Sonya Yancheva, soprano; il 3 settembre, a Parigi, il tenore messicano Rolando Villazón, con l’intervento del violinista francese Renaud Capuçon, che giovedì sera abbiamo ascoltato, su medici.tv, in un bellissimo concerto con Martha Argerich nell’ambito del Festival di Salisburgo).
Juan Diego Flórez, testimonial Rolex fin dal 2015, come faranno poi Sonya Yancheva e Rolando Villazón, ha introdotto la serata.
“Grazie a tutti di esser qui – ha detto, in inglese, rivolgendosi soprattutto alla platea mondiale -, grazie al Rossini Opera Festival per avere permesso questo evento. Spero che possiate godere questo concerto”.
Gli artisti coinvolti tra Pesaro, Berlino e Parigi sono circa cento, tutti scelti in base al loro talento e alle precedenti esperienze con i testimonial.
“Un regalo per gli artisti”, comunica Rolex, “che potranno beneficiare della visibilità concessa dalla partecipazione ai tre eventi. Infatti, i concerti saranno visibili fino a ottobre nella piattaforma diMedici.tv, che è partner di Rolex da più di un decennio e saranno seguiti da centinaia di migliaia di persone in oltre 180 paesi”.
Peccato che, dopo poco più di un’ora di collegamento perfetto, la diretta abbia incominciato a fare le bizze, prima rallentando, poi addirittura bloccandosi mentre Nahuel Di Pierro cantava l’aria di Assur: “Deh… ti ferma…”. Il segnale l’ha preso in parola. Da quel momento in poi, con la Romance de Mathilde Sombre forêt, dal Guillaume Tell, eseguita da Mariangela Sicilia, ma anche il bellissimo duetto Marchesa Melibea-Conte di Libenskof, D’alma celeste, Oh Dio!: , da Il viaggio a Reims, protagonisti Juan Diego Flórez e Cecilia Molinari, fino al Sestetto Zitti!… Non canta più, ancora da Il viaggio a Reims, ultimo brano in programma, è stata una diretta a singhiozzo, tanti tanti che, da abbonati a Medici.tv, abbiamo preferito attendere la differita, che invece non ha avuto alcun problema tecnico.
Dunque, portare il Teatro Rossini, il ROF e Pesaro nella case degli appassionati di tutto il mondo è stato un bel regalo fatto da Juan Diego Flórez. È quest’ultimo aspetto quello più importante per gli artisti, ma anche per la città. Non conosciamo il numero degli abbonati, ma – se prestiamo fede al comunicato di Rolex – la platea mondiale è stata notevole. E se anche qualcuno degli abbonati fosse ancora all’oscuro di cosa rappresenta Pesaro per la musica, lo ha imparato stasera. A maggiore ragione grazie al programma: dodici arie, con diverse combinazioni tra Flórez e gli altri cantanti che rappresentano ogni vocalità, cantando da soli o insieme.
Con alle spalle la Rolex, i tempi non potevano non essere rispettati. Alle ore 20, con tempismo perfetto, il direttore Christopher Franklin, alla guida dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini, e Flórez danno il via al concerto con l’esecuzione dellaCavatina alternativa di Giacomo T’arrendi mesto al pianto:, da La donna del lago.  Un segnale preoccupante: il video sembra fermarsi per un istante, magari solo qualche decimo di secondo, ma… Alla fine, grandi applausi a Flórez, che subito dopo ritorna a salutare e ringraziare.
Il secondo brano è Figaro Largo al Factotum, dal Barbiere di Siviglia: canta Davide Luciano, baritono campano, allievo dell’Accademia Rossiniana 2012, diverse presenze al ROF. Applausi anche per lui. In verità, sarà una serata di tanti applausi. Come quelli a Nicola Ulivieri, che canta subito dopo l’Aria di Don Basilio: La calunnia è un venticello.
La prima protagonista femminile della serata è Eleonora Buratto, impegnata nel Rondò di Elena Tanti affetti in tal momento, da La donna del lago. Due anni fa il soprano mantovano era attesa a un concerto pomeridiano nell’Auditorium Pedrotti, ma le fu impossibile partecipare, sostituita da Yolanda Auyanet. Ieri sera si “ripresa” il pubblico pesarese.
Come Marina Monzó, cantante valenciana, che ha cantato l’Aria di Giulia Il mio ben sospiro e chiamo: , da La scala di seta, confermando tutte le grandi qualità che l’hanno portata a frequentare l’Accademia Rossiniana (2016), facendola conoscere al pubblico del ROF.
A meno di ventiquattro ore dal concerto in Piazza del Popolo, abbiamo avuto il piacere di riascoltare Karine Deshayes, mezzosoprano francese, che ha riproposto un brano eseguito la sera prima, il bellissimo Ballo, Tema con variazioni D’amor al dolce impero, da Armida. Un’esecuzione raffinata, esaltata dalla grande tecnica, giustamente riconosciuta alla parigina,  peraltro molto elegante.
Durante Il viaggio a Reims in Piazza del Popolo, l’amplificazione non aveva reso giustizia alla qualità vocali, alla voce possente di Pietro Adaíni, protagonista del duetto Melibea-Libenskof con Chiara Tirotta. Ieri sera, grazie all’acustica del Teatro Rossini, il tenore catanese, ha entusiasmato nell’Aria di Ramiro: Sì, ritrovarla io giuro, da La Cenerentola. Per lui, un lunghissimo applauso.
La regia di Medici.tv va in tilt quando in palcoscenico appare Cecilia Molinari, presentata come Nino Machaidze in Semiramide. La dottoressa – è laureata in Medicina – con taglio di capelli molto giovanile ed elegante nell’abito azzurro, canta – da La Cenerentola – Nacqui all’affanno, e al pianto. Reduce dalla bella partecipazione alla Petite messe solennelle in Piazza del Popolo, il mezzosoprano di Riva del Garda, che prossimamente sarà Tancredi nel Teatro Petruzzelli di Bari, dopo avere frequentato l’Accademia Rossiniana 2015, ha mostrato una crescita costante che ne fanno una delle cantanti più apprezzate della nuova generazione. Lo ha confermato con Cenerentola e in seguito del duetto con Flórez.
Se c’è una cantante che è piaciuta particolarmente nelle edizioni precedenti del ROF, è sicuramente Nino Machaidze, che come già l’anno scorso, quando fu Semiramide nell’allestimento di Graham Vick, con la direzione di Michele Mariotti. Così, ieri sera, ha riproposto la Cavatina di Semiramide Bel raggio lusinghier. Mostrando la pancina di mamma in attesa,  Nino Machaidze, georgiana ormai italiana non solo per matrimonio, ha cantato con “gioia e amor”, molto apprezzata dai duecento spettatori del Teatro Rossini.
L’anno scorso, protagonista con lei in Semiramide, c’era anche Nahuel Di Pierro, che l’ha seguita nella scaletta del Rolex Perpetual Music. Come la collega, Di Pierro ha cantato un brano che incantò il pubblico del ROF 2019: Recitativo Sì, vi sarà vendetta e Aria di Assur Deh… ti ferma… ti placa… perdona… Il basso argentino, è nato a Buenos Aires, rappresenta una delle tante scelte vincenti di Ernesto Palacio, sovrintendente del ROF. L’anno scorso, giocando sulle sue origini e sulla grande passione degli argentini per il fútbol scrivemmo che in alcuni momenti sembra Messi, in altri Batistuta. Segna e fa segnare i colleghi. Bravissimo. Causa i problemi tecnici raccontati, abbiamo riascoltato più volte Di Pierro. La sua esecuzione è stata superba, ma gli applausi non all’altezza. E ciò non fa onore agli spettatori.
Grandi applausi a Mariangela Sicilia, a sua volta reduce dalla Petite messe solennelle. Il soprano , che ha frequentato l’Accademia Rossiniana nel 2012, ha cantato la Romance de Mathilde Sombre forêt, dal Guillaume Tell. Peccato che la diretta abbia quasi azzerato il suo brano. Rivisto, è degno di lode,
Come anticipato, Juan Diego Flórez e Cecilia Molinari
hanno duettato in Melibea-Conte di Libenskof: D’alma celeste, Oh Dio! Lei fu Melibea già nelViaggio a Reims dopo l’Accademia 2015 ed è stata bravissima, anche teatralmente, all’altezza del famoso compagno di viaggio.
Viaggio che prosegue con Roberto Lorenzi, Don Profondo in “Medaglie incomparabili”.
Siamo ormai alla fine,. Va in scena il Sestetto Zitti!… Non canta più: Juan Diego Flórez (Libenskof), Marina Monzó (Madama Cortese), Cecilia Molinari (Marchesa Melibea), Davide Luciano (Don Alvaro), Nahuel Di Pierro (Barone Trombonok), Nicola Ulivieri (Don Profondo).
E sono applausi, tanti applausi, per tutti. Il pubblico chiede il bis, ma Christopher Franklin è già sul palcoscenico, tra Flórez e Buratto, a ricevere gli applausi indirizzati anche all’Orchestra Sinfonica G. Rossini. Dunque, siamo ai saluti, ma… Flórez  sussurra qualcosa al direttore californiano, che raggiunge il podio e riparte il Sestetto, che coinvolge anche gli altri cantanti. Si entusiasma, accanto a Flórez, anche Karine Deshayes, che prima balla, poi mima il canto, poi s’unisce agli altri. Cantano tutti i protagonisti, il Sestetto raddoppia. Come gli applausi e i “bravi, bravi”. Tanta è la gioia che Christopher Franklin, tornando in palcoscenico, inciampa e rischia di cadere. Rimane in piedi e può esultare. Come tutti i cantati, come tutti gli spettatori in teatro e a casa, e crediamo anche a Rocca Costanza, dove è stata trasmessa la diretta di un concerto forse irripetibile.

 

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