Il meglio (Gianluca Vialli, Simon Kjær, i tifosi interisti) e il peggio (il cancro, Guido Barilla)

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18 giugno 2021

Mister Pressing
Il meglio: Gianluca Vialli. Da anni è alle prese con il nemico più infido: il cancro. Non lo ha nascosto, non lo nasconde. Una sua recente riflessione merita l’attenzione di tutti, dei pazienti e dei loro familiari. “Io con il cancro non ci sto facendo una battaglia perché non credo che sarei in grado di vincerla, è un avversario molto più forte di me. Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato, però non posso farci niente. È salito sul treno con me e io devo andare avanti, viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare”. E ancora: “Ho chiesto aiuto e consigli a mie figlie e mia moglie mi ha insegnato a truccarmi”. Era strepitoso in campo, intelligente da commentatore televisivo, malgrado una compagnia di giro non alla sua altezza, un esempio per tutti da quando ha raccontato la malattia.
Il peggio: il cancro. Lo scrivo da ex paziente oncologico: una volta avevo paura solo a nominarlo. Da qualche anno, non più. La medicina ha fatto passi da gigante, le cure sono migliorate, ma il nemico è terribile. Aiuta, anche se purtroppo non basta, il consiglio dei medici in prima linea contro i tumori, ovvero la formula 0-5-30: zero fumo, cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, trenta minuti di attività fisica quotidiana. Poi, in pochi giorni, cinque per la precisione, ho perso cinque amici (tre giovani donne  – Paola, Cinzia e Manuela) e due uomini adulti  (Fiorenzo e Franco), tutti colpiti dal cancro e la fiducia vacilla. Ma non bisogna arrendersi, si deve avere fiducia in chi ha studiato e studia per vincere una sfida che appare impossibile. Altrimenti è finita prima ancora di incominciare.
Il peggio: Barilla. Intervistato dal direttore de La  Stampa, editore la famiglia Elkagnelli, Guido Barilla, che ha una bella fetta di mercato nel settore alimentare, si è rivolto ai giovani, ignorando l’esperienza personale che l’ha fatto imprenditore per eredità: “Molte persone scoprono che stare a casa con il sussidio è più comodo rispetto a mettersi in gioco cercando lavori probabilmente anche poco remunerati. C’è un atteggiamento di rilassamento da parte di alcuni che io spero termini perché invece serve l’energia di tutti. Rivolgo un appello ai ragazzi: non sedetevi su facili situazioni, abbiate la forza di rinunciare ai sussidi facili e mettetevi in gioco. Entrate nel mercato del lavoro, c’è bisogno di tutti e specialmente di voi”. Quindi, basta sussidi, redditi di cittadinanza, sì a paghe da fame (cosa significa, a vostro parere, “poco remunerati”?), ma la più bella è alla fine, quando si parla degli aiuti dello Stato alle aziende: “Per quanto riguarda il comparto alimentare, serve innovazione che è molto costosa e può anche essere finanziata dallo Stato. L’opportunità di ricevere questi denari è da non gettare e dobbiamo unificare le forze per non sprecarla”. Il classico imprenditore da “libero mercato”.
Il meglio: Barilla? No grazie. Al signor imprenditore che è contro i sussidi ai giovani, ma è pronto a intascare quelli per le sue aziende, i cittadini di un paese normale dovrebbero dare una sola risposta: “Barilla, no grazie, acquistiamo altri prodotti”.
Il meglio: La cattiveria su Guido Barilla. Il miglior  commento alle certezze del figlio di papà Guido Barilla l’abbiamo letta nella prima pagina de Il Fatto Quotidiano di sabato 12 giugno, firmata da La cattiveria“Ragazzi, rifiutate i sussidi e mettetevi in gioco”. Rinunciate all’azienda di famiglia.
Il peggio: lo sfruttamento nel settore turistico. Un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano ha fatto emergere una situazione ai limiti dello schiavismo. Muniti di telecamere nascoste, i giornalisti si sono presentati in alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari in Emilia Romagna, fingendo di essere alla ricerca di un lavoro. È emerso che vengono richieste mediamente – quando va bene – 13 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. In cambio 800 euro in busta paga e 400 in nero. Praticamente 390 ore mensili, retribuite poco più di 3 euro all’ora. Ah, se qualche controllore che fa il proprio dovere controlla, si deve rispondere: “Lavoriamo 6 giorni, 6 ore e 40 minuti al giorno”. Questi sono gli imprenditori che si lamentano di non trovare “schiavi” per colpa del Reddito di cittadinanza.
Il peggio: il costo del lavoro in Italia. Appresa la notizia, il principe Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, il figlio del re dell’Arabia Saudita, ha telefonato all’amico Matteo Renzi per esprimergli invidia per il basso costo del lavoro in Italia. Renzi, ospite dell’uomo accusato di avere ordinato l’omicidio di un giornalista, poi sciolto nell’acido, aveva mostrato grande invidia per il costo del lavoro in Arabia Saudita. I nostri imprenditori stanno facendo di tutto per mettere d’accordo i due amici.
Il peggio: ex presidente di Legambiente e Alta Velocità. Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente, eletta in Parlamento da Liberi e Uguali,  iscritta al Gruppo Misto FacciamoEco – Federazione dei Verdi, mi ha sorpreso negativamente. “Capisco che l’alta velocità è fondamentale nel nostro Paese, ma bisogna investire molto di più nel trasporto pubblico locale”. Mi scusi, Muroni, come riesce coniugare le sue idee? L’alta velocità ha costi pazzeschi, non solo economici, anche in termini ambientali. E se spende i soldi in Tav e cose simili al trasporto locale restano briciole. Beato chi la capisce.
Lo striscione da applausi che un gruppo di tifosi interisti ha dedicato a Simon Kjær

Lo striscione da applausi che un gruppo di tifosi interisti ha dedicato a Simon Kjær

Il meglio: Simon Kjær. Capitano della Danimarca, giocatore del Milan, ha dimostrato con i fatti cosa significa essere un Capitano.  Il suo intervento è stato fondamentale per salvare Christian Eriksen, per tutelare il diritto del compagno di squadra di essere soccorso senza l’invasione di campo delle telecamere, per dare supporto a Sabrina, moglie del giocatore dell’Inter. Al posto dei dirigenti del Milan, non avrei dubbi: Simon capitano rossonero.

Il meglio: i tifosi dell’Inter. Il loro striscione a favore di Simon Kjær induce a sperare che ci sia ancora del bello nel mondo del calcio.
Il meglio: la Virtus Bologna. Lo dico in tutta sincerità, nella finale tra Armani Milano e Segafredo Bologna, ho tifato perché perdessero entrambe, ma non è possibile. Durante le quattro partite, ho gettato nel w.c. la mia testa di tifoso ottuso e ho apprezzato le prove dei virtussini allenati benissimo da Aleksandar Djordjević, fino a entusiasmarmi per le difese delle Vu nere, per le giocate di Pajola, per gli assist di Miloš Teodosić e i canestri di Weems. E per gli articoli di commento allo scudetto bolognese firmati da Walter Fuochi, fuoriclasse del giornalismo.
Il peggio: la Virtus che manda via Djordjević. Ha vinto lo scudetto andando controvento, dopo essere stato licenziato a dicembre. Altri avrebbero ammainato le vele, lui ha fatto il contrario, esaltando le qualità dei giocatori, dando spazio agli italiani. E ha vinto. Per ringraziarlo, gli hanno dato un calcio nel sedere. La morale della storia? L’ha spiegata alla perfezione Julio Velasco in un’intervista alla pagina bolognese de La Repubblica lunedì 14 giugno.
Il peggio: la Virtus è campione, ma senza Eurolega. Mi piacerebbe che i campioni della meritocrazia, da Mario Draghi a Giovanni Malagò ai  direttori dei giornaloni, in prima fila La Gazzetta dello Sport, provassero a spiegare perché erano/sono contro la Superlega di calcio, ma non spendono una parola sulla Virtus Bologna che ha vinto lo scudetto ma a partecipare all’Eurolega è l’Olimpia Milano.
Il peggio: La Nato. Tutti contro la Cina, in nome della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Non amo la Cina e il comunismo cinese che calpesta i diritti delle minoranze, dei paesi colonizzati, ma credo di avere ancora un minimo di memoria per ricordare le nefandezze promosse, o nella migliore delle ipotesi tollerate, dagli Stati Uniti d’America in nome della democrazia da esportare. L’elenco è lunghissimo, a incominciare dagli interventi in America Latina dove non c’è stato un solo colpo di Stato senza l’intervento della Cia. E che dire dell’embargo di cibo e medicine a Cuba? A latitudini più vicine, che dire della Turchia? E della Libia? E dell’Arabia Saudita e degli altri emirati? Ah, la Turchia fa parte della Nato, è vero, ma tratta i curdi come i cinesi i tibetani. Però la Turchia fa comodo all’Occidente, quindi tutti zitti e dagli ai cinesi.
Il peggio: Luigi Di Maio. Non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Cosa non fa per la grisaglia da ministro, ieri del Lavoro (?), oggi degli Affari Esteri. Intervistato da Carta Bianca, la trasmissione di Rai Tre, ha affermato: “Non c’è nessun dibattito o volontà nel Movimento di mettere in discussione l’alleanza occidentale e l’Unione europea, punti cardine della politica estera italiana”. Piccoli grillini crescono e diventano democristiani.
Il peggio: Joe Biden e il rispetto delle regole anti Covid-19. Tutto il mondo è paese. I politici sono sempre pronti a dare indicazioni sui comportamenti individuali, ma quando arriva il loro turno dimenticano facilmente gli obblighi. L’ultimo (cattivo) esempio lo ha fornito Joe Biden. Durante il recente incontro per il G7 che si è tenuto in Inghilterra, il presidente degli USA si è incamminato, braccio a braccio, in compagnia di Macron, in flagrante violazione delle regole sulle distanze. The marquis of Cricket.
Il peggio: ieri no, ma oggi l’emergenza è necessaria. Impossibile non ridere leggendo i titoli dei quotidiani, che quando a Palazzo Chigi c’era Conte e i morti erano centinaia ogni giorno e gli ospedali in stato d’assedio ci bombardavano di articoli contro l’uso dell’emergenza. In prima fila, oggi sul Corriere della Sera domani su Stampubblica, ma anche sui TG  Rai e SkyTg24, il professor Sabino “vi spiego tutto io” Cassese. Oggi che la pandemia è ridotta a numeri non confrontabili con quelli del 2020, ci propongono questi titoli: Covid e stato d’emergenza, Draghi contrario a sospenderlo. Pronta la proroga (repubblica.it). Lo stato di emergenza in Italia è in scadenza il 31 luglio, ma a Palazzo Chigi ci sarebbe l’ipotesi di prolungarlo, forse estendendolo anche fino alla fine dell’anno (skytg24.it).
Il peggio: la stampa italiana. E per stampa intendiamo sia radio e Tv, sia i quotidiani. Salvo rarissime eccezioni, tutti allineati e coperti per non entrare nel merito della vicenda AstraZeneca, del vaccino imposto – ordine del generalissimo Figliuolo – ai giovanissimi. Domanda: se vi è rimasta una sola oncia di onestà intellettuale, come avreste reagito se al posto del Generalissimo ci fosse stato Arcuri? La cosiddetta stampa libera l’avrebbe crocifisso.
Il peggio: il partito della forchetta. Martedì, nella consueta rubrica settimanale su Il Fatto Quotidiano, Pino Corrias ha raccontato “le mandibole del potere, tra filetto, cafonal e favori”. Ovvero il partito della forchetta. Quando era di buon umore un mio amico produttore cinematografico diceva che con i politici non c’è mai da preoccuparsi troppo: “Basta agitare un pezzo di filetto e arrivano di corsa”. Sembra antipolitica e invece è scienza della nutrizione.
Il peggio: Cristiano Ronaldo e Paul Pogba. Preferisco l’acqua naturale alla Coca Cola, ma detesto gli ipocriti. Fra questi, gli sportivi sono al primo posto. Sul podio, dopo il gesto di lunedì, Cristiano Ronaldo che, accomodandosi al tavolo della conferenza stampa di presentazione della partita tra Ungheria e Portogallo, ha spostato le due bottigliette di Coca Cola, sostituendole con una bottiglietta d’acqua, invitando a bere solo questa. Ha fatto altrettanto Paul Pogba con una bottiglietta di birra Heineken. Sia la Coca Cola sia l’Heineken sono sponsor dell’Uefa. Giocatori che guadagnano follie grazie agli sponsor dovrebbero essere meno ipocriti. Divertente e allo stesso tempo spietato  il commento di Gerardo Riquelme, giornalista di Marca, quotidiano sportivo di Madrid: “La prossima volta qualcuno dovrebbe ricordare a Cristiano e Pogba che devono usare quel che hanno sotto il gel”.

 

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