Il meglio (Antonio Casillo, Julio Velasco e Filippo Baldi Rossi) e il peggio (il Governo, il sindaco di Urbino, Petrucci e quelli che “viviamo in dittatura”)

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21 novembre 2020

Mister Pressing
Julio Velasco, ex allenatore della nazionale italiana di pallavolo, ha conosciuto la dittatura argentina

Julio Velasco, ex allenatore della nazionale italiana di pallavolo, ha conosciuto la dittatura argentina

Il meglio: il dottor Antonio Casillo
E’ morto a 57 anni, ucciso dal Covid-19, contagiato lavorando nella corsia di un ospedale, il Covid Hospital di Boscotrecase, in provincia di Napoli, che pure non era il suo ospedale. Antonio Casillo era un chirurgo estetico, con una lunga carriera alle spalle. Una specializzazione remunerativa, ma lui, quando è esplosa la pandemia di marzo, non ci ha pensato due volte a lasciare la chirurgia estetica e si è presentato al nosocomio di Boscotrecase per assistere i pazienti di Covid-19 che avevano bisogno anche di lui. E’ morto il 12 novembre nel reparto di rianimazione di Boscotrecase. Una persona meravigliosa, racconta chi l’ha conosciuto. Le parole non bastano, parla il suo gesto, il suo straordinario esempio in un Paese che di esempi quotidiani ne ha soprattutto cattivi.
Il peggio: il Governo tafazziano e le nomine in Calabria.
Con tutti i problemi che ha il Paese, sembra impossibile che un governo perda tempo per nominare impresentabili alla carica di commissario della Sanità calabrese. Uno, l’ex generale Cotticelli, ignora che a lui spetti l’attuazione del piano anti Covid-19. L’altro, Giuseppe Zuccatelli, ex candidato per Leu nel 2018, andava a pontificare contro l’uso della mascherina, che “non serve a un c…“. Scelte che hanno avuto addirittura il potere di rianimare Forza Italia calabrese: “Per il Governo giallorosso, evidentemente, la nostra regione non è che un semplice “parcheggio” per personaggi che, con tessera di partito in mano e alle soglie del pensionamento, sono pronti a godersi nuovi incarichi e nuovi profumati stipendi in terra calabra“. Sono gli stessi esponenti azzurri che alla guida del Consiglio regionale hanno voluto Mimmo Tallini, arrestato per avere favorito, quando era assessore regionale, i boss della ‘ndrangheta. Dare ossigeno a questa gente con nomine sballate è degno di Tafazzi.
Il meglio: Moira Perruso
“Per chi nega, per chi specula, per chi non ha protetto: che possiate sentire anche voi il rumore del cuore in frantumi”. Moira, giornalista, giorni fa ha perso la madre, uccisa dal Covid-19. L’ha ricordata anche pubblicando una fotografia nella sua pagina Facebook. Una busta rossa appoggiata sul pavimento del Policlinico San Donato, dove si è spenta mamma Mafalda. Nella busta i vestiti che la signora indossava al momento del ricovero. “Ai miei piedi ciò che mi restituiscono di mia madre. Non posso nemmeno buttarmi a capofitto su quegli abiti per sentire ancora una volta il suo odore, sono infetti – ha raccontato a La Repubblica – Ho perso mia madre, mia zia, mio padre è in ospedale, mia sorella in isolamento a casa. Tutti con il Coronavirus. Avevo una famiglia bellissima che ora di fatto non esiste più, perché anche chi di noi ne uscirà non sarà la stessa persona di prima. La nostra sofferenza secondo i negazionisti sarebbe inventata? Come possono negare che le vite di tutti noi siano cambiate per sempre?”. Purtroppo la domanda è a vuoto, come il cervello dei negazionisti ragionano.
Il peggio: il brutto esempio del sindaco di Urbino
Prima fa la ronda per controllare il comportamento degli studenti universitari e chiede a tutti di rispettare le norme anti Covid-19 necessarie a prevenire il contagio, poi va a cena, a San Marino, con chi le norme non le rispetta.
Il peggio: sindacalisti o marziani?
Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa hanno proclamato lo sciopero dei dipendenti pubblici il 9 dicembre. Ma da dove vengono, in qual Paese vivono i tre sindacati che hanno annunciato l’agitazione per protestare contro la “mancanza delle necessarie risorse per lavorare in sicurezza, per avviare una vasta programmazione occupazionale e di stabilizzazione del precariato e per il finanziamento dei rinnovi“? Più marziani che sindacalisti. Da applausi la risposta di Fabiana Dadone, ministro per la pubblica amministrazione: “Partite Iva e chi non ha un lavoro fisso sono in notevole difficoltà e qualcuno pensa di bloccare l’Italia e mettere a rischio la già fragile tenuta sociale“.
Il peggio: Gianni Petrucci è per sempre
E’ il titolo, perfetto, che Il Fatto Quotidiano ha dedicato al “confermato numero uno della Federbasket, presidente di qualcosa (o di tutto lo sport) dal lontano 1992“. Petrucci, ha ricevuto il 90% dei voti disponibili ed è stato rieletto, praticamente all’unanimità, presidente della FIP, Federazione Italiana Pallacanestro. Era candidato solo lui. Nessuno si è fatto avanti. Al suo confronto anche Kim Jongun rischia di fare brutta figura. Dice: il basket è in buone mani. Caspita. Lo sapete da quanti anni la Nazionale maschile non partecipa alle Olimpiadi, massima espressione dello sport? Dal 2004. Una situazione a dire poco fallimentare. Ovvio che la colpa delle sconfitte, compresa quella in casa nel torneo ospitato, a pagamento, per accedere ai giochi di Rio 2016 (Italia battuta dalla Croazia nella gara decisiva), non sia di Petrucci, ma la responsabilità politica è tutta sua. Ovviamente si è ben guardato dal presentare le dimissioni. E si è candidato con lo slogan: “Mi candido per un quadriennio che deve essere di cambiamento e rivoluzione“. Un ossimoro. La storia: Gianni Petrucci è  segretario della FIP dal 1978 al 1985, poi è segretario generale della FIGC, Federazione Italiana Gioco calcio. Di questa federazione è anche commissario straordinario. Inoltre per sei mesi, pure essendo tifosissimo della Lazio, è  vice presidente esecutivo della Roma. Tornando alla pallacanestro, è presidente della federazione dal 1992 al 1999 e ancora dal 2013 fino alla fine del nuovo mandato. Tra un mandato e l’altro, dal 28 gennaio 1999 al 14 gennaio 2013, Petrucci è  – per quattro mandati consecutivi – presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), sostituito da Giovanni Malagò. Sarebbe il testimonial perfetto per Loctite Super Attak Precision, la colla più venduta. E’ impossibile schiodarlo da una poltrona. Anche perché nessuno ci prova.
Il meglio: Trump, Biden, hacker e Hackett
Se Trump chiedesse il controllo dei voti e denunciasse frodi nell’elezione del presidente FIP, Biden interverrebbe per sostenere che gli hacker russi hanno favorito la rielezione di Petrucci. Il vecchio nuovo presidente FIP s’indignerebbe: ma quali hacker, ma quali russi! Si chiama Hackett, gioca nel CSKA Mosca, ma è italiano!
Il peggio: lo sport italiano nelle mani dei soliti noti
Da anni, diciamo da decenni, aggiungiamo pure da sempre, il mondo dello sport è rappresentato da personaggi  che nello sport hanno trovato l’ossigeno che li fa campare. Non intendiamo economicamente,  non lo scriveremmo mai, per carità. Ma senza lo sport non vivrebbero. “Siamo al servizio dello sport“, affermano, protestano, urlano, imprecano. La sensazione è l’esatto contrario: lo sport è al servizio di lorsignori. Il ministro Spadafora ha provato a restituire allo sport italiano una parvenza di normalità, presentando una legge di riforma che metteva il limite di due mandati, ma il PD e Italia Viva si sono messi di traverso e non fanno passare una legge che restituirebbe normalità allo sport italiano. Perché? Ovvio, molti presidenti hanno affinità elettive con questi partiti, anche se alla guida delle federazioni sportive sono soprattutto uomini di Forza Italia. In primis Barelli, nel 2001 senatore, dall’anno prima presidente della FIN, Federazione Italiana Nuoto. Non eletto in Parlamento nel 2013, torna, da deputato, nel 2018. Pensate, gli Stati Uniti d’America concedono due mandati al loro presidente, anche a chi si è dimostrato più bravo.
Lo sport italiano è un regime medievale. Ci sono presidenti che nascono presidenti e muoiono presidenti.
Un giornalista, non cito il suo nome perché mi vergogno per lui, ha attaccato Spadafora: “Se i presidenti sono confermati è perché sanno fare bene il loro lavoro“. Una lingua lunga come l’equatore, 40.076 chilometri. Non si stancherebbe mai di leccare i… francobolli. Avete capito bene cosa intendessi.
La storia dello sport italiano è ricca di presidenti longevi.
Angelo Sticchi Damiani è presidente dell’ACI, Automobile Club d’Italia, dal  2011.
Bruno Beneck fu presidente della FIBS (Federazione Italiana Baseball e Softball) dal 1969 al 1984; Aldo Notari un anno in più, da 1985 al 2001.
Gian Antonio Romanini è stato presidente della Federazione Italiana Canottaggio dal 1984 al 2005, ventuno anni.
L’attuale presidente della Federazione Italiana Cronometristi, Gianfranco Ravà, è in carica dal 2009. Prima di lui, Michele Bonante era stato presidente per vent’anni, dal 1989 al 2009.
Alfio Giomi è presidente FIDAL, Federazione Italiana Atletica Leggera, dal 2012. In passato, Primo Nebiolo rimase in carica vent’anni (1969-1989), per poi  essere eletto alla guida dalla IAAF, la federazione mondiale, carica mantenuta dal 1981 alla morte, nel 1999.
Felice Buglione è presidente della FIDASC, Federazione Italiana Discipline Armi Sportive, dal 2005.
Luciano Bonfiglio presiede la FICK, Federazione Italiana Canoa Kayak, dal 2005.
Franco Chimenti è presidente della Federazione Italiana Golf dal 2002.
Il presidente della Federazione Italiana Medico Sportiva, Maurizio Casasco, è in carica dal 2005. Un dilettante rispetto a Vincenzo Iaconianni, presidente della FIM, Federazione Italiana Motonautica, in carica da 23 anni, e a Renato Di Rocco, che dopo essere stato segretario della FCI, Federazione Ciclistica Italiana, dal 1983 al 1997, ne è presidente dal 2005.
FIPM, Federazione Italiana Pentathlon Moderno: in passato il pesarese Lucio Felicita è stato presidente per quindici anni (1998-2013).
FIPE, Federazione Italiana Pesistica: il presidente Antonio Urso è in carica dal 2005.
Luciano Rossi è presidente della FITAV, Federazione Italiana Tiro a Volo dal 1993: ventisette anni!
Bruno Grandi è stato presidente della Federazione Ginnastica Italiana, la FGI, dal 1977 al 2000. Oggi il presidente della FGI è il fanese Gherardo Tecchi, che nelle elezioni del 2016 ha avuto la meglio su Jury Chechi, oro olimpico ad Atlanta 1996, il mito della ginnastica, anzi dello sport italiano. Per essere eletti, non conta essere stati sportivi inimitabili, ma avere buoni rapporto con le sedie periferiche, dove si fanno i giochi, ma non quelli olimpici.
La FIM, Federazione Motociclistica Italiana, oggi presieduta da Giovanni Copioli, in passato ha avuto al vertice Paolo Sesti (1996-2016), vent’anni.
Bruno Cattaneo guida dal 2017 la FIPAV, Federazione Italiana Pallavolo. Il suo predecessore, Carlo Magri, restò incarica dal 1995 al 2017, ventidue anni. Come un Papa!
Come Ugo Claudio Matteoli, presidente FIPSAS, Federazione Italiana Pesca Sportiva E Attività Subacquee, in carica dal 2001, uno che all’amo della concorrenza non abbocca mai.
Giorgio Scarso è presidente della FIS, Federazione Italiana Scherma, dal 2005.
Un altro instancabile della carica è Angelo Binaghi, che dal 2000 guida la FIT, Federazione Italiana Tennis. Suo “coetaneo” è Mario Scarzella, dal 2001 presidente della FITARCO, Federazione Italiana Tiro con l’Arco.
Presidente della FIV, Federazione Italiana Vela, oggi è Francesco Ettorre, in carica dal 2016. In passato, il primo presidente FIV, Beppe Croce, rimase in carica 16 anni; un suo successore, Sergio Gaibisso, per 19. Velisti provetti, capaci di governare le onde e il vento in mare e nella politica sportiva.
Il peggio: “Siamo in una dittatura”
La sentiamo ogni giorno, fin da marzo, da cosiddetti esperti che (s)parlano anche di Medicina. Non sempre sono d’accordo con il professor Burioni, ma quando afferma che “la scienza non è democratica”, impossibile non dargli ragione. C’è un fenomeno che spesso commenta sulle prime pagine del giornali e in tv e non ha dubbi: “Non c’è emergenza, siamo in dittatura“. Curioso: chi straparla di dittatura, sotto sotto sogna di vivere sotto l’uomo forte, quando i treni viaggiavano in orario. Uomini forti ai giorni nostri? Soprattutto cazzari. A tutti questi ci permettiamo di citare una bellissima lettera scritta da Julio Velasco.
Il meglio: Julio Velasco racconta le vera dittatura
Julio Velasco non avrebbe bisogno di presentazioni. Partendo da Jesi, dove era arrivato dall’Argentina portato in Italia da Giuseppe Cormio, oggi direttore  generale della Lube Civitanova, ha cambiato la storia della pallavolo italiana, portandola sul tetto del mondo. Gli è mancato solo l’oro olimpico. Julio Velasco non è solo un allenatore, è molto di più. Intanto perché ha cambiato la cultura dell’alibi che albergava, e alberga ancora, nello sport italiano. Poi perché la dittatura la conosce, l’ha conosciuta. La dittatura vera, non quella che affermano di vedere i  nuovi “partigiani” della libertà.
Luis Velasco era mio fratello minore, cinque anni più giovane di me… È deceduto a Madrid sabato 7 novembre 2020, l’anno del Covid, della distanza e della chiusura. Il 23 dicembre avrebbe compiuto 64 anni. Era già molto malato, aveva un diabete in stadio molto avanzato e diverse altre problematiche. Ha avuto una peritonite acuta e ha dovuto essere operato d’urgenza. Tutti sapevamo che sarebbe stato molto difficile per lui superare un intervento di quel genere. È morto senza soffrire troppo. Ci aveva detto: “Non ho paura della morte, però non voglio soffrire“. Mio fratello aveva già sofferto molto: è stato sequestrato dai Grupos de Tareas (gruppi operativi non ufficiali dell’esercito) della dittatura militare nel 1977, è stato “desaparecido” (scomparso), torturato più volte e sottoposto a simulazioni di fucilazione. Soprattutto hanno provato a umiliarlo in tutti i modi. Aveva vent’anni. Lui ha sofferto molto, ma non ha ceduto…“.
Il peggio: Briatore, dalla “Tachipirinha” ai logaritmi
Intervistato da La Zanzara, l’imprenditore che un giorno sì e l’altro pure accusa il governo di essere formato da incapaci, da ignoranti, da scappati di casa, concede un’altra esilarante opportunità al suo imitatore. “Le regioni di destra vengono punite e quelle di sinistra no. Non so ‘sti logaritmi dove li prendono“. Qualcuno avrà pensato che non è Briatore, che è Crozza. Invece è l’originale, che non si sottrae mai alle uscite  a capocchia. Tipo “Prendevo la tachipirinha, ma la febbre risaliva“. Algoritmi, Briatore, algoritmi.
Il meglioil racconto di Filippo Baldi Rossi sul contagio da Coronavirus
Prossimo avversario della VL (nel momento in cui scriviamo, la partita tra Carpegna Prosciutto e UNAHOTELS Reggio Emilia è confermata alle ore 20,45 di domenica 22 novembre), intervistato da Linda Pigozzi per la Gazzetta di Reggio, Filippo Baldi Rossi ha raccontato: “Ho passato quattro giorni con la febbre altissima, oltre 39°, e altri sintomi. Soprattutto accusavo fortissimi dolori fisici. Mi svegliavo nel cuore della notte, mi mettevo sul divano, cercando, senza riuscirci, una posizione che mi facesse sentire meglio. Piangevo dal dolore. Per fortuna non ho avuto complicazioni respiratorie e sono riuscito a curarmi a casa“. Filippo ha 29 anni, compiuti lo scorso 26 ottobre, è giovane, pratica sport agonistico e non ha patologie pregresse. Ma gli stupidi eviteranno anche di provare a capire.

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