Il meglio (il Papa che parla di sport) e il peggio (quasi tutto) tra il 2020 e il nuovo anno

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5 gennaio 2021

Mister Pressing
Il peggio: il 2020. Nella sua interezza. Se volete, trovate voi qualcosa da salvare.
1500x500Il meglio (ma siamo già nel 2021): la bellissima intervista della Gazzetta dello Sport a papa Francesco. Soprattutto nella parte dedicata agli l’allenatori. “Nel momento della vittoria di un atleta non si vede quasi mai il suo allenatore: sul podio non sale, la medaglia non la indossa, le telecamere raramente lo inquadrano. Eppure, senza allenatore, non nasce un campione… il vero allenatore, il vero educatore sa parlare al cuore di chi nasce fuoriclasse. Poi, nel momento della competizione, saprà farsi da parte: accetterà di dipendere dal suo atleta. Tornerà in caso di sconfitta, per metterci la faccia“. Applausi!
Il peggio: gli arbitri dimenticati nell’intervista al Papa. Ci sarebbe piaciuto leggere le parole di Francesco dedicate a protagonisti essenziali dello sport: gli arbitri. I più contestati, i più insultati, spesso anche aggrediti. Dopo gli arbitri, nel mirino di giornalisti e tifosi ci sono gli allenatori.
Il meglio: il giudice che ha detto no all’estradizione di Assange. C’è un giudice in Inghilterra, anche se la spiegazione del no all’estradizione dell’uomo che ha fatto saltare i misteri sui misfatti degli Stati Uniti d’America non è convincente, Sarebbe più corretto giustificarla con la libertà di stampa.
Il peggio: gli Usa e il caso Assange. Che alla Casa Bianca dorma un democratico o un repubblicano, cambia poco. Gli USA hanno dimostrato da sempre di non avere amicizie, solo interessi. Assange ha fatto saltare il muro di menzogne sui crimini di guerra degli americani. Era il 2010 e WikiLeaks denunciò  l’uccisione di civili in Afganistan e le atrocità nella prigione di Guantanamo. Da allora Assange è nel mirino degli Stati Uniti, che l’hanno condannato a 175 anni di carcere e ne chiedono l’estradizione. Chi ha svelato la verità rischia la prigione a vita, gli assassini in nome del “paese degli uomini liberi” sono in libertà.  Ah, chi ha perseguito di più Assange è l’amministrazione Obama (2009-2017). Che vergogna!
Il peggio: Sgarbi. A prescindere. Non condividete? Informatevi sui rutti (dis)onorevoli di fine anno.
Il peggio: Il partito del 2-3 per 100. Al netto della credibilità dei sondaggi, cosa pensare di un partito che è al governo e, pure nei suoi piccoli numeri vanta tre ministre, ma vuole condizionare il governo del paese in un momento così difficile? Abbiamo un sogno: il voto. Governi chi vinca, questa è la democrazia. Ma se il sogno s’avverasse, sarebbe una soddisfazione vedere sparire il 2 -3 per 100.
Il peggio: Babbo Natale porta il Covid in una casa di riposo: 18 morti. È il primo bilancio di quanto accaduto in una casa di riposo a Mol, zona di Anversa, Belgio. Un animatore positivo al Covid-19 si è travestito da San Nicola, il Babbo Natale dei Paesi del Nord Europa, e ha portato il virus nella casa di cura. Attenzione, San Nicola era solo, ma arrivano i Re Magi, e sono tre!
Il peggio: i botti, la tassa dell’imbecillità. Spendere i soldi per pochi minuti di fuochi, una tradizione assurda che fa male alle tasche di chi acquista i fuochi (e sono affari loro), ma danneggia l’equilibrio psichico degli animali. Dunque, un comportamento incivile.
Il peggio: i vaccini secondo i giornalisti italiani. Quando il presidente Conte e il ministro Speranza annunciarono che entro dicembre sarebbe iniziata la campagna di vaccinazione, i giornalisti insorsero. La Stampa del 6 settembre: “Coronavirus, i virologi frenano Speranza: “Nessun vaccino entro fine anno”. Dagospia il 28 ottobre: “Che figura da peracottari per Conte: il direttore dell’Agenzia europea del farmaco smentisce che il vaccino arrivi a Natale”. Il Corriere della Sera del 26 ottobre: “L’annuncio di Conte sulle prime dosi di vaccino per dicembre è peggio di una bugia: è una pessima idea. Molti hanno percepito le parole del premier come un mezzo imbroglio”. Ancora il Corriere della Sera, il 30 ottobre: “In attesa di un vaccino che non arriverà a dicembre (imperdonabile l’errore di Conte di continuare a promettere l’impossibile”. Ci fosse stato un solo giornalista che, durante la conferenza stampa di fine anno, abbia chiesto scusa a Conte, magari a nome della categoria di  bugiardi,  per le falsità dette e scritte (anche) sui vaccini. In Italia, i giornalisti hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.
Il peggio: scuola no, sì allo sci. Le Regioni che non vogliono riaprire le scuole rappresentano il peggio. Alcune di queste Regioni vogliono riaprire subito le piste di sci, gli impianti di risalita. Contano più gli sghei che la cultura. Chi era quel ministro che diceva che con la cultura non si mangia? Mi sa che era di destra…
Il peggio: i politici che amano Greta, a parole, ma la detestano con i fatti. Un esempio per tutti: il signor Non so neanche chi sono, al secolo Nicola Zingaretti,  che subito dopo l’elezione a segretario del PD se ne uscì con questa dichiarazione: “Dedico la vittoria a Greta Thunberg, la ragazza attivista svedese che lotta per la salvezza del pianeta. E a tutti i ragazzi e le ragazze italiane che occuperanno le piazze italiane per un nuovo modello di sviluppo e per difendere il pianeta“. Era il 4 marzo 2019. Il giorno dopo questa dichiarazione d’amore si recò a visitare il cantiere del TAV, che notoriamente è avversato da chi, Greta per prima, difende l’ambiente. Ora sembra certo che dal decreto Milleproroghe sia saltato il blocco delle trivellazioni lungo tutte le coste italiane. Tutto il contrario rispetto alle indicazioni europee sui fondi in arrivo. E ovviamente senza alcun imbarazzo per i politici italiani simpatizzanti di Greta.
Il peggio: applausi al funerale di un vigile del fuoco. È morto folgorato mentre eseguiva un intervento per rimediare ai danni provocati dal maltempo. Aveva 54 anni, era sposato e padre di due ragazze. Al funerale non è mancato l’applauso. Inopportuno, fuori luogo, stonato. Una pessima moda, tutta italiana.
Il peggio: ritrovata una bottega di street food a Pompei. L’annuncio di giornali, radio e Tv è lo specchio dei tempi in un paese tra i più ignoranti al mondo nella conoscenza delle lingue straniere: “Negli scavi di Pompei ritrovata  un’antica bottega di street food“. Pazzesco!
Il peggio: lo stupido nazionalismo, anche nella musica. Commento a un articolo di presentazione del Concerto di Capodanno dal Teatro La Fenice di Venezia a cui hanno partecipato, fra gli altri, un tenore basco, Xabier Anduaga, e un direttore inglese, Daniel Harding: “Con tanti musicisti bravi che ci sono in Italia, si va a  scegliere sempre cantanti e maestri stranieri. Se i cinesi sapessero cantare, per risparmiare chiamerebbero loro“. La replica intelligente di un altro lettore: “Sono le 13 e 30, e il maestro Muti sta dirigendo l’orchestra di Vienna“. Aveva ragione Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli“. La musica non ha nazionalità, non ha passaporto. Un tenore italiano canta a Madrid, un tenore basco a Venezia. Un italiano dirige a New York, un inglese alla Scala. Ma l’imbecille che crede di difendere i musicisti italiani  resta solo un imbecille. Che poi di cinesi che cantano ce ne sono tanti, anche molto bravi. Come sappiamo bene a Pesaro.
Il meglio: la bella prestazione milanese della Carpegna Prosciutto. Siamo rimasti incantati dai biancorossi di Repeša, sia quando hanno allungato nella fase finale del primo tempo, sia quando hanno reagito da grande squadra al prepotente recupero di Milano a inizio ripresa.
Il peggio: la sconfitta della Vuelle dopo la bella prestazione. Un vero peccato per Delfino e compagni, comunque da applausi.
Il peggio: Filloy. Visto in Tv, dava l’impressione si essere capitato per caso sul parquet di Assago. Non sembrava neppure un argentino, gente che in campo dà sempre tutto, anzi di più.
Il peggio: l’allenatore e alcuni giocatori milanesi che contestano l’arbitraggio. Scusate il paragone irriverente: Milano che si lamenta degli arbitri è come se il Papa si lamentasse di vivere in Vaticano.

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