L’appello di Burioni: “Il virus è qui, nocivo come prima”. E Acquaroli impone l’uso della mascherina

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3 ottobre 2020

ACQUAROLIANCONA – Il presidente delle Marche Acquaroli ha preso una decisione che va nella direzione indicata da Roberto Burioni, il professore pesarese Ordinario di Microbiologia e Virologia al San Raffaele di Milano: “Le cose cominciano a mettersi peggio. Vi prego, state attenti, mantenete le distanze, portate le mascherine, evitate luoghi affollati al chiuso, lavatevi le mani. Il virus è lì fuori, infettivo e nocivo come nella scorsa primavera. Dipende tutto da noi“.
Già, da noi, prima di tutto da noi, non dagli altri.
Dunque, il nuovo presidente, ha informato dalla sua pagina Facebook che stamattina ha incontrato  i vertici della sanità regionale.
Abbiamo fatto il punto sull’andamento del Covid nella nostra regione. Oltre ai provvedimenti già in essere, abbiamo deciso di emettere un’ordinanza che amplia, dalla mezzanotte di oggi, l’obbligo di utilizzo della mascherina all’aperto, in caso di assembramenti, per l’intera giornata. Per assembramento si intende  ogni agglomerato  con più di 2 persone dove non è possibile mantenere  la distanza di sicurezza di almeno un metro“.
Allo stesso tempo, Acquaroli ha tenuto a tranquillizzare.
La situazione è assolutamente sotto controllo e non bisogna creare allarmismi, ma la prevenzione si fa oggi. Dobbiamo mettere in campo fin da subito tutte le misure volte  ad evitare l’aumento dei contagi”.
Infine un’informazione: “Comunico che anche nella nostra regione  sono a disposizione i tamponi rapidi, strumento indispensabile per un’azione di prevenzione efficace“.
La prevenzione, prima ancora che dai tamponi, dipende soprattutto da noi, dai nostri comportamenti.
Purtroppo, in giro, a fronte di una grande maggioranza che rispetta le regole, non manca chi le calpesta.
Colta al volo stamattina, in Viale Trieste: una coppia passeggia sotto la pioggia. Lei alza la voce contro l’ipotesi dell’obbligo di mettere la mascherina anche quando si è all’aperto. “Non se ne può più! Ci stanno prendendo in giro da mesi, questa è una semplice influenza”.
Verrebbe voglia di chiederle dove si sia laureata in Microbiologia e Virologia. Forse all’Università dei Bar o dei leoni da tastiera.
Possibile non conosca una sola vittima del Covid-19? Neppure un amico che è stato ricoverato? Neppure un esponente del mondo della Sanità che ha vissuto mesi terribili e si è impegnato con straordinaria abnegazione per evitare che le conseguenze fossero addirittura peggiori dei quasi mille morti che hanno pianto le Marche?
La sconosciuta che passeggiava in Viale Trieste ha le stesse idee della signora che abbiamo visto più tardi fare la coda alla cassa di un grande negozio della Torraccia.
Forse è anche lei una seguace di Trump, una negazionista de “noantri”. La mascherina non l’ha calata sotto il naso, è sotto il mento. A occhio, è più vicina agli ottanta che ai settanta, quindi una delle età a maggiore rischio. Eppure non se ne cura, anche se fa la coda in compagnia di una ragazzina che la mascherina la porta correttamente.
Scene di ordinaria quotidianità che si ripropongono in ogni angolo della città.
Nello stesso grande negozio dove la signora ha calato la mascherina sotto il mento, altri clienti hanno la mascherina sotto il naso.
Sembra la moda dei tempi del Coronavirus proposta da chi se ne frega del Covid-19. Una moda che contagia anche numerosi addetti ai lavori di esercizi pubblici.
La domanda è spontanea: fa peggio tenere la mascherina che copre bocca e naso o restare settimane o mesi con i negozi chiusi, senza lavorare?
Ci raccontano che, nel cuore di Pesaro, tra le vie Rossini e Branca e il Corso, alcuni negozi – ad esempio il flying tiger copenhagen, la catena danese  di articoli da regalo e design a basso prezzo che ha la sede davanti al Teatro Sperimentale – sono scrupolosissimi, non tollerano infrazioni alle regole di distanziamento e protezione personale. In altri, si entra a frotte e una volta dentro la mascherina cala sotto il naso, talvolta sotto il mento.
Incredibile, proprio nei giorni in cui le cifre relative ai contagi e ai ricoveri tornano a farsi preoccupanti, anche nelle Marche, con il nuovo presidente della Regione, Acquaroli, che sta valutando l’ipotesi di seguire altri colleghi nell’obbligo di portare sempre la mascherina.
Pare evidente che noi italiani abbiamo bisogno di decisioni forti, ma siamo sempre pronti a protestare. Ora è il turno dello mondo dello sport e dintorni, che protesta chiedendo l’apertura di stadi e palazzi dello sport. Ovviamente per colpa – ma per alcuni è un merito – dei governatori, in primis l’emiliano-romagnolo Bonaccini, che giocano a fare i ganzi, i primi della classe.
“Gli altri aprono a 700 spettatori? Io ne faccio entrare 1.000? Ma che dico, 2.000″. Così, i Toti, i Bonaccini, i Zaia e gli Emiliano si rincorrono a colpi di autorizzazioni.
A chi esulta per le decisioni di questi presidenti, ci permettiamo di proporre un invito: rivedete attentamente la tappa a cronometro che oggi ha inaugurato il Giro d’Italia, osservate le decine e decine di spettatori accalcati, senza mascherina, oppure con la mascherina calata sotto il naso. Oppure, registratevi su lvf.tv, la televisione online che trasmette le partite di serie A1 e A2 di pallavolo femminile, e guardate le partite che, come nella vicina San Giovanni in Marignano, si sono giocate a porte aperte. Spettatori senza mascherina o con la mascherina calata.
Non siamo capaci di rispettare le regole e facciamo il male di noi stessi e di chi lavora, nei negozi, nei ristoranti, nei bar, nei centri commerciali.
A proposito di questi ultimi: stamattina, nella galleria del Miralfiore, c’era ci circolava senza mascherina. Tra gli scaffali dell’Iperconad della Torraccia, diversi clienti con la mascherina sotto il naso.
Però, ne capiamo più degli esperti. Siamo i tuttologi da bar, ne capiamo più dell’allenatore della Nazionale, ma anche più dei medici.

 

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