Il percorso verso la candidatura a Capitale italiana della Cultura 2024 inizia da “Pesaro Quartiere di Zagor”

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2 luglio 2021

PESARO – Il navigatore è impostato, e la strada è quella che parte “dal basso”, dal coinvolgimento attivo della cittadinanza, da Quartieri e Municipio in particolare, per raggiungere l’obiettivo “alto”: la candidatura di Pesaro a Capitale italiana della Cultura 2024.

Si è partiti ieri, al “Q-b quantobasta Villa” di Villa Fastiggi con il primo appuntamento di “Pesaro Quartiere di Zagor“, titolo della serie di iniziative messe in campo dal 12 luglio fino al 31 dicembre, dal Quartiere4 “Villa Fastiggi – Villa CEccolini” vincitore del bando “Capoluogo della Cultura nella città”.

Presenti alla serata, moderata dalla giornalista Elisabetta Marsigli: Daniele Vimini, vicesindaco e assessore alla Bellezza; Mila Della Dora, assessore alla Coesione e al Benessere; Heidi Morotti, assessore alla Sostenibilità; Marco Roscetti, presidente di Periferica; Andrea Salvatori, presidente del Quartiere4; il gruppo di lavoro attivato dal Comune per la candidatura, rappresentato da Gianni Berardino e Maria Cristina Addis di PanSpeech (società di progettazione culturale specializzata in digital humanities) e Gilberto Santini, direttore Amat.

Ed è proprio dal bando ideato dall’Amministrazione che viene tracciata la “road map verso la prima tappa del percorso di candidatura, quella del 20 luglio, data entro la quale Pesaro presenterà la sua manifestazione d’interesse per il bando della Capitale Italiana della Cultura 2024» ha sottolineato Vimini. Il secondo step “istituzionale” sarà a ottobre, quando la città consegnerà il dossier di candidatura. Nel mezzo, il grande percorso di coinvolgimento delle molteplici realtà del territorio: “Connesse, intrecciate, ascoltate, valorizzate e messe alla prova per costruire una visione organica e collettiva di “cultura in senso lato””.

E’ la modalità scelta «per conquistare una grande opportunità per il territorio – spiega Vimini – Per coglierla non dovremo “mostrare i muscoli” (il riferimento è al patrimonio culturale dato da musei, teatri, iniziative “consolidate”, ndr): né Matera, né Procida, né altre realtà hanno vinto la candidatura partendo da ciò. Lavoreremo invece sullo spirito, sull’energia, sulla visione dei pesaresi tutti; artisti, professionisti, abitanti, associazioni, turisti, portatori di interesse che gravitano intorno a Pesaro. Lavoreremo soprattutto sul valore che apporterà diventare Capitale della Cultura per tutto il territorio provinciale. Lo faremo con momenti informali che coinvolgeranno gli altri amministratori della provincia: riprenderemo il progetto presentato da Fano; potenzieremo quello con Urbino, con cui da tempo si è all’opera per curare la strategia verso Pesaro e Urbino Capitale europea della Cultura 2033″.

In pratica, uno “scaldare i motori generale, che ci piace avviare dai quartieri, tassello fondamentale della creatività cittadina”.

Sarà un processo partecipativo, durante il quale “il cittadino – come spiegato da Berardino di PanSpeech – sarà coinvolto nell’esprimere una sensazione. Nostro compito sarà riuscire a osservare; cogliere ciò che la comunità può esprimere ma di cui non ha consapevolezza; tradurlo in racconto e in un processo partecipativo. Cercheremo di farla riappropriare della propria identità e appartenenza”. Il percorso della candidatura, “avrà il compito di trasformare la “festa di paese”, la “quotidianità inconsapevole” vissuta in patrimonio culturale agito, rappresentato dalla stessa comunità; dall’incontro di persone che hanno voglia di raccontarsi e condividere”.

Come sottolineato da Marco Roscetti, presidente Periferica, associazione capofila di “Pesaro Quartiere di Zagor”, omaggio a Mirko Bertuccioli che si snoderà tra 14 attività e 27 giornate distribuite tra villa Fastiggi e villa Ceccolini. “Una grande squadra composta da altri 7 partner fondamentali per la costruzione di un progetto fatto da tutti e per tutti. Diamo il via a un percorso lungo 6 mesi che permetterà di animare il Quartiere 4 con cinema, musica, teatro, letture e laboratori. Per una comunità che torna a conoscersi dopo il periodo buio della pandemia. Per vivere la cultura come strumento per riscoprirsi emozionati, senza bisogno di fuggire, vivendo la prossimità”.

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