Alex Schwazer assolto per “non avere commesso il fatto”. Finalmente un po’ di giustizia dopo anni di fango

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18 febbraio 2021

Alex Schwazer vince a Roma (2016) dopo i quattro anni di squalifica

Alex Schwazer vince a Roma (2016) dopo i quattro anni di squalifica

Una telefonata cancella anni di fango, di notizie infondate, di cattiverie, di umiliazioni.

Alex Schwazer è innocente! Walter Pelino, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano, lo ha assolto per “non avere commesso il fatto“.
È bellissima la voce di Peppe Sorcinelli, avvocato fanese, soprattutto un amico di chi scrive e di Alex.
Peppe annuncia che il gip ha deciso come era nei voti di Alex e di chi gli vuole bene e sa che non aveva commesso alcun reato, che non era tornato a doparsi.
Il telefono dà e toglie.
Lunedì 6 agosto 2016 tolse, sommergendo la mia segreteria telefonica di centinaia di messaggi, di amici e colleghi che volevano sapere. Ero tornato da poche ore da Londra, dove avevo seguito la prima parte delle gare di marcia, e mi accingevo a ripartire per assistere all’ultima parte dei Giochi Olimpici inglesi, soprattutto alla 50 km di marcia, dove il favorito era Alex Schwazer.
Speravamo di festeggiare il successo del libro “Quelli che camminano“, che ho curato per Mondadori.
Alex non venne a Londra, fu bloccato il 6 agosto dalla notizia che era stato trovato positivo al doping. Fu uno choc, un dolore immenso per chi sosteneva le fatiche del marciatore sudtirolese.
Ritornai a Londra e solo grazie all’amicizia con il dottor Piero Benelli, medico della Nazionale di volley maschile, che mi procurò alcuni biglietti per seguire la  semifinale tra Italia e Brasile e una tifosa coreana che,  delusa dalla sconfitta  della sua squadra nella finale per il terzo posto, mise in vendita il biglietto per la finale del torneo femminile tra Brasile e Stati Uniti d’America, recuperai la voglia di vedere sport.
Alex con la maglietta di Libera al termine della prova cronometrata tra la gente

Alex con la maglietta di Libera al termine della prova cronometrata tra la gente

Andai anche alla gara che attendevo da mesi, la 50 km. Tra alcuni irlandesi e un messicano, una signora americana e un tifoso spagnolo, seguii la fatica degli atleti provando una sensazione di vuoto. Però pensai che l’amicizia conta più del dolore provato per sentirmi tradito. E dalla mia postazione davanti a Buckingham Palace, mandai un messaggio di incoraggiamento: Forza Alex, avevo scritto sulla bandiera tricolore preparata per tifare Alex durante la competizione olimpica.

Alex aveva sbagliato e avrebbe pagato a caro prezzo.  Confessò tutto, in lacrime, niente nascondendo. E fu squalificato per quattro anni.
Tempo dopo, ancora Peppe mi informò che Alex aveva ripreso gli allenamenti e a seguirlo sarebbe stato il professor Sandro Donati, provai una grande gioia. Il professor Donati è il numero uno al mondo nella lotta al doping. Pensate che una cara amica da sempre nel mondo dello sport mi disse che non credeva ai propri occhi. Era certa che Donati non avrebbe legato il suo nome a quello di un dopato.
Sandro Donati, tecnico fantastico e soprattutto persona d’altri tempi, legò il suo nome a quello di Schwazer e diede vita a un connubio che avrebbe travolto le certezze nel mondo dell’atletica.
Ah, dimenticavo: chi denunciò Schwazer prima dei Giochi londinesi? Il professor Donati.
Alex si trasferì a Roma, alloggiando in un albergo vicino all’abitazione del professore. Osteggiato da tutti, soprattutto da una cordata composta da giornalisti “nemici” ed ex esponenti del mondo che lo aveva esaltato dopo la vittoria della medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, ripudiato dagli ex compagni, Alex trovò nelle gente comune quel calore di cui aveva bisogno per ripartire. Tra mamme che spingevano i passeggini e la carrozzine e le badanti che accompagnavano gli anziani nei viali del parco nelle valli sull’Aniene, Alex ritrovò il gusto di fare sport, accompagnato passo dopo passo da Sandro Donati, incoraggiato dai “Daje Alex” degli sconosciuti.
Il 4 ottobre 2015 sostenne una prova cronometrata, tra el auto fermate dall’avvocato Sorcinelli trasformatosi in “vigile urbano”, indossando la maglietta di Libera, l’associazione di don Ciotti, sempre vicina a chi soffre. Una prova sbalorditiva. A domanda, Donati rispose: “Alex è la migliore macchina per lo sport, lui non ha bisogno del doping per vincere”.
Infatti, scaduta la squalifica, tornò in gara, dominando la Coppa del Mondo disputata a Roma domenica 8 maggio 2016. L’atletica italiana aveva ritrovato il suo campione. Ricordo la felicità di sua mamma Maria Luisa e dell’allora fidanzata Katryn. Ma anche le parole impregnate di astio dell’australiano Jared Tallent, che Alex aveva staccato di tre minuti e trenta secondi. E ricordo anche un gruppo che per tutta la gara aveva girato attorno agli spettatori esibendo magliette contro il marciatore azzurro. Mi colpì l’abbraccio tra Sandro Donati e Alex, la loro gioia. Che era di tutti noi che avevamo seguito Alex, di Giulia Mancini, la sua manager che non l’ha abbandonato mai, neppure nei momenti più bui, di Peppe Sorcinelli e dell’avvocato Gerhard Brandstaetter, un amico straordinario per il campione di Kalch, piccolo paese in comune di Racines, sopra Vipiteno.
Londra 2012, gara di marcia 50 km- una bandiera dedicata ad Alex fermato per doping

Londra 2012, gara di marcia 50 km- una bandiera dedicata ad Alex fermato per doping

Partii felice alla volta di Santiago de Compostella, immaginando anche una follia: interrompere il Cammino un paio di giorni e andare a seguire il 31 maggio il XXX Gran Premio Cantones di A Coruña, prova di 20 km in cui Alex si piazzò secondo, a soli 6 secondi dal cinese Wang Zhen (1h20’17”), ma precedendo Miguel Angel Lopez Nicolás, campione mondiale l’anno prima a Pechino.

Pochi giorni dopo mi pentii di non averlo fatto. Avrei visto l’ultima gara  – finora, è il mio augurio – di Alex.
Rimediai facendo incetta dei giornali sportivi spagnoli.
Il 22 giugno, la Gazzetta dello Sport annunciava: Doping: Alex Schwazer, ci risiamo. Trovato ancora positivo. E ancora: Il marciatore altoatesino, già squalificato per Epo prima dei Giochi di Londra, trovato positivo agli anabolizzanti in un test Iaaf di gennaio. L’avvocato: “Accuse false e mostruose“. Nell’articolo, Claudio Arrigoni scriveva: La dinamica del controllo positivo è clamorosa quanto la notizia. Il test risale al 1° gennaio scorso a Vipiteno durante le vacanze di Capodanno e riguarda un campione sangue e urina che aveva dato esito negativo come anche i molti controlli successivi. Solo il 12 maggio in un nuovo controllo sulle provette del 1° gennaio, dopo la qualificazione per Rio ottenuta l’8, la Iaaf ha riscontrato in un controllo mirato sugli steroidi una quantità abnorme di anabolizzanti steroidi ma per estrema sicurezza ha aspettato solo ieri alle 19 per comunicare la notizia alla federazione italiana e all’atleta.
Ora, dimenticando di essere amico di Alex, un suo tifoso, da giornalista mi domandai: è possibile che un controllo fatto il primo gennaio – e già qui c’è qualcosa di strano  – diventi pubblico sei mesi dopo? Perché? Soprattutto al posto di chi ha dato per primo la notizia mi sarei chiesto: come è possibile, con tutti i controlli fatti in una struttura pubblica, tutti negativi,  ne emerga uno che sancisca la positività al doping? E mi sarei domandato, soprattutto: Schwazer è un mostro che tradisce una persona di valore qual è Sandro Donati, il nemico del doping?
Nessuna di queste domande, solo certezze da parte di molti giornalisti. Qualcuno – non faccio il nome per non dovere ricorrere al Maalox – dichiarò: l’unica certezza è che il comunicato afferma che Schwazer è dopato. E io credo al comunicato, non a lui.
E non riprendo i commenti sui social espressi dai codardi da tastiera, quelli che si firmano con un numero o usano solo pseudonimi. Lasciamoli perdere, per evitare nausea e vomito.
Restiamo ai fatti: per quasi tutti gli organi d’informazione, da una parte il diavolo, dall’altra i santi.
Alex e Donati insorsero. “Non mi sono dopato!“, urlò Alex, che pure quattro anni prima aveva confessato tutto.
Emersero presto anomalie che avrebbero dovuto spingere a maggiore cautela, a porsi dei dubbi, a non dare niente per scontato. Intanto, malgrado i protocolli antidoping prevedano l’anonimato del controllato, gli addetti al prelievo evidenziarono che era stato eseguito a Racines. Dove, notoriamente, abbondano gli atleti di valore olimpico.
Una lunga serie di contraddizioni che i legali di Alex hanno evidenziato. E così oggi il gip di Bolzano ha sentenziato la posizione di Schwazer deve essere archiviata per non avere commesso il fatto“.
Il dottor Pelino ritiene “con alto grado di credibilità che i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer l’1.01.2016 siano stati alterati allo scopo di risultare positivi per ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore Sandro Donati“.
Inoltre il gip scrive di falso ideologico e “frode processuale” e di “pressioni” esercitate sul laboratorio di Colonia come emergono dalle mail intercorse tra Ross Wenzel (consulente legale della World Athletics, ex Iaaf), Thomas Capdevielle (responsabile settore antidoping World Athletics) e Hans Geyer, direttore del laboratorio di Colonia dove erano custodite le provette contenenti le urine di Schwazer durante il controllo dell’1 gennaio 2016.
Se questo è lo sport, che dovrebbe essere la parte più bella della nostra vita, possiamo immaginare il resto.
Però, stasera, è giusto essere contenti, prima di tutto per Alex e per la sua famiglia, per chi gli ha voluto bene, sempre. In questo momento mi vien in mente come sarebbe stata felice Marisa Gregori, cara amica genovese che per una vita è andata in vacanza a Kalch, Calice, e ha tenuto in braccio Alex che aveva solo pochi mesi. Una grande sportiva, appassionata delle escursioni in montagna, che se ne è andata troppo presto.

 

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