Il Pesaro Film Festival celebra il cinema di Liliana Cavani. Tavola rotonda dedicata alla regista

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26 giugno 2021

PESARO – Si è svolta questa mattina l’attesa tavola rotonda dedicata a Liliana Cavani, alla presenza della regista, protagonista dell’evento speciale sul cinema italiano di questa 57° edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Un evento speciale particolarmente rilevante, perché per la prima volta ad esserne protagonista è una regista donna.

 È stata anche l’occasione per presentare ufficialmente “Liliana Cavani. Il cinema e i film” il volume a lei dedicato, edito da Marsilio e curato da Cristiana Paternò e Pedro Armocida che hanno anche moderato l’incontro. Come hanno tenuto a sottolineare entrambi, il volume non solo colma una lacuna all’interno di una bibliografia sulla regista ancora piuttosto scarna, ma ha anche il pregio di riunire saggi eterogenei che aiutano ad andare oltre i luoghi comuni che hanno spesso accompagnato e travisato la sua opera. Alle analisi di critici e studiosi di cinema, se ne affiancano infatti altri realizzati da esperti di diversi ambiti che hanno aiutato ad inquadrare il cinema della regista di Carpi da prospettive differenti: dalle coreografie di danze e balletti alla sua ricca produzione lirica.

 Cristiana Paternò ha introdotto l’incontro con un ricordo personale, raccontando il grande impatto che ebbe su di lei la rappresentazione di Lou Salomé, donna libera sotto tutti i punti di vista, alla prima visione di Al di là del bene e del male, film di chiusura della Mostra questa sera alle 22.30 al Teatro Sperimentale, proposto in anteprima mondiale nella versione integrale e restaurata da CSC – Cineteca Nazionale e Istituto Luce Cinecittà con la supervisione della regista. Paternò ha poi sottolineato lo sguardo originale dell’autrice sul mondo e la sua straordinaria coerenza narrativa e tematica che affonda le sue radici nella lezione della Storia e che trova nella figura di Francesco la sua luce guida.

 La regista ha ringraziato per l’evento a lei dedicato e si è detta sempre lusingata ogniqualvolta qualcuno riesce a “trovare un sentiero” che collega le sue opere, ammettendo che la Storia riveste effettivamente un ruolo fondamentale nel suo cinema perché non è mai veramente passata, ma “è sempre presente sulle nostre spalle. La Storia è ‘orientante’ anche se ci facciamo poco caso nella vita di tutti i giorni”. Per far sì che non ci si dimentichi di essa, il cinema è un mezzo importante perché grazie alla sua riproducibilità tecnica può entrare molto più capillarmente nell’immaginario comune.

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Il primo intervento è poi stato quello di Francesca Brignoli, tra le massime esperte del cinema della Cavani, che nel suo saggio ha analizzato “i tre Francesco”, figura di anarchico e di ribelle che rifiuta le etichette ma è molto coerente nelle sue scelte e che può fungere da alter-ego della regista stessa, la quale è rimasta sempre fedele a se stessa e non ha mai cercato di compiacere gli altri. Cavani ha confermato quanto detto, aggiungendo di ritenere Francesco, insieme a Dante, il più grande intellettuale della storia italiana che lei scoprì negli anni ’60 in occasione del suo primo lavoro e che poi ha continuato ad approfondire per tutta la vita dedicandogli tre film. Un uomo che ha contribuito a donarle una nuova visione del mondo e a farle comprendere il valore della fratellanza che bisognerebbe riscoprire perché “serve una coscienza sociale che oggi non c’è”. È intervenuta poi Paola Casella che nel libro si è occupata dalla questione femminile – e quindi di quella umana tout court, come ha sottolineato – nel cinema della regista, definendola una “persona libera di sesso femminile”. Per la giornalista e critica ci sono due fari che guidano la sua filmografia, ovvero la complessità umana in tutte le sue sfaccettature e la dignità umana, sia essa rispettata (Francesco) o calpestata (la trilogia tedesca). 

Italo Moscati è stato invece tra i primi critici a riconoscere il valore del primo Francesco e si è detto quindi onorato di partecipare a questo evento, considerando i film della regista “fondamentali”, citando in particolare I Cannibali. Moscati ha raccontato di come all’inizio della sua carriera in Rai, Cavani venisse accusata e criticata da politici e censori in quanto una delle poche giovani donne che cercavano di innovare la televisione nazionale con nuovi modelli di racconto e una nuova sensibilità. Invece per Moscati è proprio dal cinema della Cavani che bisogna partire per invocare un “bisogno di profondità” che manca nel cinema italiano attuale, nel quale confluisca anche una visione politica appassionata. Sulla stessa linea ha proseguito Giacomo Ravesi che ha contribuito al volume con un saggio sui documentari televisivi della Cavani nei quali, afferma, si capisce già la sua capacità di “stare” nella Storia e non solo di guardarla, in particolare con la “scoperta” degli orrori nazisti e del dramma della Storia che la ha portata a coniugare questi lavori “al tempo presente”. Cavani ha confermato come in quel periodo stesse cercando di portare rinnovamento all’interno della Rai che però fu ostacolato ripetutamente da forze interne ed esterne. È stato comunque per lei un periodo formativo che, negli anni, la hanno messa a diretto contatto con diverse realtà, come quella della povertà, un valore importante che ha poi integrato anche nei suoi “Francesco”.

È stato poi il turno di Ilaria Feole che ha parlato invece del Francesco del 1989, affermando che tra tutte le figure francescane del cinema italiano, da Rossellini e Zeffirelli, quello della Cavani è stato il più efficace, quello che ha lasciato maggiormente il segno, perché non ne racconta ma leggenda, ma lo rende “corpo”, quindi vulnerabile e umano, come dimostra la famosa scena delle stimmate. Infine, ha preso la parola il co-fondatore della MostraBruno Torri che ha reso omaggio alla Cavani collocandola tra le figure di riferimento per la storia del cinema italiano, una vera e propria Maestra nel cui cinema non c’è solo l’espressione di un punto di vista, o una compiutezza estetica, ma viene espressa anche un’ansia di conoscenza che rende i suoi film ancora più “utili”.

La tavola rotonda si è conclusa con un breve intervento della regista sul suo rapporto con la censura, considerati anche i tagli che hanno afflitto il suo capolavoro Al di là del bene e del male che verrà proiettato questa sera nella sua versione integrale. A parlare di quest’ultima c’era anche Sergio Bruno che ha curato il restauro per la Cineteca Nazionale definendo l’operazione una sorta di “ricerca storica” col fine di ricostruire la versione integrale, dieci minuti in più che sono importanti perché “cambiano lo stile narrativo del film, sono chirurgici”. Secondo Cavani la censura si è adeguata ai tempi, e ciò che era considerato da censurare trent’anni fa è oggi comunemente accettato, se non addirittura ridicolo, come successo alla scena di Il portiere di notte censurata perché durante un amplesso la donna si trova sopra l’uomo, o quando il suo Galileo fu contestato e censurato a causa dei rapporti conflittuali con la Chiesa e per la scena del rogo di Giordano Bruno, considerata morbosamente lunga. Se sotto un regime dittatoriale operare la censura è una pratica “semplice”, in un paese democratico è difficilissimo e rischia il ridicolo continuamente per voler nascondere quella che è semplicemente la realtà. Anche perché, nella maggior parte dei casi, “è un ufficio che non è all’altezza della sua funzione.”

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