Un libro alla settimana: Bianchini “Le mie bombe”

di 

9 aprile 2021

IMG_9020PESARO – Mi scuso per il colpevole ritardo, con Valerio Bianchini e con l’autore del libro, Paolo Viberti. Il libro dedicato alle “bombe” di Bianchini è stato pubblicato nel 2017, quando ero impegnato in un Cammino di Santiago. Improvvisamente, una settimana fa, mi sono imbattuto per caso nella copertina e sono andato di corsa ad acquistarlo. Confesso che “bombe” non mi piace. Anche durante le telecronache o le radiocronache delle partite della Scavolini Basket preferivo tripla o, alla spagnola, triple,che è singolare. Troppe armi, troppe sparatorie, troppe vittime per usare “bombe” anche nel basket. È vero, però, che con Valerio sembra appropriata anche una parola che non mi piace.
Basta leggere la prefazione di Franco Arturi, giornalista della Gazzetta dello Sport, con il quale mi complimento per l’articolo che, pochi giorni fa, ha smascherato Sebastian Coe, presidente della federazione mondiale di atletica leggera. Coe osteggia il ritorno alle gare di Alex Schwazer, e con la Wada, agenzia mondiale antidoping (?), che pure dovrebbe essere un ente terzo, accusa il magistrato italiano che ha assolto il marciatore. Arturi gli ha ricordato alcune perle del suo passato.
La prefazione di Arturi è già un invito a immergersi negli ultimi 50 anni del basket italiano.
Per molto tempo ho sinceramente pensato (e l’idea di fondo non mi abbandona neppure ora) che Valerio Bianchini fosse o potesse essere un giornalista migliore di me. E non soltanto lui: anche suoi colleghi come Taurisano, Guerrieri, Mangano, poi Peterson. A questi personaggi non mancavano certo buone letture, capacità di scrittura, estro, doti di intrattenitori, naturalmente conoscenza della materia. Spesso i loro scritti e le loro dichiarazioni trasudavano intelligenza e creatività. Un’esuberanza comunicativa che è risultata per me stimolo forte: ho dovuto attrezzarmi per reggere il confronto…
Il vero limite del basket italiano è l’angustia dei suoi orizzonti. Un peccato originale che sparge dosi di ipocrisia snob su un fondo di inconfessabile intolleranza. In questa parrocchia, l’avvento di Valerio Bianchini è stato spesso considerato prima con circospetta cautela, poi con visibile fastidio, infine anche con malcelata ostilità…
Eppure il suo pedigree era inattaccabile: cresciuto nella Milano dei mille allenatori di successo, formatosi sul marciapiede degli oratori, alla scuola dei migliori maestri del tempo, con il dovuto studio dei sacri testi America. Ma nonostante questo, Bianchini restava irriducibile alla loggia. E dunque il più celebre dei soprannomi che gli è stato affibbiato, “Vate”, non aveva intenzioni di affettuosa ammirazione…
Più di trecento pagine di domande che Paolo Viberti pone, altrettante risposte di Valerio Bianchini, dalla prima, quella che apre la storia:
Perché il basket?
Per colpa di mia madre Bice. Ero un ragazzino che viveva a Milano, tra casa e scuola, poco propenso a mischiarmi agli altri ragazzi del caseggiato.  Mi adoperavo invece in quello che sentivo essere il mio interesse crescente, quello della lettura… Mia madre incominciò a preoccuparsi per il fatto che non uscissi di casa… finché un giorno mia mamma, donna di sani principi, mi prese per un orecchio, trascinandomi in parrocchia per togliermi di casa. E negli oratori era già viva e pulsante la tradizione dello sport e del basket in particolare, reso popolare dalle imprese della squadra di Bogoncelli e Rubini. Come non bastasse uno zio lavorava nel negozio di abbigliamenti ove Rubini e gli altri giocatori si rifornivano di abiti eleganti. Lo zio strappò a Bogoncelli una tessera per me e io mi ritrovai la domenica  sugli spalti del palazzo della Fiera, incantato dalle luci, dai suoni, dalla visione di quegli atleti che si disputavano il possesso di quel pallone con gesti eleganti, pronti ad accusarsi quando commettevano un fallo. Era il 1953, avevo dieci anni, non abbandonai la vita immaginaria delle mie letture, ma la pallacanestro mi aveva convertito alla vita reale.
E che vita! E che  domande, e che risposte, e che libro. Da leggere tutto d’un fiato per chi, come noi, è innamorato di questo bellissimo sport e magari – detto da giornalista – di un personaggio che non ci ha lasciato mai senza un titolo, una frase a effetto, la possibilità di riempire una pagina, non un solo articolo. Anche quando non… parlava.
Se Valerio non s’offende, vi racconto un aneddoto.
Mercoledì 2 febbraio 1994, la Scavolini è impegnata nella gara di ritorno di Coppa Korać, ospite del Paok Salonicco. I biancorossi devono difendere un vantaggio di sedici punti, maturati nell’andata giocata a Pesaro il 26 gennaio e finita 82-66. Però, sul parquet dell’infernale Alexander Melatrho, palasport utilizzato sia dal’Aris sia dal Paok, finisce malissimo: i macedoni travolgono i cucinieri (96-58). Terminata la radiocronaca per Radio Città, devo scrivere una pagina intera per il Corriere Adriatico. Sono l’unico giornalista al seguito. Attendo inutilmente l’arrivo di Valerio, che però quando perde preferisce il silenzio. Solo che io ho almeno 45 righe con lui e altrettante con i giocatori, oltre a 72 di partita e 24 di pagelle. Un problema. Mi salvano il carissimo amico greco Giorgos Tsirtsidis, che mi racconta le dichiarazioni – euforiche – degli ellenici, e Ario Costa, che mi raggiunge in tribuna stampa e parla, salvando la mia pagina. E l’intervista con Valerio? La apro così: Una sola squadra anche in sala stampa: il Paok! E aggiungo le dichiarazioni del  coach macedone, nel caso il serbo Dušan Ivković, che non è uno dei miei preferiti. Ma le sue parole aiutano a riempire le 45 righe orfane di Bianchini.
Insomma, anche il silenzio di Valerio è roboante. Come tutte le pagine del libro scritto da Paolo.
Bianchini, “Le mie bombe”, di Paolo Viberti (Bradipolibri)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>