ROF, una domenica emozionante con Miserere e Messa di Milano, due gioielli

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16 novembre 2020

PESARO – Conoscete Riccardo Magrini, il toscanaccio, ex ciclista che commenta le corse in bicicletta per Eurosport, spalla tecnica del “pesarese” Luca Gregorio? Se non lo conoscete, non perdete l’occasione, alla prima grande classica, di ascoltarlo.
Riccardo Magrini piace perché ha anima, perché si emoziona ed emoziona.
Sabato e domenica sera ci siamo sentiti come Magrini che urla commentando la fuga di un campione “ho la pelle d’oca!”.
Conoscendo le difficoltà, gli ostacoli che il ROF ha dovuto superare pure di andare in scena, alle prese con protocolli che devono essere rispettati per non correre alcun rischio di contagio, ci siamo emozionati. Da pelle d’oca, alla Magrini.
Dunque, il primo pensiero è un sentito, commosso, ringraziamento al Rossini Opera Festival. Il grazie dello spettatore, non del giornalista, che ha potuto godere di un fine settimana indimenticabile collegandosi ai canali web del Rof, seguendo due concerti che entrano a fare parte, di diritto, della storia del Festival.
Come già la sera del sabato, per i Péchés de vieillesse, anche domenica sera si rimane colpiti dall’ambiente del Teatro Rossini, dal contesto, dall’immagine dei palchi vuoti, da qualche musicista con la mascherina, dal Coro – tutto maschile – del Teatro della Fortuna, dai musicisti della Filarmonica Gioachino Rossini, dal direttore Ferdinando Sulla. E dal vuoto, che la musica riempie, perché la musica è come l’acqua, ha memoria, conosce la strada e lì ritorna, trasformando la prima domenica “arancione” in un cielo stellato, altro che nebbia!
Una domenica sera speciale, nel nome di Rossini.
Grazie al ROF di esserci, di averci presi per mano, per merito proprio e di Ilaria Narici, direttore dell’edizione critica della Fondazione Rossini. Ascoltarla è un piacere, sempre. La sua introduzione all’ascolto di Miserere e della Messa di Milanovaleva come l’ascolto dei concerti.

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Rossini diceva le bugie: Miserere non è mediocre
“Sono due composizioni sacre di Rossini che vengono rappresentate per la prima volta al ROF: il Miserere e la Messa di Milano. Composizioni giovanili, in particolare, la Messa di Milano è ascrivibile agli anni di formazione. L’abbiamo ascoltata nell’edizione critica a cura di Ferdinando Sulla che ne ha curato anche l’esecuzione musicale. Rossini la compose per un organico limitato: due oboi, un fagotto, due corni, archi, un coro maschile e i cantanti solisti che sono un contralto, o mezzosoprano, due tenori e un basso. Stupisce la presenza di una voce femminile nell’organico vocale, ma bisogna pensare – spiega Ilaria Narici – che in quegli anni, sebbene le donne non potessero cantare in chiesa, venissero sostituite dalle voci dei castrati. Verosimilmente, anche in questo caso, l’esibizione fu affidata, per la parte femminile, a una voce di castrato.
“Lo stile della Messa di Milano si ritrova all’interno del Miserere.  Una composizione piuttosto enigmatica. Lo stesso Rossini ne fa riferimento in una lettera indirizzata nel 1848 a Giovanni Ricordi: “Io composi, è vero, nella mia prima gioventù, unmisererino a tre voci, senza accompagnamento, in Venezia. Feci dono dell’autografo al mio amico conte Grimani, uno dei tre esecutori. Né più sentii parlare di questa mediocre  mia composizione“. Queste parole aprono diverse piste: un misererino a tre voci, senza accompagnamento. A distanza di più di trent’anni, Rossini fa confusione. Uno dei brani del Miserere è un terzetto senza accompagnamento, a cappella. Probabilmente è a questo che Rossini si riferiva quando scriveva “senza accompagnamento“, perché in realtà nel Miserere l’accompagnamento c’è. È  quello di un’orchestra che ha lo stesso organico della Messa di Milano. Un’orchestra formata da due oboi, un fagotto, due corni e gli archi, un coro maschile e voci esclusivamente maschili: due tenori e un basso. Nella lettera a Ricordi, Rossini fa riferimento a Grimani, un cantante più che un appassionato, dotato della voce di basso, al quale il compositore dedicò altre due opere nello stesso anno, il 1813: ilQuoniam e all’aria intitolata Alle voci della Gloria. Secondo alcuni biografi, il Miserere fu riferito all’epoca giovanile. In realtà, l’attribuzione fatta da Johannes Joerg, curatore dell’Edizione di Carus-Verlag, eseguita domenica sera, è del 1813, in quanto Rossini fa riferimento a una sua presenza a Venezia. Sappiamo che Rossini, dopo essere stato a Venezia negli anni degli esordi, quando compose La cambiale di matrimonio (1810) e le varie farse per il Teatro San Moisè, vi trascorse un periodo molto fruttuoso nel 1813, a incominciare dall’opera che lo consacrò in Italia e in Europa: Tancredi. Dunque il Miserere è ascrivibile al 1813 e non agli anni di formazione.
Miserere ha sette parti: un’introduzione, un’aria per il basso, una marcia, un terzetto, un duetto, un coro e un finale. IlMiserere costituisce l’unica intonazione del Salmo 50 della liturgia del cunctorum. Rossini parla di mediocre mia composizione. Un’affermazione più improntata a falsa modestia che alla realtà”.
Eh già, è una rarità, ma dissentiamo profondamente da Rossini. La sua musica è bellissima.
Già nell’introduzione il Miserere è una magia, ci incanta, ci avvinghia, ci fa viaggiare nel tempo, portandoci anche a Venezia, dove l’odore di disinfettante nascondeva il colera. Ieri il colera, oggi il Coronavirus. Anche allora, a Venezia, alcune categorie tendevano, purtroppo, a nascondere la realtà. Ieri, come oggi. Talvolta per difendersi, altre  per incapacità.
 Ci sentiamo come leggendo Thomas Mann, La morte a Venezia, la metafora della “malattia” per indagare sulla crisi dell’uomo. Che valeva allora e vale oggi. Molti hanno identificato il protagonista – von Aschenbach – in Gustav Mahler. Ah la musica, c’è sempre la musica, a farci riflettere, meditare, ma anche gioire.
Domenica sera era impossibile non gioire della musica di Rossini, scoprendo lo sconosciuto Miserere, l’altrettanto sconosciuta Messa di Milano.
Grigory Shkarupa, una voce sorprendente
E che sorpresa l’aria per il basso! Grigory Shkarupa, che bissa il successo della compagna Olga Peretyatko, protagonista la scorsa estate. Il debutto del basso russo, di San Pietroburgo, è l’ennesima scelta vincente del sovrintendente Ernesto Palacio.  Voce tenebrosa, bellissima, grande tecnica nel controllarla quando diventa ancora più grave.
Filarmonica e Coro da applausi
Poi la marcia, con il Coro del Teatro della Fortuna, una presenza determinante, che ribadisce una collaborazione importante tra Pesaro e Fano. Una prestazione da applausi, per la soddisfazione del maestro del Coro Mirca Rosciani. “Grazie a tutti i colori che hanno creduto e lavorato in questo meraviglioso progetto! Sono molto orgogliosa dei nostri artisti del Coro“, ha commentato nella pagina Facebook.
Grande il lavoro della Filarmonica Gioachino Rossini.
Entusiasmante il terzetto, ovviamente con le sole voci maschili: Manuel Amati, Antonio Garés e Grigory Shkarupa.
Un duetto di grandi tenori con Amati e Garés
E che dire del duetto con i tenori superbi protagonisti. Manuel Amati ha azzerato la barba della scorsa estate e fatto ricorso alla camicia slacciata per non perdere un filo della sua bella voce, già applaudita due anni fa nel Viaggio a Reims, bravissimo Cavalier Belfiore. E Antonio Garés che ad agosto è stato impeccabile Don Luigino, nel Viaggio… in Piazza del Popolo. E da agosto a novembre è migliorato ancora per presenza e qualità vocali.
Tutto suggestivo, fino alla conclusione del finale del Miserere, quando si è presenta a noi spettatori anche Svetlina Stoyanova, mezzosoprano bulgaro, che ha aggiunto la sua bella voce a quelle maschili per la prima esecuzione pesarese della Messa di Milano.
La lezione di Ilaria Narici su giovane Gioachino
Prima, però, diamo spazio alla “lezione” piacevolissima di Ilaria Narici. Uno straordinario arricchimento per gli appassionati.
“Il piccolo Gioachino ricevette un’educazione elementare a Pesaro in anni caratterizzati da turbolenze politiche. Sono gli anni segnati dall’invasione dell’armata napoleonica. I suoi soldati entrano a Pesaro nel 1797. Questi fatti hanno influenza sulla vita di Rossini e della sua famiglia. Il padre Giuseppe, detto Vivazza per la sua indole particolarmente vivace, esuberante, abbracciò immediatamente i fervori napoleonici e manifestò attitudini patriottiche, in aperto contrasto con il governo papalino. Le Marche erano soggette al dominio papale. Successivamente vi fu un momento di restaurazione e le truppe russe e austriache entrarono in Pesaro, liberandola dall’armata napoleonica. I patrioti furono processati e Vivazza finì nei guai, addirittura incarcerato.
“I Rossini si rifugiarono per qualche anno a Bologna e quando i patrioti vennero liberati decisero di stabilirsi in una località più tranquilla, familiare: Lugo di Romagna, città natale di Giuseppe. Gli anni di Lugo, dal 1802 al 1804, sono fondamentali per la formazione musicale di Gioachino, che fino ad allora aveva ricevuto un’infarinatura dai genitori: Giuseppe suonava la trombetta e il corno, la madre, Anna Guidarini, era cantante. Nel 1802 i genitori affidarono Gioachino alle cure dei fratelli Giuseppe e Luigi Malerbi, canonici. I due, che avevano una cultura musicale di stampo settecentesco, introdussero Rossini allo studio del canto e del clavicembalo. Nella casa dei Malerbi, Gioachino potè studiare anche i classicisti viennesi, soprattutto Haydn, che fu importante nell’apprendimento musicale del giovane.
“Successivamente, considerato che allora Bologna era il luogo italiano più importante per la musica, decise di trasferirsi nel capoluogo, dove Gioachino proseguì gli studi di canto e di accompagnamento al cembalo e fu ammesso nella Filarmonica bolognese. Era il 1806. Rossini imparò  anche a suonare il violoncello. Infine, sotto la guida di padre Stanislao Mattei, si dedicò allo studio più sistematico del contrappunto e della composizione. Gli anni 1808 e 1809 sotto padre Mattei sono fondamentali per Rossini.
“Nel frattempo, oltre a dedicarsi allo studio, Gioachino sosteneva la famiglia attraverso esibizioni come cantante dalla voce bianca. In particolare a livello ecclesiastico. E soprattutto – carriera ben più longeva di quella di cantante – da maestro al cembalo, nei teatri. In questa attività operava spesso a fianco della madre, cantante di discreto livello che interpretava parti di seconda donna nel repertorio comico nei teatri marchigiani, emiliani e romagnoli.
“Negli anni di studio con padre Mattei, Rossini s’impossessò dello stile severo, caratteristico delle composizioni ecclesiastiche. Si esercitava in queste composizioni. Una, la cosiddetta Messa di Ravenna (ascrivibile al 1808) gli venne commissionata dall’amico mecenate Agostino Triossi. Allo stesso anno sono ascrivibili altre composizioni del primo catalogo rossiniano, come, ad esempio, la cantata il Pianto d’Armonia sulla morte di Orfeo (1808). A questi anni è ascrivibile la Messa di Milano, della tipologia cosiddetta Missa brevis, che comprende solo le prime tre parti dell’Ordinarium missae: il Kyrie, ilGloria e il Credo, escludendo il Sanctus e l’Agnus Dei. Nelle tre sezioni trovano spazio episodi solistici: essenzialmente arie con accompagnamento e brani più improntati a uno stile rigoroso, al contrappunto severo. E pagine improntate ad un lirismo vocale più di stampo operistico che non ecclesiastico.
“Nell’orchestrazione Rossini dà sfoggio delle proprie abilità d’orchestratore formatosi allo studio dei classici viennesi. Ma trovano spazio episodi di solismo strumentale, quali ad esempio quelli del violino  primo nell’ambito del Qui tollis, cui è affidato un vasto episodio solistico. Una pagina che potrebbe stare all’interno di un concerto solistico per questo strumento.
“Riesumata dalle carte di Gustavo Adolfo Noseda, collezionista milanese, che aveva acquistato e conservato vari manoscritti musicali, poi custoditi nel Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, da cui il titolo di Messa di Milano, ha avuto una sola esecuzione discografica curata da Sir Neville Marriner (fondatore dell’Academy of St Martin in the Fields, innamorato delle musiche di Rossini, tanto da registrare un cd di sinfonie; ndr). Diretta da Ferdinando Sulla, è stata eseguita al Festival di Martina Franca”.
Ieri la prima volta al ROF. L’abbiamo seguita in diretta e riascoltata questo pomeriggio. Un incanto!
Concordiamo con un commento apparso sulla pagina del Coro della Fortuna.
Ieri ho ascoltato un Rossini super raffinato con due capolavori messi troppo tempo a riposo. Spero in futuro di ascoltare di più questi gioielli musicali eseguiti magistralmente dal Coro, dai Solisti e dall’Orchestra“.

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