Il meglio e il peggio: la Superlega e i tifosi, chi la contesta a giorni alterni, i politici senza memoria e i giornali di famiglia, Uefa e Fifa, David Beckham e il Bayern Monaco

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23 aprile 2021

Mister Pressing
Tifosi del Chelsea protestano contro la Superlega di calcio (foto da Twitter)

Tifosi del Chelsea protestano contro la Superlega di calcio (foto da Twitter)

Il meglio (e il peggio): i tifosi. Vedrete che non mancherà chi proverà a raccontare che a bloccare la Superlega è stato il no dei potenti – Draghi, Johnson, Macron – ma se non ci fosse stata la rivolta dei tifosi inglesi dubito che i sei club d’oltre Manica si sarebbero chiamati fuori. God Save the English FansDio salvi i tifosi inglesi? Vedremo. Intanto salvi i giocatori dello Shalke 04, la squadra di Gelsenkirchen, dalla furia dei tifosi che li hanno inseguito per aggredirli. La colpa? La retrocessione che non si registrava da trent’anni.

Il peggio: il calcio appartiene a noi.Football belongs to us, not to youIl calcio appartiene a noi, non a voi, hanno urlato i contestatori della Superlega ai dirigenti delle squadre possibili partecipanti. Hanno ribadito i tifosi del Chelsea, bloccando il pullman della squadra diretto allo stadio di Stanford Bridge: “Money can’t buy fans, I soldi non possono comprarci”. Ma se i dirigenti non comprano i giocatori vengono insultati dai tifosi, ai quali non importa dei debiti, conta solo vincere. Nel recente passato, i dirigenti della VL – in questo caso ogni sport è paese – erano accusati di non imitare altre realtà italiane che ingaggiavano giocatori forti, ma poi non li pagavano. “Dovete fare come gli altri – invocavano dai social -. Chi se ne frega se poi non onorerete gli impegni presi, l’importante è che siano forti e ci facciano vincere”. Mi piacerebbe sapere cosa direbbero i tifosi se a fine mese il loro datore di lavoro non dovesse pagare gli stipendi.
Il peggio: il calcio è di tutti, soprattutto dei tifosi. È il coro che si è letto e ascoltato, urlato quasi all’unanimità da tifosi e giornalisti, da politici e giocatori, dai dirigenti delle squadre che non erano comprese nel progetto. Ma se è così, perché tutti insieme hanno accettato che le partite si giocassero a porte chiuse? Semplice: perché il calcio “appartiene” alle televisioni. Senza i soldi delle Tv, i campionati sarebbero spariti da un pezzo. Però il progetto Superlega, che sarebbe stato strapagato dai canali televisivi, non va bene. I diritti dei tifosi a giorni alterni.
Il peggio: Beckham: una delle contestazioni più cattive alla Superlega è arrivata da David Beckham, che ha fatto i soldi a palate grazie ai club ricchi in cui ha giocato (Manchester United, Real Madrid, Milan), che volevano partecipare alla Superlega. David Beckham ora è proprietario del Club Internacional de Fútbol Miami, meglio noto come Inter Miami, che partecipa alla MLS, Major League Soccer, il campionato statunitense che non prevede promozioni e retrocessioni. Il suo intervento anti Superlega è stato ripreso da tutti i media, che ovviamente hanno taciuto su quest’ultimo piccolo particolare.
Il peggio: i Giochi Olimpici senza pubblico. E perché se lo sport appartiene agli spettatori, i Giochi Olimpici, sperando si facciano, saranno a porte chiuse? Solo grazie ai soldi delle televisioni che hanno riempito le casse del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale. Senza questi soldi, tutto il sistema sport sarebbe già saltato o prossimo a saltare.
Il peggio: Draghi dice no alla Superlega di calcio. Il presidente del Consiglio è intervenuto sul progetto di Superlega europea: “Il Governo…sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport”. Peccato che Draghi, ex giocatore di basket, non sappia che la Superlega esiste già nello sport che ha praticato e ama: si chiama Eurolega, Milano partecipa anche se non vince lo scudetto. Dove è la meritocrazia?
Il peggio: quelli che la meritocrazia… Dunque, una mattina si sono svegliati e hanno contestato l’invasore. Lo hanno fatto in difesa della meritocrazia nello sport. Queste vestali vergini e martiri, lo conoscono davvero lo sport? Dovete sapere che ai Giochi Olimpici possono partecipare solo tre atleti di una singola nazionale per disciplina individuale. Mi riferisco in particolare all’atletica leggera e al nuoto. Ora, dovete sapere che per rappresentare gli Stati Uniti d’America bisogna vincere la gara di qualificazione, che si chiama Trials, comunque classificarsi ai primi tre posti. Restano fuori dai Giochi atleti che potrebbero tranquillamente disputare la finale olimpica. Il numero chiuso serve per garantire l’universalità dello sport. Un atleta di un piccolo paese che corre i 100 metri in 10 secondi e 50 centesimi può andare ai Giochi, ma restano fuori il quarto, il quinto, talvolta anche il sesto e il settimo degli statunitensi che invece vantano tempi inferiori ai 10 secondi. L’universalità dei Giochi Olimpici è bellissima, ma cosa hanno da dire quelli che sono esclusivamente per la meritocrazia nello sport?
Il peggio: Uefa e Fifa minacciano la Superlega. Signori Ceferin e Infantino, che guidate la federazione europea e quella mondiale, cosa avete fatto per impedire che il calcio pensasse solo ai soldi? Avete organizzato tornei inutili, ma remunerativi, come la Uefa Nations League, e campionati del mondo in uno Stato che ha sfruttato gli immigrati (molti sono rimasti uccisi in incidenti sul lavoro) per realizzare gli stadi di calcio che ospiteranno il torneo 2022 e lo avete programmato tra il 21 novembre e il 18 dicembre per non dovere fare i conti con il caldo del Qatar. Non era successo mai. I miliardi degli sceicchi hanno cambiato il mondo. Compreso quello dei dirigenti del calcio, accusati di avere ricevuto fior di denari e taciuto sugli artifizi economici di alcune squadre. In semifinale di Champions ci sono le due squadre finanziate dal regime del Qatar, dove i diritti umani sono un miraggio. A prescindere da questo aspetto, che i dirigenti del calcio ritengono secondario di fronte al fiume di petrodollari, City e PSG hanno speso a mani basse ignorando il principio della correttezza finanziaria tanto caro – a parole – alla Uefa. Poi, cari signori Ceferin e Infantino, vi scandalizzate se dodici società pensano ai soldi.
Il peggio: Ceferin e Infantino. Questi signori, lautamente retribuiti, non corrono alcun rischio d’impresa. Loro guadagnano a prescindere, e così Uefa e Fifa. Al contrario delle società di calcio. Questa è meritocrazia?
Il peggio: i presidenti degli altri club: quelli contro la Superlega. Una delle cose più intelligenti che ho letto: chissà come si comporteranno i presidenti dei club italiani contrari alla Superlega quando i tifosi di Juventus, Milan e Inter, contrari a loro volta, acquisteranno i biglietti per le partite in trasferta? Gli faranno lo sconto per avere contestato i loro dirigenti o continueranno a fare pagare costi scandalosi – 70 euro in curva – o, più probabile, faranno salire ancora i prezzi, giocando sulla grande affluenza al seguito che vantano le tre più famose squadre italiane?
Il peggio: il presidente italoamericano della Fiorentina. Rocco Commisso, italoamericano presidente della squadra viola, non l’ha mandata a dire: “Sono andato via dagli Stati Uniti per venire in Italia perché mi piace il calcio qui, con tutti i suoi valori, i suoi principi, la meritocrazia, i rischi. Non mi piace il calcio chiuso come è in America, un calcio senza promozioni e retrocessioni”. Giusto per rinfrescargli la memoria: dopo il fallimento della gestione di Vittorio Cecchi Gori, la Fiorentina, che era passata ai fratelli Della Valle ripartendo dalla serie D e giocando anche a Fano, vinto successivamente il campionato 2002/03 di serie C2, avrebbe dovuto disputare quello di C1, ma venne promossa direttamente alla serie B. Dove erano allora i meriti sportivi? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Il peggio: De Zerbi, allenatore del Sassuolo: non voleva scendere in campo con la sua squadra contro il Milan perché “la Superlega è un colpo di Stato”. Sarà anche un bravo allenatore, ma non conosce e non pesa il significato delle parole. De Zerbi mi ha ricordato quell’allenatore di basket che, nel febbraio 2020, quando la pandemia stava iniziando a produrre effetti drammatici, dichiarò: “Non comprendo questa politica, che definisco follia medico populista, di rinviare le gare. Noi ci adegueremo di conseguenza, anche se non possiamo prevedere quanto durerà questo allarmismo. Se vogliamo fare quelli che compatiscono allora la pausa va bene, io però per come sono fatto metto prima la pallacanestro e poi la salute”.
Il peggio: la meritocrazia nello sport a giorni alterni. Chi scrive è innamorato del rugby, lo considera uno degli sport più belli ed educativi. Detto questo, si domanda dove siano i meriti che hanno aperto all’Italia le porte del Cinque  Nazioni, il torneo diventato, appunto, Sei Nazioni con l’invito agli azzurri. Da quando partecipa, l’Italia ha totalizzato una lunga serie di sconfitte. La vittoria non arriva dal 28 febbraio 2015, quando gli azzurri superarono la Scozia a Edimburgo. Per rintracciare un successo casalingo, sul verde dello stadio Olimpico di Roma, bisogna andare addirittura al 16 marzo 2013. Nelle ultime sei edizioni, 30 sconfitte, zero vittorie. In totale, l’Italia ha disputato 115 partite, conquistando 12 successi, rimediando 103 sconfitte. Allo stesso tempo sono diminuite le presenze di pubblico, tanto che si è passati da una straordinaria copertura televisiva a  partite al limite della clandestinità.
Il peggio: il diritto quando fa comodo: non sopportiamo quelli che fanno uso del diritto solo quando gli fa comodo. È evidente che il calcio è – ritenuto – più importante dalla maggioranza della gente. Ma perché hanno taciuto tutti quando è nata l’Eurolega di pallacanestro, che ha più o meno gli stessi requisiti dell’annunciata Superlega? Ora, giornali, politici, governanti sono schierati contro la novità, ma niente dicono e hanno detto sul basket.
Il peggio: la doppia moralità del Bayern Monaco. Condivido al 100 per 100 le parole di Rumenigge: “Il calcio non deve puntare a guadagnare più soldi per poi pagare di più giocatori e agenti; deve abbassare i costi dei giocatori e pagare meno gli agenti”. Impossibile non essere d’accordo. Però… – c’è sempre un però -, martedì e giovedì il Mediolanum Forum di Assago ha ospitato gara 1 e gara 2 dei quarti di finale di Eurolega, il campionato privato a cui partecipano quasi tutte le migliori del basket europeo. Si sono affrontate AX Armani Exchange Milano e Bayern Monaco. Entrambe partecipano perché in possesso di una licenza pluriennale, assegnata a prescindere dalla vittoria del campionato nazionale. Il Bayern è una società polisportiva. Quindi i dirigenti che sono contrari alla Superlega di calcio sono felici di partecipare all’Eurolega. Doppelte Moral, doppia moralità anche a Monaco di Baviera.
Il peggio: La Repubblica e Il Corriere della Sera hanno famiglia: come volevasi dimostrare. Quando è il momento i giornaloni ricordano di avere famiglia. Maurizio Molinari, direttore de La Repubblica, giornale controllato dagli Elkagnelli, ha intervistato Andrea Agnelli, ovviamente guardando alla Superlega con un occhio benevolo. Sullo stesso tema, ma con con opposta visione, il Corriere della Sera ha intervistato l’editore, Urbano Cairo, per caso anche presidente del Torino.
Il peggio: La Superlega e Il Fatto Quotidiano: è il mio quotidiano preferito, ma stavolta non mi è piaciuto. “…quella Superlega che poteva essere il mezzo per recuperare milioni trasformando la Juve in una sorta di Harlem Globetrotters per un calcio capitalistico e disneyano…”. L’articolo, firmato da Ettore Boffano, dimostra una visione dello sport  che va decisamente oltre la romantica idea di un passato. La NBA  – agevolata dalla base sportiva statunitense, da qualche tempo mondiale, con la politica delle scelte (le migliori vanno a vantaggio delle squadre più deboli) – produce reddito, spinge al massimo per la competitività e la meritocrazia e non prevede retrocessioni e promozioni, ma solo eventuale scambio di città. Tutto la NBA può essere definita meno che disneyana. E così NFL (football), MLB (baseball) e NHL (hockey).
Il peggio: Pirlo come Draghi: questa è imperdibile. L’ho letta, in netto ritardo, ma è attualissima, nel blog di Sergio Tavčar, che tutti dovrebbero leggere (sergiotavcar.com). L’ha scritta Pado: Mi tocca dire che Pirlo al momento è un po’ il Mario Draghi del calcio, gode di ottima stampa, ma (anzi, quindi) alla fine fa peggio lui di chi lo ha preceduto.
Il meglio: non sempre le novità fanno male allo sport: tutti contro la Superlega, con mille ragioni. Alcune sono ai limiti dell’indecenza. Si stracciano le vesti perché dietro il progetto c’erano solo i soldi. Perché dietro gli altri progetti di Uefa e Fifa cosa ci sono? Il calcio è sclerotizzato nel passato, superato a nostro modesto parere dal nuovo che avanza. Per anni ha detto no ai playoff – “un’americanata”, il commento più buono dei calciofili con la puzza al naso -, poi li ha adottati per la promozione dalla B alla A. E ha utilizzato, sempre in B, anche i playout. Una delle più grandi novità dello sport l’ha adottata la pallavolo. Un tempo le partite si giocavano a 15, con il cambio palla. Un set poteva durare un’eternità, sforando i tempi televisivi. Nel 1998 Ruben Acosta, presidente della federazione mondiale, decise di cambiare, adottando quello che è stato definito rally point system, fare punto a ogni servizio, con i set che finiscono a 25 e l’eventuale quinto set a 15. Inizialmente non mancarono le perplessità e l’opposizione. Invece è stata una scelta fantastica. Se ne è occupata anche l’Enciclopedia Treccani: Se il vecchio sistema rappresentava una maggiore garanzia per le squadre più forti, che a gioco lungo avevano migliori possibilità di imporsi, il nuovo metodo valorizza il fattore imprevedibilità, avvicinando la pallavolo ad altre discipline, ma soprattutto affermando inequivocabilmente la necessità dell’adeguamento dello sport alla dimensione televisiva.
Il peggio: il calcio non ama gli altri sport, ma ne ruba idee e schemi. Oggi anche nel calcio, soprattutto nelle giocate da fermo (calci di punizione o d’angolo),  si sfruttano i blocchi, gli schemi mutuati dal football americano e dal basket. Ma non erano sport di terza categoria?
Il peggio: Una pagina della Gazzetta con Di Maio: solo per essere andato a Imola a premiare i primi tre del Gran Premio d’Italia. “La mia Imola da ministro a tifare Ferrari e made in Italy”. Sono soddisfazioni per i lettori della rosea, eh.
Il peggio: i grandi giornali e i vaccini di Draghi e Figliuolo: presidente e commissario speciale – in verità soprattutto il secondo – avevano anticipato che a metà aprile si sarebbero vaccinati 500.000 italiani al giorno. L’annuncio fu amplificato dai cosiddetti giornaloni in estasi per il cambio di passo del nuovo governo rispetto al Conte 2. Poi uno legge i giornal(on)i e apprende… allacciate le cinture: La Repubblica (tabella allegata all’articolo di Elena Dusi di domenica 18 aprile): Il 16 aprile sono state vaccinate 347.729 persone. Il Corriere della Sera fa di più, dedica un titolone in prima pagina: Record di vaccini, inoculato l’86% delle dosi (disponibili). Proviamo ad approfondire: Record di vaccinazioni, superato ampiamente il numero previsto dalla tabella di marcia. E stica… direbbe il Commissario Schiavone. Il generale-commissario Figliuolo è meno volgare. Lui si era limitato ad anticipare: “L’obiettivo è di arrivare a 500mila vaccini al giorno dalla terza settimana di aprile“. Ah, curioso: La Repubblica ha scritto che il 16 aprile erano stati vaccinati 347.729 italiani. Il Corriere della Sera aumenta la dose: 368.066. Ma che giornaloni sono se si mettono d’accordo solo sull’esaltazione del governo, ma non sui numeri? Se fosse stato Giuseppe Conte ad annunciare 500.000 vaccini al giorno e non avesse mantenuto l’impegno, i giornal(on)i avrebbero speso la stessa bava che dedicano a Draghi e Figliuolo o l’avrebbero massacrato come hanno fatto, tutti giorni, anche senza motivo?
Il peggio: la Commissione d’inchiesta sulla pandemia. Una seria inchiesta non è mai male. Lascia perplessi che a chiederla siano quei partiti – Lega e FdI, appoggiati da Italia Viva – che hanno fatto di tutto per impedire un’inchiesta sui disastri combinati ai danni della sanità e quindi dei cittadini della Lombardia.
Il peggio: ristoranti aperti solo all’esterno. Per tutto maggio potranno lavorare soprattutto i ristoranti degli stabilimenti balneari. Come a dire che il Governo dà una mano a chi non ha dovuto fare i conti con le chiusure invernali. Aprono senza avere chiuso. Incomprensibile. Legittime le proteste dei ristoratori e dei baristi che non hanno spazi all’aperto.
Il peggio: cene all’aperto ma solo fino alle 22: detesto Salvini, ma stavolta ha ragione. Cosa costava tenere aperto almeno un’ora in più? Immaginate cosa potrà accadere da lunedì. Il cameriere saluta il cliente e gli domanda: “Il signore desidera?”. La risposta s’annuncia divertente: “Un piatto unico: pasta al ragù, una bistecca con patate fritte, fragole e gelato, da mangiare in 45 minuti; per cortesia, con l’acqua e il vino mi porti anche un imbuto, alle 22 devo essere a casa”.
Il peggio: Salvini e l’ingegnere Africano al porto di Ancona: forse è vera, magari no, ma raccontano che, appresa la notizia della nomina dell’ingegner Matteo Africano  alla guida dell’Autorità Portuale di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, che raggruppa i porti di Ancona, Falconara, Pescara, Pesaro, San Benedetto del Tronto e Ortona, Matteo Salvini sia esploso: “È arrivato un altro immigrato africano, un altro clandestino ha raggiunto i nostri porti”. Ma no, Matteo – gli hanno detto – si chiama come te, è in quota Fratelli d’Italia e arriva da Civitavecchia. “Lo sapevo, non posso fidarmi neppure di Giorgia Meloni”.
Il peggio: Un operaio licenziato dall’ArcelorMittal di Taranto per avere espresso un’opinione: propongo la lettura di uno stralcio di articolo pubblicato da Micromega, che per fortuna esiste ancora, dedicato al licenziamento di Riccardo Cristello, operaio pugliese: Negli anni cinquanta Giuseppe di Vittorio chiamava fascismo aziendale quel regime autoritario nei luoghi di lavoro che non solo imponeva alle lavoratrici ed ai lavoratori l’oppressione di durissime condizioni di sfruttamento, ma che colpiva la libertà di pensiero e di espressione, imponendo loro di non manifestare e nascondere le loro opinioni. All’ArcelorMittal di Taranto un operaio è stato licenziato dalla direzione aziendale perché aveva pubblicato un post su Facebook, col quale invitava a seguire una fiction televisiva che faceva eco alla grave situazione ambientale della fabbrica e della città. Solo per questo un cittadino della Repubblica, dove formalmente è ancora in vigore la Costituzione antifascista, è stato licenziato. Ha perso il lavoro, cioè è stato gettato nel rischio della miseria per sé e per la famiglia, non per una qualsiasi mancanza all’interno della fabbrica, ma per una opinione liberamente espressa al di fuori di essa. Le terribili condizioni di lavoro ed ambientali in ArcelorMittal devono restare chiuse e segrete e soprattutto guai agli operai che osino parlarne.
Il peggio: il figlio è accusato di stupro, Beppe Grillo lo difende. Soprattutto in Italia, Ogni scarrafone è bello a mamma soja, nel caso al papà suo. Però al posto di Grillo, prima di intervenire in difesa del figlio Ciro e degli amici accusati di aver stuprato una giovane, avrei taciuto e atteso la sentenza del tribunale. Non mi sorprende, invece, che a intervenire subito contro Grillo sia stata Maria Elena Boschi, muta quando il capo del suo partito, Italia Viva, ha esaltato Moḥammad bin Salmān, principe e dittatore dell’Arabia Saudita, dove le donne sono schiavizzate e gli oppositori sciolti nell’acido.
Il meglio: Giuseppe Conte: lo accreditano come nuovo massimo esponente di M5S, ma sul caso del figlio del fondatore del movimento non si è nascosto e ha invitato Grillo a non dimenticare i diritti della vittima e a rispettare la magistratura. Una bella lezione ai partiti che stanno organizzando una commissione d’inchiesta parlamentare sulle toghe. In prima fila, ovviamente, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, che hanno raccolto l’adesione di Italia Viva e Azione di Calenda. Aristotele e Montesquieu si staranno rivoltando nella tomba. Per loro era sacro il principio della separazione dei poteri, ma al centrodestra, che in passato ha avuto la spudoratezza di votare che Berlusconi era intervenuto presso la questura di Milano per liberare l’arrestata Ruby, definita nipote di Mubarak, non piace uno dei principi cardine del costituzionalismo liberale. Per la cronaca, giorni addietro, Berlusconi ha chiesto il settimo rinvio dell’interrogatorio nel processo in corso a Siena.
Il peggio: il giornalismo italiano innamorato degli hub, caregiver: Vaccino, caregiver, via alle prenotazioni. È uno dei tanti titoli che abbiamo letto.  Più caregiver che over 80, ecco i numeri dei saltafila. Alzi la mano chi ritiene che su cento cittadini almeno 10 conoscano il significato. L’utilizzo di termini inglesi sembra irrinunciabile per il giornalismo italiano, purtroppo.
Il peggio: Europa e Stati Uniti insieme per Navalny libero, ma tacciono per Assange. Europa e Stati Uniti chiedono alla Russia di Putin di liberare l’oppositore, prima avvelenato, poi incarcerato. Bene, bravi, bis. Ma Assange? Sarebbe quel giornalista australiano che ha pubblicato informazioni riservate e documenti segreti che hanno smascherato le malefatte dei governi di mezzo mondo, a incominciare dagli Stati Uniti d’America, che l’hanno condannato a 175 anni di carcere? Ah, la patria degli uomini coraggiosi, la terra della libertà!
Il peggio: il titolo più assurdo.Bancario deruba i correntisti e finisce nei guai: sospeso e arrestato. Finisce nei guai? Se li è cercati. Oggettivamente, stanno peggio i correntisti di Banca Stella di Biella che si sono visti sottrarre, globalmente, poco meno di 10 milioni di euro.

 

 

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