Nonostante le ultime due sconfitte, la Vuelle c’è. Con fiducia verso la sfida con Brescia

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4 gennaio 2021

PESARO – Sicuramente per Milano, questa non era la partita più importante della stagione, e l’avrà affrontata con uno spirito diverso, rispetto, ad esempio, all’intensità mostrata contro la Virtus e il Cska nelle precedenti uscite, ma fidatevi, ad un certo punto, coach Messina ha avuto paura di non poter festeggiare con una vittoria la sua 500esima panchina in serie A, soprattutto quando all’inizio del terzo quarto, dopo che la sua Armani era stata capace di rimontare 13 punti, si era ritrovato sotto nuovamente in doppia cifra, chiudendo il periodo sul meno otto, a quel punto, Milano ha capito che non poteva più scherzare, e da corazzata qual è, in un paio di minuti è tornata avanti, cavalcando la classe di Gigi Datome, quasi un lusso per questo campionato, visto che viene utilizzato come ottavo o nono uomo, ma le sue triple, per quanto fondamentali, non sono state definitive, perché la “piccola” Pesaro non mollava mai, anche se inferiore fisicamente, e con una rotazione dove il nono uomo non è Datome, ma Drell, e con Filloy, ha avuto tra le mani la tripla del possibile più due, a 50 secondi dalla sirena, fallendola, mentre Rodriguez, nell’azione successiva, dopo aver palleggiato per 20 secondi, ha infilato una tripla da quel campione che è, l’ennesima di una carriera che l’ha visto alzare una marea di trofei, ma se Milano ha avuto bisogno di Datome e Rodriguez per vincere, vuol dire che dall’altra parte c’era una squadra che non voleva saperne di mollare.

Pesaro c’è, come dice Guido Meda, anche se ha perso le ultime due partite, contro probabilmente le due squadre più forti del campionato, e se a Bologna, la Vuelle aveva resistito per 25 minuti, a Milano ha retto fino al 40esimo, con la probabile differenza che la Virtus ha spinto fin dalla palla a due, mentre l’Armani lo ha fatto veramente solo nell’ultimo quarto, ma di quello che succede in casa altrui, ci interessa il giusto, quello che ci importa veramente è il modo di giocare della nostra Vuelle, una squadra che si specchia nel carattere del suo allenatore, uno che di pallacanestro se ne intende, ma che soprattutto, riesce a trasmettere tutta la sua esperienza, la sua capacità di non arrendersi, la sua voglia di essere protagonista, anche quando hai tra le mani una squadra nata per salvarsi, ma costruita seguendo le tue indicazioni, partendo da una difesa che concede pochi canestri facili, anche se Pesaro ha subito 100 punti a Bologna e 97 a Milano, tanti per pensare di vincere, ma sono due classici casi, dove sono stati gli avversari quelli bravi a segnarli.

A Milano, la Carpegna Prosciutto ha giocato la sua pallacanestro, quella che ormai abbiamo imparato a conoscere in questi mesi, con l’asse Robinson-Cain fondamentale, quella composta da play e pivot, che potrebbe essere una cosa antica, ma se funziona è sempre moderna, e i due americani, pur partendo sempre da una altezza inferiore rispetto agli avversari di turno, stanno seguendo lo spartito con grande attitudine e volontà, aiutati nel compito dalla classe di Delfino e dalla continuità di Filipovity, in un quintetto dove manca il quinto elemento, e qui l’assenza di Massenat si fa sentire, perché Tambone ha meno impatto sul match rispetto all’haitiano e l’ultimo arrivato Gerald Robinson, potrà dare una mano, senza aspettarci grandi acuti da parte sua.

Acuti che invece continua a produrre Zanotti, che anche a Milano si è fatto notare con un paio di schiacciate, pur soffrendo contro un Delay in grandissimo spolvero, il più costante in casa Armani, e anche Drell, pur se ancora lontano da un rendimento da “straniero”, non ha fatto troppi danni, dopo aver giocato buoni minuti anche a Bologna, l’unica nota stonata, spiace rimarcarlo ancora una volta, continua ad essere Ariel Filloy, preso soprattutto per fare la differenza nei finali punto a punto, finali dove coach Repesa continua a farlo rimanere sul parquet, con la speranza che arrivi quel acuto, anche per giustificare il fatto che l’argentino sia il giocatore con lo stipendio più alto, che in sé vuol dire poco, perché tutti si devono impegnare al 100%, a prescindere dall’ingaggio, ma che dovrebbe essere uno stimolo in più per dare il 110%, quello che cerca di dare sempre Carlos Delfino, pur con tutte le difficoltà causate da un fisico provato da oltre 20 anni di professionismo, ma il capitano ci prova sempre, anche quando magari forza qualche tripla, come quelle prese contro la zona milanese, ma se ti lasciano lo spazio, è giusto provarci, visto che ormai le triple da sette metri ed oltre, fanno parte del suo repertorio, ma preferiamo quelli che ci provano, a quelli che si nascondono in un angolino.

I PIU’……

Carlos Delfino marcato a Tarczewski nella sfida di Milano

Carlos Delfino marcato a Tarczewski nella sfida di Milano

Justin Robinson: Continuiamo a pensare che debba prendersi qualche tiro in più, rispetto agli 8 presi contro Milano, ma se cercate un play con le idee chiare, la vostra ricerca si concluderà sul suo nome.

Carlos Delfino: A Bologna non ci era piaciuto, ma contro Milano è stato un protagonista assoluto, magari anche con qualche forzatura di troppo, soprattutto in entrata, ma averne di 38enni con la sua freschezza, soprattutto mentale.

Tiri liberi: Percorso netto per la Vuelle, con 19 su 19, ma anche Milano ne ha sbagliati solo 3 dei 30 tentati, la partita si è decisa anche dalla lunetta.

Tiro da tre: Buone percentuali per entrambi le squadre, con Pesaro che la sporca leggermente nel finale, chiudendo comunque il match con un buon 44%, mentre Milano aggiusta la mira nell’ultimo quarto, con un ottimo 47%.

E I MENO DELLA SFIDA MILANO – PESARO

Matteo Tambone: Mai dentro il match, fermato da due falli prematuri, e da un terzo commesso nella prima azione del terzo quarto, deve essere più scaltro e reattivo, soprattutto fino a quando non rientrerà Massenat.

Ariel Filloy: Chiude con uno di valutazione, un match dove è rimasto sul parquet per 23 minuti, con un paio di acuti, e qualche errore di troppo.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Vincendo contro Brescia, la Vuelle ha grossissime chances di qualificarsi alle Final Eight, per avere la sicurezza matematica, avrebbe bisogno di un aiutino da Milano, che se vincesse a Cremona domenica prossima, lascerebbe la Vanoli a quota 12, e con Treviso ferma ai box per il turno di riposo, nessun’altra formazione potrebbe salire a quota 14, anzi ancora ce ne sarebbe una, quella Trieste che meriterebbe l’oscar della sfortuna, visto che tra i casi di Covid altrui e quelli personali, deve ancora recuperare tre partite, e vincendole tutte e tre, salirebbe a 14 punti.

In quel caso, si ricorrerebbe alla classifica avulsa, ma avremo le idee più chiare dopo il recupero di mercoledì tra l’Allianz e Reggio Emilia, indispensabile per districarsi, perché poi, oltre a qualificarsi, vincendo con Brescia, Pesaro potrebbe anche risalire la classifica rispetto all’ottavo posto attuale, che le regalerebbe proprio Milano nel quarto di finale della Coppa Italia, manifestazione che si giocherà nella capitale lombarda a metà febbraio.

Ne parleremo nei prossimi giorni, quando ci sarà passata magari l’incazzatura per non aver vinto a Milano, frase che non avremmo mai pensato di poter pronunciare, ma assolutamente sincera, ripensando a quel attacco alla zona tre-due che avrebbe bisogno di una rinfrescatina, a quelle piccole disattenzioni sulle triple prese da Datome, un campione per carità, ma che ha tirato praticamente dalla stessa mattonella, con la staffetta su di lui che non ha funzionato al 100%; alla tripla fallita in contropiede da Gerald Robinson sul più 13, che magari non avrebbe cambiato il risultato finale, perché abbiamo visto come Milano sia stata capace di risalire in un paio di minuti, ma un più 16, o anche un più 15, se Robinson G. avesse scelto di attaccare il ferro, avrebbe galvanizzato ancora di più i giocatori biancorossi.

Particolari che non hanno funzionato, all’interno di una partita che Pesaro ha giocato in maniera esemplare, e fa sempre piacere aprire la Gazzetta dello Sport il lunedì mattina, e leggere gli elogi scritti sulla rosea dai giornalisti altrui, perché vuol dire che questa Carpegna Prosciutto merita di essere dov’è, come sottolineato da capitan Delfino nel post partita, conferenza stampa disertata da coach Repesa, che ha mandato il suo vice Pascucci a fare le dichiarazioni, probabilmente per rimarcare il lavoro svolto dal suo staff, o per dare ancora una volta un segnale ai suoi giocatori, come era successo a Bologna.

Giocatori attesi da una partita chiave della stagione domenica prossima, contro una Brescia che, perdendo nel posticipo contro Cremona, dopo essere stata avanti anche di 18 lunghezze, rischia di rimanere esclusa dalla Coppa Italia, mentre vincendo, sarebbe scesa fino a Pesaro, per disputare un vero e proprio spareggio, con la Vuelle che, in caso di vittoria, sarebbe stata sicura della qualificazione, senza aspettare i risultati altrui, ma così ci saremmo persi una parte del divertimento.

DAGLI ALTRI PARQUET

Oltre al primo posto di Milano, questa 14esima giornata ha sancito il secondo posto di Brindisi nel tabellone della Coppa Italia, dopo il successo ottenuto dai pugliesi al fotofinish su Trento, risale al terzo posto Sassari, che approfitta del turno di riposo della Virtus, per agguantarla a 16 punti, anche se il Banco ha avuto bisogno di un supplementare per sbancare Reggio Emilia, Venezia fa un passo avanti importante in ottica Final Eight, vincendo a Treviso, mentre la Fortitudo di coach Dalmonte continua a vincere, inguaiando Cantù, con Cremona protagonista di una bella rimonta ai danni di Brescia nel posticipo, in un turno che ha visto il match tra Trieste e Varese rinviato a data da destinarsi, causa casi di Covid-19 nella squadra lombarda.

 

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