ROF 2020, Aya Wakizono, Rosina nel Barbiere di Siviglia, ringrazia Pesaro e il Festival

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22 novembre 2020

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Tre immagini di Aya Wakizono nel Rossini Opera Festival (Foto Amati Bacciardi)
Nei giorni in cui la musica, e chi crede,  rende onore a santa Cecilia, il Rossini Opera Festival s’accinge all’ennesimo omaggio al grande artefice di stagioni che, dal lontano 1980, hanno arricchito Pesaro.
Mercoledì 25 novembre, alle ore 20, con repliche il 27 (stessa ora) e il 29 (ore 17), il Teatro Rossini aprirà, metaforicamente, le porte a una delle opere da sempre più amate del repertorio del Genio pesarese: Il barbiere di Siviglia. Il pubblico potrà vederlo in diretta streaming gratuita. Si tratta del riallestimento della produzione andata in scena nel 2018, nell’allora Adriatic Arena.
Il ruolo di Rosina sarà affidato alla voce e alla grazia di Aya Wakizono, lanciata da Alberto Zedda nell’edizione 2014 dell’Accademia Rossiniana e dal successivo Viaggio a Reims (Marchesa Melibea). Nel 2016 il mezzosoprano giapponese fu protagonista dei Duetti amorosi con Pretty Yende. Nel 2017 diede voce alla Marchesa Clarice ne La pietra di paragone. Infine, nel 2018 fu Rosina nel barbiere di Pizzi.
Aya è felice di essere di nuovo a Pesaro, ribadendo quanto anticipò in un’intervista concessa a pu24.it il 16 agosto 2014: “Appena arrivata, mi sono innamorata della città, di un centro piccolo e silenzioso, tra il mare e le colline, dove c’è tutto…”.
“Durante la prima ondata del Covid, rinchiusa
ho studiato tanto e imparato a conoscermi”
Ora, però, come nel resto del mondo, c’è anche la pandemia. Come ha vissuto la prima ondata del Coronavirus?
Credo di essermela cavata abbastanza bene. Per fortuna, ho avuto un giovane  coinquilino, anch’egli giapponese, che è direttore d’orchestra e suona il pianoforte. Così, da marzo, quando hanno chiuso l’Italia, abbiamo studiato ogni giorno. Durante il periodo di confinamento obbligato, ho scoperto tante cose di me stessa, mi sono conosciuta meglio e ho conosciuto meglio la mia voce. Pure in un tempo estremamente difficile, non sono mancati aspetti positivi che hanno indotto all’ottimismo”.
Come sta vivendo la seconda fase, qui a Pesaro?
Le prove sono incominciate il giorno del passaggio delle Marche da giallo ad arancione. Io arrivavo da Milano, che è zona rossa, quindi ero chiusa in casa. Le difficoltà non mancano, a iniziare dai pasti, con bar e ristoranti chiusi. Anche gli orari delle prove sono modulati in funzione dei limiti imposti a tutti. Il tempo a disposizione è diminuito, mancano le pause lunghe, proviamo tutto il giorno”.
Tempi ridotti per montare uno spettacolo molto atteso.
Abitualmente, proviamo almeno due settimane, talvolta anche tre. In questa occasione dobbiamo allestire lo spettacolo in soli dieci giorni. Però, mi sento di dire che l’impegno procede bene, che si lavora con profitto: siamo tutti bravi professionisti”.
Sarà un barbiere diverso da quello di due anni fa?
Sì. Intanto perché il cast è cambiato da quello del 2018…”. Di quel barbiere che raccolse tanto successo sono rimasti, appunto, Aya Wakizono (Rosina), Elena Zilio (Berta), Michele Pertusi (Basilio) e William Corrò (Fiorello/ufficiale) e il Coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno.
Cambiano il Conte (era Maxim Mironov, è Juan Francisco Gatell; ndr), Bartolo (da Pietro Spagnoli a Carlo Lepore; ndr), Figaro (era Davide Luciano, è Iurii Samoilov; ndr). Cambiano anche il direttore e l’orchestra (nel 2018 sul podio Yves Abel e nella buca l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI; quest’anno Michele Spotti e l’Orchestra Sinfonica G. Rossini; ndr). Per quanto riguarda la nostra presenza in scena, ci muoviamo con la massima cautela. E rispettiamo le norme anti Covid-19. Prima che iniziassero le prove abbiamo fatto il tampone. In ogni angolo del teatro ci sono i disinfettanti, laviamo  spesso le mani, mettiamo le mascherine, salvo quando cantiamo, e manteniamo sempre un metro di distanza. In questo contesto non è facile rispettare i nostri personaggi. Proprio per questo stiamo cercando una via di mezzo che garantisca il rispetto delle norme, ma anche lo spettacolo… Posso anticipare che con il maestro Pier Luigi Pizzi abbiamo trovato le giuste soluzioni
“Questa volta, causa virus, niente bacio al Conte”
Nel 2018 lei sorprese gli spettatori baciando Mironov, il Conte d’Almaviva. Dubitiamo potrà ripetersi dal 25 sera. Gatell dovrà farsene una ragione.
La risposta è una lunga risata…
Dispiace anche a me, ma purtroppo non potrò baciarlo”.
Fin dalla stagione in cui prese parte all’Accademia Rossiniana e alle presenze successive, raccontò di vivere la città di Pesaro con piacere. Oggi come la sta vivendo?
Praticamente andando da casa al teatro, dove viviamo rinchiusi, e viceversa. Oggi (domenica 22 novembre; ndr), abbiamo l’ultimo assieme, ma per la prima volta la mattina è stata libera. Stamattina  (ieri; ndr) volevo fare una passeggiata per vedere il mare, che per me è fondamentale, mi dà un’energia speciale, ma non ce l’ho fatta: ero troppo stanca”.
Da quando è iniziata la pandemia è riuscita a tornare a casa in Giappone?
Nooooo! Sono stata sempre a Milano, chiusa in casa”.
Voi giapponesi siete un esempio: rispettate le regole e mettete da sempre la mascherina. Per voi è una questione di rispetto, prima di tutto per gli altri. Forse è per questo che i numeri della pandemia in Giappone sono migliori che altrove.
In verità, non tutti i giapponesi sono educati e rispettano le regole. Confrontando i numeri, leggendo che abbiamo meno contagi e meno vittime, mi chiedo perché e non capisco”. In tutta sincerità, di giapponesi che non rispettano le regole ne abbiamo conosciuti pochi. Aya è troppo buona con noi italiani e con il paese che è diventato la sua seconda casa.
Aya esalta Pizzi: “È più giovane di tutti noi”
Da sempre, siete abituati a provare senza pubblico. Adesso dovrete anche cantare senza la stimolante presenza degli spettatori.
Una nuova esperienza, visto che per me sarà la prima volta. Posso raccontare che la sensazione che si vive durante le prove che è come se stessimo lavorando per registrare un video, un Dvd, non preparando uno spettacolo. Insomma, è un avvicinamento alla prima diverso dal solito. Proprio per questo non posso anticipare, in verità neppure sapere, come reagirò, come reagiremo, il 25 sera”.
Pier Luigi Pizzi ha dimostrato sempre stima nei suoi confronti…
Per fortuna, dico io”.
Ce lo racconta in questa fase d’avvicinamento alla serata di mercoledì 25 novembre?
Lui è in grandissima forma, il più vigoroso. Ha un’energia contagiosa. Pizzi è più giovane di tutti noi!”.
Da Santa Cecilia a San… Streaming
Il 22 novembre di ogni anno la musica festeggia Santa Cecilia, patrona dei musicisti e dei cantanti. Tanti concerti in ogni angolo d’Italia e del mondo. Il 2020 resterà nella storia per il Coronavirus che ha fatto scoprire un altro patrono della musica e del canto: San Streaming!
È vero, ma lo streaming è un’alternativa, una cosa del tutto diversa dallo spettacolo dal vivo, che è insostituibile. Per fortuna, però, c’è e in questo momento è l’unica cosa che si può proporre, visto che i teatri sono chiusi al pubblico. Quindi non possiamo che ringraziare che esista lo streaming…”.
Non ci fosse, sarebbe un disastro.
“Anche questo è vero”. L’edizione autunnale del Rossini Opera Festival è stata importante per voi artisti, per i cantanti e per i musicisti, ma anche per tutte le persone che lavorano con il ROF. Dunque, lunga vita al Festival.
Dopo Pesaro, che programmi ha?
Vista la situazione, in teoria, ma spero tantissimo diventi realtà, a gennaio ho due concerti in Francia con Lisette Oropesa. Uno a Parigi, nel Théâtre des Champs-Élysées, l’altro nelle vicinanze della capitale francese. Io dovrei cantare un duetto di Mozart e un duetto  di  Händel. Sarà la mia prima volta con lei. Non vedo l’ora. In seguito dovrei cantare a casa mia, in Giappone, a Tokyo, dove sono in programma Le Nozze di Figaro di Mozart. Io interpreto Cherubino. Spero con tutto il cuore che vada tutto bene. Dobbiamo essere positivi, guardare al futuro, non fermarci, anche se la situazione che stiamo vivendo è difficile”.
Ci sarà ancora Pesaro nel suo futuro?
Sperò proprio di sì. Dipenderà dal maestro Palacio
Non smetterò mai di ringraziarlo, e con lui il Rossini Opera Festival, per avermi dato questa grande occasione, soprattutto per quanto stanno facendo pure in un tempo segnato dal Covid-19. Li ammiro moltissimo”.
“Il maestro Zedda è sempre con me”
Le confesso che è un pensiero che ho quando ricordo il maestro Alberto Zedda. Di più quando, andando al cimitero centrale a portare un fiore alla tomba dei miei genitori, passo davanti al monumento funebre del maestro.
Oh – esclama Aya, visibilmente emozionata -. Mi manca tantissimo. Ma quando sono immersa nella musica, sento che mi è vicino, che è con me e con la musica. È qualcosa di spirituale a cui io credo molto!”.

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