Il meglio (Maurizio Crozza e il ponte sullo Stretto) e il peggio (abbiamo visto un Re(peša), ma per una sola stagione, e il triathlon che ignora Luciano Furlani)

di 

21 maggio 2021

Mister Pressing
Il peggio: la morte di Franco Battiato. Era allo stesso tempo un poeta e un compositore, entrambi raffinati. Non c’è una sola canzone che non ci emozioni. Adoro Up Patriots to Arm, ma ritengo attualissime anche oggi le parole di Povera patria. E come non condividere le parole di Inneres Auge: (l’occhio interno, ma si può intendere anche il terzo occhio).
Uno dice che male c’è/ A organizzare feste private/ Con delle belle ragazze/ Per allietare primari e servitori dello stato?/ Non ci siamo capiti/ E perché mai dovremmo pagare/ Anche gli extra a dei rincoglioniti/ Che cosa possono le leggi/ Dove regna soltanto il denaro?/ La giustizia non è altro che una pubblica merce/ Di cosa vivrebbero/ Ciarlatani e truffatori/ Se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente. Vi ricorda qualche politico italiano?
Il peggio: l’ipocrisia su Franco Battiato. Non è scritta nella nostra Carta costituzionale, ma l’ipocrisia è il fondamento della vita italiana. Quanta ipocrisia su Franco Battiato. Tutti a piangerlo, anche a Fano, dove portò quella meraviglia che risponde al nome de Il violino e la selce, ma in seguito gli fecero la guerra. E quanta ipocrisia nei media, dove abbiamo registrato le lacrime di coccodrillo di chi lo ha sempre disprezzato. Una volta morto, tutti a tirargli la giacca. Spudorati.
Luciano Furlani, pesarese, è lo sportivo il cui esempio ha dato impulso alla nascita e allo sviluppo del triathlon italiano, ma non tutti hanno la memoria

Luciano Furlani, pesarese, è lo sportivo il cui esempio ha dato impulso alla nascita e allo sviluppo del triathlon italiano, ma non tutti hanno la memoria

Il meglio: Maurizio Crozza e il ponte sullo Stretto. Sembra incredibile, ma è davvero così: in Italia gli unici che parlano chiaro sono i comici. Maurizio Crozza, nella puntata del 14 maggio di Fratelli di Crozza, in onda alle ore 21,15 di ogni venerdì su Nove, canale 9 del digitale terrestre, in pochi minuti ha azzerato le certezze di tutti i politici che sostengono la realizzazione del Ponte sullo Stretto, tra Reggio Calabria e Messina. Fra questi, il “nostro ospite” nella rubrica di venerdì scorso, pubblicata assai prima che andasse in onda Fratelli di Crozza: il sottosegretario ai Trasporti, Giancarlo Cancellieri. L’esponente dei 5 Stelle si era lanciato con entusiasmo nell’esaltazione di un’opera costosissima e altrettanto pericolosa in un Paese, il nostro, dove i ponti cadono quasi ogni giorno. Cancellieri, abbiamo scritto, ha dimenticato di essere stato eletto con un programma contrario al ponte e alle grandi opere. Siccome era un emerito sconosciuto, non sapevamo che l’esponente siciliano di M5S avesse fatto anche peggio: in un paio d’anni – ha raccontato Crozza – è passato dall’affermare che “il ponte sullo stretto è la 700esima priorità della Sicilia” alla certezza che “10 anni e lo vedremo” (il ponte). Ha commentato Crozza: “Non riusciamo a tenere in piedi i ponti esistenti, quelli normali, e vogliamo farne uno di 3 chilometri a una sola campata, come non si è mai fatto al mondo. E tra due terre, la Calabria e la Sicilia, regioni rinomate in tutto il pianeta per la loro efficienza nell’uso oculato dei fondi pubblici”. Stoccata finale: “Cancellieri è dei 5 Stelle, da sempre contrari al Ponte sullo Stretto. Beppe Grillo nel 2016 affermò che il ponte è il trionfo del nulla politico”. Noi de Il meglio e il peggio siamo in buona compagnia. Grazie Crozza.

Il peggio: l’arrampicata sugli specchi di quelli che accusavano Conte, ma concedono tutto a Draghi. Grandi giornalisti, o almeno giornalisti che si ritengono tali, maestrini della democrazia, politici imbarazzanti: erano tutti contro i decreti del governo Conte che “massacrava la democrazia azzerando i diritti del parlamento”. Sono gli stessi che tacciono, oggi, davanti alle scelte del governo Draghi, uguali o addirittura peggiori del precedente. Se si faranno i Giochi Olimpici a Tokyo, abbiamo certezza che l’Italia sarà sicura medaglia d’oro nell’arrampicata sugli specchi.
Il peggio: Draghi contro le tasse… ai ricchi. È bastata una piccola, intelligente proposta di Enrico Letta, in passato sostenuta anche dall’ex ministro  Fabrizio Barca, per scatenare il centrodestra, da Forza Italia a Italia viva, dalla Lega ai Fratelli d’Italia: “Giù le mani dalle tasche degli italiani”. Cosa ha detto Letta, cosa sosteneva Barca? dare ai giovani che   compiono 18 anni 15mila euro, raccolti con un’imposta progressiva sulle successioni e sulle donazioni, ma con l’esenzione dei piccoli patrimoni.  Una sorta di “eredità di cittadinanza”. Leggete bene: con esenzione dei piccoli patrimoni. Non tasse piatte, come sogna la Lega, che farebbe pagare la stessa aliquota a chi ha i miliardi e a chi non ha i soldi per campare. La risposta di Draghi e del centrodestra: non se ne parla. Noi vogliamo dare, non togliere. Dare a chi? Ai ricchi, agli evasori, a quelli che, avendo 100 milioni, vorrebbero averne 200, magari sottratti al fisco. E odiano quella che è stata definita, in passato, soprattutto dai ricchi americani, la “tassa sulla morte”. In un mondo in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri c’è chi pensa soprattutto ai ricchi. Con Draghi, di più.
Il peggio: Maurizio Tajani e le famiglie senza figli. L’esponente di Forza Italia ha dichiarato: “La famiglia è il nucleo fondamentale della società e va difesa, ma la famiglia senza figli non esiste”. Nel 2021, non all’età della pietra in cui crede di vivere uno che è stato presidente del Parlamento Europeo e, magari anche per caso, ha incontrato politici e capi di Stato (Merkel e Macron) che sono felicemente sposati ma non hanno figli, magari per scelta. Insomma, gente che, secondo Tajani, non ha famiglia. Se fosse possibile ci piacerebbe rispondergli con la pernacchia di Totò al tenente Kessler nell’indimenticabile film I due marescialli. No, meglio evitare, Tajani non merita neppure una piccola pernacchia del grande Totò.
Il peggio: Bibi Netanyahu e Hamas. Il politico israeliano e l’organizzazione armata palestinese, due facce delle stessa medaglia: il guerrafondaio e i terroristi. Nel momento in cui stiamo per pubblicare è scattata la tregua ed entrambe le parti cantano vittoria. È andata sempre così, fino alla prossima occasione in cui sia Netanyahu sia Hamas torneranno a sparare e uccidere, anche i bambini, anche gli innocenti, vittime dei giochi sporchi di un guerrafondaio e di un gruppo terrorista.
Il peggio: l’assordante silenzio di Mario Draghi. Non ha esitato a dare del dittatore a Erdogan, presidente della Turchia, ma non ha speso una sola parola su quanto accade in Israele. Che di mezzo ci siano i soldi che fa girare la finanza mondiale controllata soprattutto dai filo israeliani?
Il peggio: i fratelli israeliani vanno a scuola con bus diversi. Anni fa, un amico israeliano, medico laureato a Bologna, italiano perfetto, collaboratore di un emittente radiofonica di Tel Aviv, mi telefonava ogni sabato mattina per conoscere le ultime notizie sulla serie A di calcio. Conduceva una trasmissione dedicata al campionato italiano. Una sera, a cena nel porto di Jaffa, mi raccontò una storia crudele. Alla vigilia della festa del Purim, una delle feste più importanti per il popolo ebraico, ci fu un attentato in un centro commerciale in Dizengoff Street, una delle strade più note della città. Morirono 13 israeliani; fra questi, cinque ragazzi fra i 13 e i 14 anni. I figli del mio amico, in compagnia di alcuni coetanei, erano andati via da lì poco prima dell’esplosione di una bomba. Si erano salvati per una questione di minuti. “Ho rischiato di perdere entrambi”, mi disse. E aggiunse: “E pensare che in famiglia siamo molto attenti, i nostri figli non prendono mai lo stesso autobus per andare alla stessa scuola. Così, se qualcuno mette una bomba nel bus, almeno uno dei nostri figli si salva”. Terribile.
Il peggio: le braccia rotte ai ragazzi palestinesi. Nel gennaio 1989 era in corso la prima Intifada, la ribellione dei palestinesi. A Betlemme, mentre il pullman si muoveva per fare ritorno a Tel Aviv, vedemmo alcuni giovani palestinesi bloccati dai soldati israeliani, con le mani dietro la schiena tenute ferme dalle fascette di plastica stringitubo; gli occhi bendati. I soldati sghignazzavano. Pensai, con rabbia, al bambino ebreo con le mani alzate che esce dal cumulo di macerie del ghetto di Varsavia messo a ferro e fuoco dai nazisti. Con la foto, il generale delle Ss Jürgen Stroop informava Berlino che “Il quartiere ebraico di Varsavia non esiste più, gli ebrei estratti a    forza dal bunker”. In seguito appresi che i soldati con la stella di David rompevano a bastonate le braccia dei ragazzi palestinesi per dare una lezione a chi lanciava pietre contro l’esercito di Israele. Come David contro Golia, ma a ruoli invertiti.
Il peggio: tutti con Israele. Ho amato e continuo ad amare Israele, un Paese che ho avuto la fortuna di visitare più volte, da nord a sud, dal Mediterraneo al Mar Morto, e ho carissimi amici israeliani, ma trovo imbarazzante lo schieramento politico italiano – da Enrico Letta a Renzi a Salvini, nel più assoluto silenzio di Conte e dei 5 Stelle – che, salvo alcuni cespugli (Fiano, ebreo romano, parlamentare del PD, Fratoianni di Leu e Di Battista sempre più lontano da M5S), è tutto a favore di Israele. Manifestazioni al Portico d’Ottavia per esprimere solidarietà solo a Israele. Nessuna parola – salvo quelle spese da Fiano in Parlamento: “Due popoli, due Stati” – per i palestinesi. C’era una volta la sinistra dei diritti degli ultimi.
Il peggio: armi americane a Israele. Washington Post, uno dei quotidiani più importanti, ha pubblicato una notizia che conferma lo straordinario potere della comunità ebraica sia che governino i repubblicani sia che alla Casa Bianca risieda un democratico. Secondo il Post, nella massima segretezza, i primi di maggio il presidente Biden ha autorizzato la vendita di armi a Israele per un importo di 735 milioni di dollari. Il Congresso sarebbe all’oscuro. L’ennesima conferma che per gli Stati Uniti d’America prima vengono gli affari, sporchi o puliti non importa.
Il meglio: Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, i palestinesi e Israele. Mentre Enrico Letta andava al Portico d’Ottavia in compagnia di Salvini, Tajani, Boschi, Calenda, Toti e alcuni parlamentari di M5S, a sostenere “i diritti alla sicurezza dei bambini e dei soldati israeliani”, le voci a sostegno dei diritti dei palestinesi arrivavano da… New York. Bernie Sanders, già candidato alla Casa Bianca, scriveva sul New York Times che “le vite dei palestinesi contano”, chiedendo al presidente Biden un approccio imparziale. “Io non dico che Israele non ha diritto a difendersi, ma perché non si chiede quali sono i diritti dei palestinesi?”. Su Twitter, sabato 15 maggio è intervenuta la parlamentare democratica Alexandria Ocasio-Cortez che ha accusato Israele: “Apartheid states aren’t democracies”, “Gli Stati dove c’è la segregazione non sono democratici”.
Il meglio: Gad Lerner. Leggendo Il Fatto Quotidiano di domenica ho trovato significative le sue parole, le parole di un intellettuale ebreo: “Gli estremisti che chiedono l’ebraicizzazione e perfino l’esodo forzato degli arabi… gettano benzina sul fuoco per contare di più. Ormai mi sono abituato a sopportare accuse di tradimento, estese anche a tanti israeliani che la pensano come me. Credo sia giunto il momento che i democratici italiani, proprio perché preoccupati della sicurezza presente e futura di Israele, imparino a esprimere a voce alta le critiche sussurrate lontano dai riflettori. Da veri amici. Si facciano promotori di manifestazioni contro i guerrafondai in cui possano sfilare una accanto all’altra le bandiere di Israele e della Palestina. Senza pericolo di essere bruciate”. Grazie Gad, todashukran.
Il peggio: Israele e la stampa italianaLa cattiveria sulla prima pagina del Fatto Quotidiano del 16 maggio: Gaza: l’esercito israeliano rade al suolo il palazzo della stampa. In Italia avrebbe risparmiato le munizioni.
Il meglio: i diritti degli animali nella Costituzione. Presentando il programma del suo governo, Mario Draghi ha sottolineato come la tutela dell’ambiente debba avere un ruolo centrale nell’azione di governo e ha confermato l’impegno a portare avanti il progetto di legge costituzionale per introdurre il concetto di sviluppo sostenibile nella Carta. Le associazioni ambientaliste hanno espresso apprezzamento. Diverse associazioni animaliste hanno scritto a Draghi  perché sia inserita in Costituzione anche la tutela della biodiversità e degli animali. Non è una novità. già il 3 dicembre 2014, su iniziativa dei senatori De Petris, Cirinnà, De Pietro, Petraglia, Casaletto, Mastrangeli, Zizza, Pagliari, Barozzino, Cervellini, De Cristofaro, Uras e Stefano, era stato presentato un disegno di legge costituzionale per “il riconoscimento dei diritti degli animali nella Costituzione”.
Il peggio: a Recoaro il sindaco vieta ai cani di abbaiare. Il sindaco, che si chiama Armando Cunegato, nome omen, ha firmato un’ordinanza che vorrebbe coniugare – ha spiegato a chi l’ha intervistato, ad esempio kodàmi.it – il benessere degli animali con “la qualità della vita umana che è imprescindibile rispetto a quella degli animali”. Stringendo, pena multe di 100 euro, si vorrebbe imporre il “collare antiabbaio”. Ma una museruola antisindaco?
Il peggio: Il Giornale e la prescrizione. Quando si tratta degli altri, per esempio Luigi Bergamin, ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac), è una “Vergogna! Il leader del Pac salvato dalla prescrizione”. Ma se riguarda il fratello del proprio editore è una vergogna che l’ex ministro Bonafede (M5S) la volesse cancellare.
Il peggio: ristoranti aperti, ma solo con le finestre aperte. Mentre i colleghi che non hanno spazi esterni rimanevano chiusi, chi ha uno spazio esterno ha aperto anche al “chiuso”, sotto un tetto fisso. Ho visto, sia a Pesaro sia a Fano, decine e decine di persone mangiare in sale chiuse, non all’aria aperta. Ovvio, fuori soffiava un forte vento e di aperto c’erano solo 10 centimetri di finestra che facevano passare l’aria. Una vera ingiustizia ai danni dei ristoratori che non hanno potuto aprire perché i loro locali hanno solo muri.
Il peggio: furti notturni. La cronaca pesarese racconta di un tentato furto notturno ai danni di una pizzeria e di un ristorante. Dopo il danno delle mancate riaperture anche la beffa di ladri che se ne vanno tranquillamente in giro di notte, quando c’è il coprifuoco, ma non per i malviventi.
Il peggio: ho visto un Re…pesa. Per una sola stagione, poi ha prevalso  il richiamo della F(oresta).
Il meglio: Re(peša)? Meglio Dario Fo. C’è chi piange, chi si strappa le vesti, chi insulta l’allenatore croato, chi ha deciso che non farà più l’abbonamento alla Vuelle. Noi preferiamo i versi di una della canzoni più belle scritte da Dario Fo:
Ho visto un Re(peša)/ Sa l’ha vist cus’e’?/ Ha visto un Re(peša)!/ Ah beh, sì beh/ Un Re(peša) che piangeva seduto sulla sella/ Piangeva tante lacrime/ Ma tante che/ Bagnava anche il cavallo/ Povero Re(peša)/ E povero anche il cavallo/ Sì beh, ah beh, sì beh, ah beh
La nostra risposta a Repeša che lascia Pesaro, e magari saluterà dicendo che ricorderà sempre questa esperienza, che qui si è trovato benissimo, eccetera eccetera, è un’altra strofa scritta da Dario Fo:
E sempre allegri bisogna stare/ Che il nostro piangere fa male al Re(peša)/ Fa male al ricco e al cardinale/ Diventan tristi se noi piangiam
Il meglio: Pesaro capitale di triathlon e duathlon. Un fine settimana di grandi appuntamenti sportivi, grazie a due discipline che con il trascorrere del tempo hanno saputo conquistare la partecipazione  di tanti appassionati praticanti e  l’attenzione dei media.
Il peggio: gli organizzatori delle gare di triathlon e il Comune di Pesaro senza memoria. Peccato che gli organizzatori del doppio appuntamento non coltivino la memoria. Peggio ancora non l’abbia l’assessorato allo Sport del Comune che tanta parte ha avuto per portare qui la manifestazione. È stato il pesarese Luciano Furlani a lanciare il triathlon in Italia con la partecipazione all’Ironman Trophy di Kailua-Kona, alla Hawaii, un vero e proprio campionato del mondo; era il 1984 e Furlani nuotò per 3,86 chilometri, pedalò per 180 km e corse la maratona con i tradizionali 42,195 chilometri. In seguito stato sia vice presidente della Federazione sia commissario tecnico e a Pesaro ha organizzato, dal 1986 in poi, decine di manifestazioni. Che non lo sappiano hai organizzatori che vengono da Ascoli Piceno ci pare strano, che non lo sappia il Comune di Pesaro è ingiustificabile.
Il peggio: solo il calcio vince il coprifuoco. Ennesima decisione imbarazzante del governo dei migliori. Guardando la diretta degli Internazionali di tennis, ci aveva colpito l’immagine del pubblico che, alle ore 21,30, era stato invitato ad abbandonare la tribuna del Foro Italico con la bella sfida tra Sonego e Thiem ancora in corso. Ma era arrivata l’ora del coprifuoco e la legge, pure dura, è la legge, tanto che i due tennisti si erano fermati 22 minuti, il tempo necessario agli spettatori per lasciare gli spalti. Poi il governo, dopo avere concesso al pubblico di assistere alla finale di Coppa Italia di calcio tra Atalanta e Juventus, ha fatto anche di più: il ministro Speranza ha firmato un ordinanza per spostare, solo per mercoledì 19 maggio, lo spostamento del coprifuoco fino alle ore 24. Il calcio è il Marchese del Grillo, il governo pure.
Il meglio: la serie A di basket ritrova il pubblico. Tornano gli spettatori per le semifinali dei playoff scudetto del basket. Pure con i limiti di ammessi (15 per 100 della capienza) e gli obblighi da rispettare (vaccinazione fatta, oppure tampone negativo al massimo da 48 ore) è una buona notizia, ma…
Il peggio: spettatori alle partite di basket, ma… C’è sempre un ma nelle scelte di chi decide: ma un trattamento equanime è così difficile? Sembra proprio di sì. E onestamente non ci sorprende, visto che a decidere e firmare è Valentina Vezzali, sottosegretario allo sport quasi per caso, incapace di difendere il prestigio di un magistrato italiano di grande valore qual è il gip di Bolzano, Walter Pelino, dagli insulti del segretario della Wada, , con il quale  Vezzali ha un “rapporto di stima reciproca”. Tornando al basket, siamo solidali con Francesco D’Auria, presidente del Basket Ferrara (Legadue), che ha protestato: “È ingiusto che si apra al pubblico per la serie A, ma non per noi e la serie B”. Impossibile non essere d’accordo con Francesco D’Auria. Ma forse Vezzali non lo sa che ci sono altri campionati di basket, non solo la serie A.  A lei bastano i ringraziamenti di Gandini, presidente di Legabasket. L’ennesima conferma che nello sport italiano ognuno pensa al proprio orticello.
Il peggio: il “pubblico” di Sassari. Nel tabellino vengono comunicati zero spettatori e zero incasso, ma poi leggiamo la sentenza del giudice sportivo dopo gara 3 dei quarti di finale, tra Sassari e Venezia: “Ammenda di 450,00 euro per offese collettive e sporadiche nei confronti di un tesserato avversario”. Da non credere. Si  giocava a porte chiuse. Provate a immaginare con il tutto esaurito.
Il meglio: lo scudetto di Giampiero Ticchi. Vincendo gara 5 contro Schio, la Reyer Venezia ha conquistato lo scudetto di basket femminile. Sulla panchina veneziana il pesarese Giampiero Ticchi.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>