Il peggio (la morte di Paolo Rossi e “oggi sono uscita dal carcere”) e il meglio (l’addio del Trap a Pablito e la candidatura di Antonella Bellutti) 

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11 dicembre 2020

Mister Pressing
Il peggio: la morte di Paolo Rossi. Un grande campione, una persona normale, il vicino di casa che tutti vorrebbero avere. Che le terra gli sia lieve.
Il meglio: l’addio di Giovanni Trapattoni a Paolo Rossi:Caro Paolo, i giocatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori“. Tutta la straordinaria umanità del Trap in una frase. Dolcissimo anche il ricordo di Ilaria D’Amico, che lavorò con lui, a Sky, durante il mondiale 2006: “Paolo era il parente di ogni famiglia italiana. Ed è rimasto tale“.

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Il peggio: “Oggi sono uscita dal carcere!”. Colta al volo in Viale della Repubblica: “Caro, siamo finalmente in libertà, abbiamo lasciato il carcere! Oggi ci facciamo l’aperitivo alla faccia di questo governo di merda! Ah, se ci fosse ancora lui, Benito!“. Il marito dell’elegante signora che parla, a voce alta, annuisce, soddisfatto, anzi orgoglioso. Pare scontato che la donna si riferisca a quel Benito che il carcere lo faceva lasciare stando orizzontali, oppure accompagnando alla stazione, dove attendevano i vagoni per il trasporto del bestiame utilizzati per trasferire gli ebrei, e non solo loro, ai campi di concentramento nazisti. Ma che gli frega di queste storielle alla coppia elegante che sicuramente le crede false e si sente incarcerata perché per qualche giorno non ha potuto farsi lo spritz con gli amici!
Il meglio: Antonella Bellutti che si candida a guidare il CONI. “Non è facile sfidare un sistema di potere consolidato e così maschile. Ma è anche un modo per esprimere la gratitudine verso tutto ciò che lo sport mi ha dato“, ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport presentando la propria candidatura. Antonella Bellutti, la due volte campionessa olimpica di ciclismo  (Atlanta 1996, inseguimento; Sydney 2000, corsa a punti), alla prima uscita pubblica da candidata alla presidenza del CONI.  Altre grandi protagoniste nello sport, da Josefa Idem a Manù Benelli, hanno espresso sostegno alla candidatura. Sarebbe fantastico, ma dubitiamo che Antonella possa ribaltare il “carrozzone”, un sistema autoreferenziale, una fitta rete di potere che da Roma raggiunge le periferie. E immaginiamo già certi articoli e titoli sullo “sport italiano nelle mani di una vegana e lesbica”. Antonella gestisce con la compagna Viviana una locanda vegana in provincia di Trento. Forza Antonella, non solo per questo, ma anche per questo, siamo con te!
Il peggio: giornali e (piccoli) politici di centrodestra che invitano a infrangere le regole. Invitano i loro lettori (pochi per fortuna) e i loro elettori (troppi, purtroppo) a infrangere le norme atte a evitare i contatti da Covid-19. Urlano, strepitano, sbraitano, senza subire conseguenze. Ai tempi di cui sognano il ritorno avrebbero digerito senza problemi il lauto pranzo di Natale in compagnia proibita. Con ricche pozioni d’olio di ricino.
Il peggio: il caso Luis Suárez: De Micheli e Paratici. De Micheli e Paratici, piacentini, si conoscono da sempre. Dice il dirigente bianconero: “Inopportuno scomodare un ministro? Credo non sia inopportuno parlare con una persona che si conosce da tanto tempo per chiedere un’informazione. Fare domande non è assolutamente un reato. Se rifarei le stesse cose? Certamente sì, assolutamente sì“. Il ministro Paola De Micheli: “Non avendo conoscenza della procedura specifica ho chiamato il capo di gabinetto del ministero dell’Interno, Bruno Frattasi, per anticipargli che sarebbe stato contattato da un dirigente della Juve che aveva bisogno di avere informazioni necessarie per completare la pratica per il riconoscimento della cittadinanza italiana di Suarez. Non ho nulla a che fare con la procedura d’esame d’italiano di Suarez, oggetto dell’inchiesta“. Spetta alla magistratura accertarle eventuali reati. Resta, per l’ennesima volta la certezza, che il mondo del calcio viva di scorciatoie. Paratici chiama l’amica ministro che informa il capo di gabinetto del Ministero dell’Interno per annunciargli l’imminente chiamata di un dirigente juventino. Ma presentarsi in questura, all’Ufficio Stranieri, e chiedere informazioni sulle procedure, come fanno tutte le persone normali di questo Paese? No, in questo paese vale sempre la legge del Marchese del Grillo: “Io sono io e voi non siete un ca…”. E che schifo pensando che ci sono migliaia di stranieri che lavorano in Italia, pagano le tasse, rispettano le leggi italiane, ma hanno difficoltà a superare l’esame di lingua perché magari trovano qualcuno che si diverte a metterli in difficoltà.
Il peggio:caso Luis Suárez, alcuni indagati non rispondono. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Come avrebbe fatto Suárez se gli avessero fatto domande vere.
Il peggio: Legabasket, FIP, Virtus Roma, un danno all’immagine del basket italiano.La Virtus Roma ha comunicato con vivo rammarico a FIP e Lega Basket Serie A la decisione assunta dal Consiglio di Amministrazione di ritirare la società dal campionato in corso. Tale sofferta decisione è stata presa dopo aver constatato l’assoluta e oggettiva impossibilità di sostenere i costi necessari per portare a termine la stagione“. Già, perché ad agosto-settembre era tutto a posto… Non so a voi, ma il mio computer, ogni volta che scrivo Virtus, cambia e mi indirizza a virus. Credo sia colpa dei tempi. Però, Virtus o virus, il caso “Virtus Roma” rischia di essere virale per il basket italiano. Ora tutti scaricano la colpa sul proprietario, ma chi gli ha consentito di iscriversi al campionato di serie A? Cosa hanno fatto Legabasket e FIP per scongiurare uno scempio annunciato? Il ritiro di Roma è un danno di immagine e ancor più di credibilità per il basket nazionale. Quasi quasi cancello l’ultima frase. L’ha utilizzata anche la Federazione Italiana Pallacanestro.
Il peggio: il “pubblico” della De Longhi Treviso. La società trevigiana ha ricevuto un’ammenda di 900 euro per offese collettive frequenti del pubblico agli arbitri durante la partita con la Carpegna Prosciutto Pesaro. Il pubblico? Ma si gioca a porte chiuse o no?
Il peggio: Mauro Fabris, presidente dei Legavolley femminile vince il Premio Comicità 2020.Finire la stagione… Martedì incontrerò le società e sottoporrò loro quella che è la mia idea, ovvero una sorta di bolla in stile NBA“. Dichiarazione dell’1 novembre, Ognissanti. Avrebbe bisogno di tutti i santi a dargli una mano per evitare dichiarazioni ai limiti del ridicolo. Forse l’avevano informato male sui costi che ha sopportato la NBA per la bolla di Orlando, che ha consentito di chiudere la stagione 2019/20. Circa 160 milioni di dollari! Dimentichiamo i soldi, per un attimo, ma guardiamo cosa è accaduto al volley femminile con le bolle di Champions. Una l’ha ospitata la Savino Del Bene Scandicci, che ha accolto in Toscana le connazionali dell’Unet e-work Busto Arsizio, le tedesche dell’SSC Palmberg Schwerin e le polacche del Developres SkyRes Rzeszów. Il 7 dicembre,  Dal 15 al 25, blog della Gazzetta dedicato al volley, anticipa la positività di alcune giocatrici toscane e di altrettante tedesche. Il contagio sarebbe stato diffuso dalla squadra polacca. Busto Arsizio annuncia: “Cinque nostre ragazze presentano i sintomi del Covid-19“. Ora è vero che anche Novara ha ospitato una bolla di Champions, per fortuna senza che ci siano state conseguenze. Altrettanto ci si augura per Conegliano, che ha giocato da martedì a giovedì, ma paragonare le potenzialità organizzative del volley femminile italiano a quello NBA non è umoristico, è comico.
Il peggio: il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) cancella lo sport di fatica. Niente 50 km di marcia ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, largo alla breakdance e ad altre discipline (?). Tutto questo per raggiungere l’uguaglianza di genere, cioè 50 per 100 di atleti e 50 per 100 di atlete. Un grande allenatore spagnolo, José Antonio Quintana, ha commentato così: “Eliminare i 50 km di corsa dei Giochi non è modernizzare nulla, è semplicemente il riflesso di una società che cambia i valori (non sempre in meglio). Ciò che viene eliminata con questa decisione è la cultura dello sforzo, della fatica“. Però il presidente del CIO, il tedesco Thomas Bach, non è informato sul fatto che in Italia non ci sia una sola donna alla guida di una federazione sportiva.
Il peggio: Berlusconi Presidente della Repubblica. È nauseante solo scriverlo, anzi pensarlo. Eppure i “giornali uniti” e diversi esponenti del PD lo pensano e lo scrivono. Enzo Amendola, ministro per gli Affari europei: “Io spero che la leadership di Berlusconi nel centrodestra torni a essere salda“. Che pensino anche a Ruby ministro per i rapporti internazionali con i paesi arabi?
Il peggio: se “sciogliere i 5 Stelle nell’acido” lo scrive l’Huffington Post nessuno s’indigna, neppure Lucia Annibali. L’Huffington Post, con la firma di Ugo Magri, ha raccontato (il 29 novembre) che “i suoi ex compagni (inteso di Renzi; ndr) non ne possono più di Conte e dei grillini (se potessero li scioglierebbero nell’acido)“. La frase è passata inosservata, soprattutto da quelli in servizio di indignazione permanente effettiva. Tre anni fa, Lucia Annibali contestò Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, per avere scritto “La legislatura che sta per essere sciolta (si spera nell’acido) è stata una delle peggiori della storia repubblicana“. Commentò Lucia Annibali: “Chi, come me, ha conosciuto gli effetti dell’acido, per sua sfortuna, si augura invece che questo non debba mai accadere a nessuno, nemmeno per scherzo“. Travaglio finì sotto accusa: “Niente scuse: chi si aspettava che Marco Travaglio rispondesse dispiaciuto alle accuse di Lucia Annibali si sbagliava“, scrisse Rara Piol per l’Huffington Post. Tre anni dopo lo stesso HP utilizza una frase assai più perfida. Non ci risultano interventi di Lucia Annibali, purtroppo vittima del più spregevole degli uomini, e di tutti quelli che insorsero contro Travaglio, che non voleva sciogliere nell’acido alcuna persona, ma – in senso figurato – solo la legislatura. L’indignazione  a corrente alternata.
Il peggio: Biancani, la Regione Marche, la direttiva  Bolkestein e i bagnini. Il pesarese, vice presidente del Consiglio Regionale, esulta: “Mi fa molto piacere che il voto dell’Aula sia stato unanime – dichiara Andrea Biancani –. Abbiamo lavorato insieme per sostenere la deroga della direttiva Bolkestein, redigendo una risoluzione condivisa da maggioranza e opposizione. È un segnale importante per tutelare con più determinazione le ragioni delle imprese e delle comunità costiere in sede di Conferenza Stato-Regioni e per sollecitare il Governo a far valere in sede europea l’importanza dell’economia turistica della costa“. Scusi, Biancani, come si coniugano le ragioni delle imprese e delle comunità costiere? Forse che la direttiva Bolkestein va contro gli interessi delle comunità costiere? È certo, invece, che voi difendete solo gli interessi delle imprese balneari. Le chiediamo: quanto pagano di canone per fare reddito con un bene comune? Che abbia ragione La Cattiveria del 2 giugno 2020? “La crisi del turismo è così grave che molti stabilimenti balneari rischiano di guadagnare quello che avevano dichiarato l’anno scorso“.
Il peggio: il lunch match della domenica. Il giornalismo italiano (italiano?) sempre più in basso. Letta domenica 6 dicembre: Oggi a Verona si gioca il lunch match della giornata.
Il peggio: il giornalismo spugna del copia e incolla. Ci siamo arresi al giornalismo che le notizie non le verifica. Basta una velina e le assorbe. Il giornalismo spugna che non controlla i fatti. Però, quando occorre, pontifica sulle notizie false, anzi sulle fake news che è più figo. Il caso del (presunto) camminatore che dopo un litigio con la moglie parte da Como (che poi era Carugo) e arriva a piedi a Fano è emblematico. Salvo pu24.it, nessun organo d’informazione italiano (purtroppo con l’aggiunta della TV pubblica inglese che, come i colleghi italiani, ha fatto il copia e incolla della notizia) si è posto alcuna domanda, ha esaminato la possibilità che potesse trattarsi di una bufala. Ha fatto peggio un noto dj, che non è giornalista, ma ha un grande seguito di ascoltatori: per lui è “la notizia del secolo“. Non solo dj, grande appassionato di sport. Proprio per questo dovrebbe capire, meglio di chi fa sport dall’automobile alla scrivania, che camminare 430 km alla settimana, quindi 61,42 km al giorno, è impossibile. A meno che non si sia Forrest Gump. Ma sarebbe cinema, non  vita reale.

 

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