Hall of Fame Nba, Gianluca Pascucci protagonista: coach Tomjanovich lo ringrazia nel discorso di presentazione

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16 maggio 2021

Gianluca Pascucci è il pesarese più importante nel mondo della pallacanestro. Non ci sono dubbi. Cresciuto nel settore giovanile della Victoria Libertas, Gianluca è protagonista di una crescita costante che dalla palestra di Baia Flaminia e dagli uffici di Via Paterni, allora sede della VL Scavolini Basket, lo ha portato a Milano, dove è stato anche amministratore delegato e general manager dell’EA7 Olimpia. Prima, era stato anche scout internazionale degli Houston Rockets. È stata la franchigia texana ad aprirgli le porte della Nba, il massimo che possa desiderare chi si occupa di basket.
Nel luglio 2012, l’Olimpia ha informato che “Gianluca Pascucci ha accettato l’incarico di “director of player personnel” degli Houston Rockets nella NBA. Di conseguenza deve rinunciare ai propri incarichi all’Olimpia“.
A Houston lo ha voluto Gersson Rosas, dal 2003 ai Rockets, ogni anno con incarichi sempre più importanti, il collaboratore di fiducia del general manager Daryl Morey. Gianluca è anche general manager dei Rio Grande Valley Vipers, la franchigia di D-League (lega di sviluppo) controllata dai Rockets.
Nel 2016 lascia i Rockets e va a New York, ai Brooklyn Nets, con l’incarico di Director of Global Scouting, responsabile dello scout mondiale delle “retine”.
 Quando, nel maggio 2019, Rosas lascia il Texas e si trasferisce a Minneapolis quale president of basketball operations, diventando il primo colombiano a occupare un ruolo così importante, si ipotizza che la franchigia proporrà presto un incarico all’eccellente dirigente pesarese. Così è infatti: dal 30 maggio 2019 “Pascu” è assistente general manager dei Timberwolves, ma anche general manager degli Iowa Wolves, squadra di D-League.

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Negli anni in Texas, Gianluca ha costruito solidi rapporti personali. Fra questi, quello con Rudy  Tomjanovich, allenatore dei Rockets campioni Nba nel 1994 e 1995. Un mito in quell’angolo di Texas.
Tomjanovich, che da sabato è entrato  a fare parte della Hall of Fame, dell’Arca della Gloria della Nba,  nella cerimonia ospitata a Uncasville, in Connecticut, non ha dimenticato Gianluca Pascucci.
Coach RT è stato accompagnato da Hakeem Olajuwon e Calvin Murphy, “che sono stati veramente importanti per me. Quando giocavo, Calvin è stato mio compagno di squadra, di camera, mio vicino di casa, il mio migliore amico, un fratello. Hakeem più di ogni altro è responsabile del fatto che io sia qui. Sei stato il miglior giocatore dei Rockets, uno dei migliori di sempre“. Tomjanovich ha parlato dei suoi giocatori, protagonisti dei successi che hanno fatto grandi i Rockets. Fra questi, Mario Elie, il giocatore che – incredibilmente – la VL non volle firmare perché “troppo basso”, fors’anche perché era reduce dai campionati in Portogallo e Argentina. Mario, che se fosse venuto in Italia sarebbe passato alla storia come uno dei più grandi errori della Nba, firmato da Houston è stato fondamentale per le fortune di Tomjanovich.
Voglio ringraziare Mario Elie per essere stato un grande kisser, un baciatore, in particolare dall’angolo sinistro“. Dicendolo, RT manda un bacio, proprio come Elie dopo il canestro più decisivo della sua carriera: è la stagione 94/95, si gioca gara 7 delle semifinale dell’Ovest, in campo Rockets e Phoenix Suns, mancano pochi secondi alla fine, Mario realizza la tripla che chiude la partita (113-110) e manda i Rockets alle finali. I tifosi di Houston definirono il tiro The Kiss of Death, il bacio della morte, perché dopo  avere segnato Mario Elie mandò un bacio alla panchina dei Suns.
Ho avuto una bella vita, non per i soldi che ho guadagnato, ma per le persone che ho conosciuto, per i ragazzi che ho allenato…” aggiunge Tomjanovich. Cita Kobe Bryant, mentre le telecamere inquadrano Vanessa, ma anche Kevin Garnett, Charles Barkley, Yao Ming.
Quindi un omaggio a David Stern, che ha reso la Nba “un grande sport globale. Io amo il basket, sono cresciuto amandolo fin da bambino, sognando di diventare un giocatore. Grazie al basket ho girato il mondo e ho avuto l’onore di allenare la selezione degli Stati Uniti d’America sia ai Mondiali in Grecia (1998) sia ai Giochi Olimpici in Australia (2000)“.
L’elenco delle persone da ringraziare prosegue con i suoi assistenti, poi arriva il nome di un grande dirigente, di un pesarese che fa onore al nome di Pesaro nel mondo dello sport. Tomjanovich lo scandisce: “Gi-an-lu-ca Pas-cu-cci“.
Possiamo immaginare l’emozione di “Pascu“, presente nella grande sala che ha ospitato la cerimonia che quest’anno ha introdotto nella Hall of Fame anche Kobe, con la moglie Vanessa a fare un emozionante discorso,  Kevin Garnett, Tim Duncan, alla presenza di tutti i più grandi nomi della pallacanestro, da Michael Jordan (presente per accompagnare Vanessa Bryant) a Jerry West, da Gregg Popovich al commissioner Adam Silver.
Sì, Pesaro deve essere orgogliosa di “Pascu“, un dirigente che la rivista The Athletic, analizzando lo staff dei Timberwolves, ha definito “geniale“.

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