Il Meglio e il Peggio: dai tifosi dell’Everton agli United leccons, da Autostrade ai giornali che nascondono Benetton

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13 novembre 2020

Mister Pressing
Diversi i buoni esempi per il Meglio, a incominciare dai tifosi dell’Everton, squadra di calcio di Liverpool allenata da Carlo Ancelotti. Per il Peggio c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Il peggio: i giornali uniti per le Autostrade dei Benetton. I giornali uniti per i Benetton scoprono le malefatte di Autostrade per l’Italia, che erano e sono ancora le Autostrade per i Benetton, ma ignorano il cognome della famiglia veneta. Accadde già quando – il 14 agosto 2018 – il Ponte Morandi crollò e quasi tutti i giornali italiani finsero di non sapere chi c’era dietro Autostrade per l’Italia e Atlantia, la società che la controllava: i Benetton. Qualche giornalista ebbe la spudoratezza, anzi la malafede, di accusare i 5Stelle e gli ambientalisti che s’opponevano alla realizzazione della Gronda, un passante che avrebbe sì alleviato il traffico genovese, ma non sostituito il Morandi. E comunque era lungi dall’essere realizzata. Come se i 5S amministrassero Genova e la Liguria. Mai accaduto. Se la presero – i grandi giornali e tanti politici – con i pochi che chiesero l’immediata rescissione del contratto – segreto, vergognosamente segreto – che, salvo pochi rami, concedeva alla società controllata dai Benetton la gestione della rete autostradale italiana. Le autostrade erano diventate il bancomat dei Benetton.  Si sono ripetuti giovedì 12 novembre 2020: tanti titoli, tante accuse, ai dirigenti arrestati e pure ad Autostrade, ma i grandi giornali italiani si sono adeguati al famoso decreto “Salva Benetton” firmato da Berlusconi nel 2008. Sono gli stessi giornali che s’indignarono più per il crollo in borsa delle azioni Atlantia che per il crollo del ponte che aveva provocato 43 vittime. Alla fine i veri colpevoli erano loro, le 43 vittime e i familiari. Scriveva Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it, il 17 agosto 2018. Autostrade, un contratto capestro e le oscene acrobazie dei media per nascondere il cognome Benetton. E ancora: E che la stampa italiana ancora oggi impegnata in surreali acrobazie per non mettere nei titoli il cognome Benetton, trovi finalmente il coraggio di parlare.
Niente di niente, anche giovedì. Le magie del giornalismo italiano. A leggere le intercettazioni si prova qualche brivido. Gianni Mion, ad di Edizione Holding, che controlla Atlantia, che a sua volta controlla Autostrade: “Le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo, meno facevamo, così distribuiamo più  utili… e Gilberto (Benetton; ndr) e tutta la famiglia erano contenti“. Tutta la famiglia. Che però sui quotidiani italiani è un fantasma.
Il meglio: gli United leccons e i magnager dei Benetton. Chi non ha fatto finta di non vedere quando crollò il Ponte Morandi è sicuramente Il Fatto Quotidiano, unico giornale italiano con La Verità a scrivere subito a caratteri cubitali il nome Benetton. L’articolo di ieri firmato da Marco Travaglio è una lezione di giornalismo, che ovviamente non sarà mai presa ad esempio nelle scuole che formano i futuri giornalisti. Non possiamo pubblicarlo integralmente, quindi vi invitiamo, se lo riterrete opportuno, a chiedere in edicola la copia del 12 novembre del Fatto Quotidiano o a leggere ilfattoquotidiano.it. E ci permettiamo di offrirvi alcuni stralci.
Il minimo che si possa fare leggendo le intercettazioni di Castellucci, Mion e degli altri magnager di casa Benetton intercettati dalla Procura di Genova, è vomitare. Ma stupirsi, per favore, no. Da ieri siamo inondati dai commenti indignati di politici, giornalisti e commentatori che fingono di meravigliarsi per le parole sprezzanti dei manager scelti dai Benetton per speculare a suon di dividendi  miliardari su un bene pubblico (le autostrade), la sicurezza pubblica (le mancate manutenzioni dei viadotti) e l’incolumità pubblica (i cavi del Morandi “corrosi” e i pannelli “incollati” col Vinavil). Ecco: ce li risparmino. Oggi intitoliamo questa colonna come quella dell’agosto 2018 sul crollo del ponte Morandi… Era già tutto chiaro e lampante, allora, almeno per le responsabilità gestionali dei dirigenti scelti da Luciano, Gilberto & Fratelli, noti imprenditori a pelo lungo passati dal tosare le pecore al tosare gli italiani.
Il peggio: il sindaco Ricci: “La minaccia di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia è uno scandalo”. Il 5 luglio 2019 il Comune di Pesaro pubblicava questo comunicato: “E’ uno scandalo“. Matteo Ricci tuona contro la nuova minaccia di revoca della concessione ad Autostrade: “Di Maio la smetta con questo balletto. Così sta bloccando o rallentando miliardi di opere pubbliche che Atlantia deve realizzare. Il governo piuttosto sblocchi i cantieri”, attacca su twitter, allegando articoli con tanto di titoli: “La revoca costa 20 miliardi”. Poi prende il caso pesarese: “Autostrade ha fatto la gara per l’interquartieri di Muraglia: si lavora da tempo alle operazioni propedeutiche, che riguardano le attività legate alle verifiche belliche, archeologiche e geologiche. Così come allo spostamento dell’acquedotto: operazioni che andranno avanti anche nei prossimi mesi“. Vero, è uno scandalo che, davanti a una tragedia come quella del ponte Morandi, prima che a fare giustizia, si pensi al proprio orticello, mentre ci sono 43 famiglie che hanno perso i propri cari. Lo scandalo è che la famiglia Benetton continui a gestire le autostrade italiane. Sindaco, che dice, gli ultimi fatti meritano, non diciamo un pentimento, almeno una riflessione?
Il meglio: Egle Possetti, comitato Vittime Ponte Morandi. Ospite di La7, ha dichiarato: “Non dobbiamo essere presi più in giro. Quelle autostrade sono nostre. Le abbiamo pagate noi cittadini. Non possiamo permettere che questa società ne esca con le tasche piene“. Dovrebbe essere così, in un paese normale. Difficile in Italia, dove si è sempre pronti a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa. E sempre pronti a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani (grazie Claudio Lolli).
Il peggio: il PD che protesta sulla sanità. La nuova amministrazione della Regione Marche boccia l’ospedale unico. Il PD insorge: “La Giunta regionale, con i suoi tre assessori della provincia di Pesaro e Urbino, ha messo in atto una chiara ripicca politica contro la nostra città senza tener conto che a rimetterci saranno sempre e solo i cittadini, di destra e di sinistra“. Non siamo contro l’ospedale unico, anzi,  siamo convinti che sia meglio farsi operare da un chirurgo che fa dieci interventi al giorno, non da chi ne fa dieci alla settimana in un piccolo ospedale. Ma siamo altrettanto convinti che un cittadino di Apecchio non debba rischiare di morire per un infarto mentre un residente sulla costa riesce a salvarsi. Domanda al PD: chi è il partito che alle ultime elezioni regionali ha candidato ed eletto consigliere la giornalista Michela Vitri che al suo esordio in campagna elettorale aveva affermato di volersi battere, giustamente, per una migliore sanità nell’entroterra? “… è inaccettabile vedere nascere come un fungo un ospedale a Civitanova, mentre nelle strutture del nostro entroterra sono stati tolti persino posti di lungodegenza”. Chi ha gestito la sanità regionale negli ultimi decenni?
Il meglio: Zaia accusa i negazionisti. “In un paese come il nostro non può essere una colpa dire che il virus esiste!“. Parole del presidente del Veneto. Un politico leghista attento alla salute della popolazione veneta.
Il peggio: Zaia sta nello stesso partito di Salvini. Come si coniuga l’appartenenza di Zaia allo stesso partito di Matteo Salvini? Il capo esalta il nuovo accordo della Lega con Alessandro Meluzzi,  che si presenta come “primate della chiesa ortodossa italiana autocefala“, fra i più attivi negazionisti del Covid-19: “un colossale imbroglio, una falsa pandemia“, con la memorabile aggiunta: “I monopattini hanno ucciso più persone del Covid-19“.
Il messaggio dei tifosi Everton a Marcus Rashford, una grande emozione

Il messaggio dei tifosi Everton a Marcus Rashford, una grande emozione

Il meglio: i tifosi dell’Everton. La scorsa settimana abbiamo fatto i complimenti a Marcus Rashford, giovane attaccante del Manchester United, che si è battuto per il diritto al cibo dei giovani indigenti, calcolati in circa 1,4 milioni. La sua battaglia ha costretto il primo ministro inglese Boris Johnson a fare marcia indietro, garantendo i pasti che voleva eliminare. Nell’ultimo turno di campionato, il ManUnited è stato ospite dell’Everton e ha vinto 3-1. Hanno vinto soprattutto i tifosi dei toffees, le caramelle, che nel grande schermo del Goodison Park, ovviamente senza pubblico, hanno dedicato un messaggio a Rashford: “Grazie per il tuo impegno per i nostri bambini che avevano bisogno di una voce, qui nel Merseyside e in tutto il Paese“. Dubitiamo che in Italia sarebbe possibile. I giocatori avversari non si rispettano, non si ringraziano, si insultano.

Il peggio: il TAS (Tribunale arbitrale dello sport).  Meglio avere a che fare con un plotone d’esecuzione che con la giustizia sportiva. In particolare con il TAS di Losanna che ha respinto il ricorso di Andrea Iannone e lo ha condannato addirittura a 4 anni di squalifica per doping. Il pilota dell’Aprilia MotoGp era stato fermato il 17 dicembre 2019 perché trovato positivo (drostanolone) a un controllo antidoping il 3 novembre, in occasione del GP di Malesia. Il 17 aprile, in primo grado, gli erano stati inflitti 18 mesi. La squalifica sarebbe scaduta il 16 giugno 2021. Aveva fatto ricorso anche la Wada, Agenzia Mondiale Antidoping, la stessa che ha ostacolato in ogni modo la ricerca della verità anche da parte della magistratura italiana che indaga sul caso Schwazer. Il TAS ha dato ragione alla Wada.
Il meglio: e se nascesse un movimento “i nostri soldi a chi rispetta le regole”? Non si può certo sostenere che pu24.it non abbia criticato i DPCM del governo, alcune sue chiusure illogiche. Ma noi siamo per le regole, che critichiamo ma rispettiamo. E stiamo verificando che altri condividono la nostra idea, tanto che qualcuno ci ha detto: “Teniamo in mente chi, oggi, non rispetta le regole, perché un domani dovremo evitare di portargli i nostri soldi. Meglio darli a chi, pure nelle oggettive, grandi difficoltà, si comporta da persona corretta“.
Il peggio: Trump o Sgarbi? La lotta è dura. Dialogo con un amico americano innamorato dell’Italia. “Finalmente possiamo respirare, abbiamo licenziato Trump“. “Come avete fatto a resistere quattro anni?”. “È stata dura, ma per fortuna è finita. Piuttosto, voi, come riuscite a sopportare Sgarbi?“. “Intanto non è presidente della Repubblica e neppure del Consiglio”. “Sì, ma è un parlamentare che si comporta peggio che nei bar del Far West“. “Prendetelo voi, in America, un posto con i negazionisti alla Trump lo trova facilmente”. “Per carità, peggio per peggio, ci teniamo Trump“.
Il meglio: Stefano Tonut, giocatore della Reyer Venezia. Il triestino, figlio d’arte, martedì ha informato di essere stato contagiato dal Coronavirus. “Sto abbastanza bene e fortunatamente ho pochi sintomi, ora starò in isolamento, aspettando l’esito negativo del prossimo tampone. Credo che in questa situazione delicata e completamente nuova per ciascuno di noi, sia doveroso prendere atto che questo virus è pericoloso e altamente contagioso… Nel mio piccolo invito a rispettare le regole, utilizzando mascherine, evitando assembramenti e seguendo tutte le precauzioni dovute al caso“. Parole di saggezza.
Il peggio: il Vernacoliere rischia di chiudere. Se non conoscete il Vernacoliere, mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto in vernacolo livornese e in italiano, se non l’avete letto, non sapete cosa avete perso. Con l’augurio di continuare a leggerlo, perché l’ipotesi di una chiusura della storica pubblicazione livornese non è campata in aria. È nelle edicole dal 1982, firmato da Mario Cardinali, una delle penne più irriverenti della satira e del giornalismo italiano. Perché, ha detto Cardinali a Il Fatto Quotidiano, “si può riportare a livelli terreni chi del suo potere fa ascensore per i propri infiniti cieli di vanità, d’arroganza e di prepotenza. Facendo sempre e comunque pagare a noi popolo sotto“. La prima volta che leggemmo la sua locandina davanti a un’edicola di Livorno, rimanemmo di stucco: “Reagan è pisano“. Gli credemmo, oh se gli credemmo. Un amico livornese ci “presentò” il “Vernacoliere”, che ogni mese ne regala una sui pisani, ma non solo. Cardinali sbeffeggia tutti. Qualcuno ha definito il Vernacoliere il “Charlie Hebdo italiano”. Cardinali non ci sta: “Io non sbeffeggio Dio o Gesù ma i preti” .
Il meglio: elezioni USA, ha perso Trump. Che  non ci sta e continua a fare come il bambino ricco e viziato che quando perdeva la partitella scappava via con il pallone di cuoio e noi si doveva smettere di giocare. Ce ne facevamo una ragione e continuavamo a  prendere a calci una palla di stracci. Se ne farà una ragione anche Trump che continuerà a fare una delle poche cose che pare sappia fare: giocare a golf.
Il peggio: elezioni Usa, ha vinto Biden. E noi si crede senza alcuna riflessione che, come per incanto, il mondo sarà migliore. Meglio avere dubbi. In passato, Joe Biden si è distinto per uscite fuori luogo, a incominciare dalla vittoria di Trump merito degli hacker russi e magari di Putin. L’ha pensato anche per le elezioni italiane. Quest’anno che ha vinto lui, gli hacker e Putin erano in ferie sul mar Nero?
Il meglio: Shaquielle McKissic protagonista in Eurolega. A conferma che non è vero che in passato la Vuelle ha sbagliato sempre gli stranieri. L’americano, che nel 2015 iniziò la stagione a Pesaro, dove nacque il primo figlio, dopo avere cambiato sette squadre in sei anni, è approdato all’Olympiacos Pireo, diventando compagno di Vassilis Spanoulis, uno dei miti del basket europeo. Giovedì, nel successo sull’Alba Berlino, McKissic è stato il migliore realizzatore della partita: 14 punti con 3/6 da 2, 2/4 nelle triple, 2/2 dalla lunetta in 23 minuti. Non male per un esordiente nella grande lega,
Il peggio: fare sport senza rispettare se stessi e gli altri. È positivo vedere tutti i giorni tanta gente che pedala, corre e cammina a buon ritmo. Ma che dire di chi lo fa senza proteggere se stesso e gli altri, senza mascherina, senza rispettare il minimo distanziamento? Anche quando fanno sport in gruppo e incrociano altre persone, molti tengono la mascherina calata sotto il naso. L’attenzione è sotto lo zero, come se il Covid-19 fosse un’invenzione. Il professor Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità Pubblica nell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha spiegato alla Gazzetta dello Sport che “il concetto di distanza tra persone che stanno ferme è diverso da quello tra persone in movimento. Quando si è fermi, un metro, un metro e mezzo di distanza è sufficiente. Se ci si muove, le goccioline hanno una maggiore possibilità di raggiungere gli altri ed eventualmente di contagiarli. Durante lo svolgimento dell’attività sportiva la distanza minima è di due metri. Oltretutto non costa nulla aumentare la distanza“. Concetti elementari che non entrano nelle nostre teste.

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