Un libro alla settimana: Io posso (Due donne sole contro la mafia)

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28 maggio 2021

PIFPESARO – Immaginate di tornare un giorno a casa vostra e di  trovare un costruttore legato alla mafia davanti. Immaginate che vi dica che quella non è casa vostra, ma sua. E che, qualche anno dopo, ve la danneggi gravemente per costruirci accanto un palazzo più grande. E immaginate di dover aspettare trent’anni prima che un tribunale italiano vi dia ragione.
Immaginate che, dopo tutto questo tempo, vi riconoscano un compenso per i danni, che nella realtà nessuno vi pagherà mai dato che il costruttore che vi ha arrecato il danno nel frattempo è stato condannato perché legato alla mafia e lo Stato gli ha sequestrato tutto. Inoltre la società del costruttore si è fatta pure pignorare il palazzo abusivo dalla banca, che a sua volta ha ceduto tutto a una società finanziaria. E ancora, di quella somma, che non riceverete mai, l’Agenzia delle entrate vi chiede il 3 per cento.
Immaginate, infine, che bussando a un comitato che gestisce un fondo per aiutare le vittime di mafia vi sentiate dire: “Mi spiace, ma per noi voi non siete vittime di mafia”.
Se vi capitasse tutto questo, come vi sentireste?
Questo è quello che, più o meno, è successo a Maria Rosa e Savina Pilliu, e alla loro madre. E diciamo “più o meno”, perché in trent’anni, in realtà, è successo questo e molto altro.
Siamo a Palermo…
Basta questa parte della prefazione per invogliare alla lettura di un libro? Un libro che racconta una delle tante, brutte facce della nostra Italia, di un Paese che continua a chiudere le porte in faccia alla gente onesta e a proteggere o comunque assecondare i disonesti, i criminali.
PIF (pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto), conduttore e autore televisivo e radiofonico, e Marco Lillo, eccellente giornalista e scrittore, hanno scritto questo libro per aiutare le due sorelle, alle prese con una vicenda che definire kafkiana è limitativo.
I diritti degli autori aiuteranno le sorelle palermitane a pagare una tassa sul risarcimento – mai ricevuto – da un costruttore legato alla malavita organizzata. È – inutile nasconderlo – un “pizzo” allo Stato che non ha saputo difenderle, ma chiede a due sorelle oneste 22 mila e 842 euro.
Le parole di PIF e Marco Lillo sono, dovrebbero essere, un pugno allo stomaco di ognuno di noi.
A noi non piace la scena delle sorelle che entrano in banca da sole e pagano 22 mila e 842 euro a uno Stato che prima non le ha difese e ora non le considera nemmeno vittime di mafia. In fondo abbiamo pensato che lo Stato non è solo la prefettura che ha detto no alla loro richiesta di risarcimento. Non è solo quel giudice amministrativo che ha dato ragione al costruttore nel 1995. Non è nemmeno quell’assessore che ha concesso la licenza a un costruttore sapendo che non ne aveva diritto. Lo Stato alla fine siamo noi. Noi che scriviamo questo libro e voi che lo state leggendo. Perché questa triste storia potrebbe finire qui, a meno che noi tutti non decidiamo di intervenire e cambiare il finale. Direte voi: ma in che modo? Raggiungendo tre obiettivi. Il primo: attraverso la vendita di questo libro raccogliere 22 mila e 842 euro, cioè la cifra necessaria per pagare quel famoso 3 per cento dell’Agenzia delle entrate che le sorelle Pilliu sono costrette a versare. E, nell’eventualità che superassimo la somma necessaria, utilizzare il resto in attività antimafia. Ovviamente, noi due autori del libro cediamo in toto i nostri diritti d’autore. Il secondo: far avere lo status di “vittime di mafia” alle sorelle Pilliu. (…) Il terzo e ultimo obiettivo: ristrutturare le palazzine semidistrutte e concederne l’uso a un’associazione antimafia.
Io posso (Due donne sole contro la mafia), di PIF e Marco Lillo (Feltrinelli)

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