ROF, Pesaro è un porto sicuro per lo splendido Signor Bruschino

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8 agosto 2021

PESARO – Stamattina, approfittando della consueta visita domenicale alla tomba dei miei genitori, mi sono fermato davanti a monumento funebre di Alberto Zedda. Un momento di riflessione, soprattutto di omaggio alla memoria di un musicista che ebbe la meravigliosa idea di dare vita all’Accademia Rossiniana che oggi gli è dedicata.
Era il 1989 quando a Pesaro si presentarono sei allievi. Da allora, in questi trentatré anni abbiamo perso il conto di quante straordinarie voci abbiano spiccato il volo dal Teatro Sperimentale, casa dell’Accademia.
A ricordarcelo ci hanno pensato, sabato sera, Manuel Amati (edizione 2016), Marina Monzó (2016) e Chiara Tirotta (2019), fra i protagonisti de Il signor Bruschino. La sera prima, prova generale di Moïse et Pharaon, erano stati Vasilisa Berzhanskaya (2016), Nicolò Donini (2018) e Matteo Roma (2019).
I meriti di Zedda sono nella storia del ROF e del Belcanto.
Nella storia del Festival c’è sicuramente Il signor Bruschino, farsa giocosa in un atto che alla prima rappresentazione (Teatro San Moisè di Venezia il 27 gennaio 1813) fu un insuccesso che bloccò le repliche.
Non così a Pesaro, dove la farsa è stata rappresentata per la prima volta il 3 settembre 1985 con la regia di Roberto De Simone, Scene e costumi  di Enrico Job, Gianluigi Gelmetti alla guida della The Chamber Orchestra of Europe. Protagonisti: Gaudenzio Alessandro Corbelli; Sofia Daniela Dessì; Bruschino padre Claudio Desderi; Bruschino figlio Vito Gobbi; Florville Raul Giménez; Commissario Michele Farruggia; Filiberto Bruno Praticò; Marianna Francesca Castelli.
La curiosità di quest’anno è che Il signor Bruschino era in cartellone nel Festival del 1997, lo stesso di Moïse et Pharaon. Ventiquattro anni fa, la regia di De Simone fu ripresa da Fabio Sparvoli e sul podio c’era Corrado Rovaris alla direzione della ORT-Orchestra della Toscana. Il cast vocale eccellente: intanto perché comprendeva, come quest’anno, Pietro Spagnoli, che allora interpretava Gaudenzio. Sofia era Eva Mei; Bruschino padre Roberto De Candia; Bruschino figlio Cesare Catani; Florville Juan Diego Flórez; Filiberto Mauro Utzeri; Commissario Luigi Petroni; Marianna Giuseppina Piunti.
La prova generale andata in scena sabato sera è piaciuta molto, per le voci, la regia e le scene. Il nostro primo appunto lo abbiamo dedicato ai tecnici: ma che bravi!, abbiamo scritto. Hanno realizzato una grande barca a vela che sembra vera e ha nome Il Mio Castello. Già, perché la scena si svolge abitualmente nel castello di Gaudenzio. L’imbarcazione più piccola, un po’ da pesca un po’ da scialuppa, fa addirittura il rollìo che non impedisce di esibire le qualità vocali e attoriali a una scatenata Marina Monzó, che entra in scena in punta di piedi, poi ne diventa padrona, assecondando l’innamorato Florville.

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Il signor Bruschino è collocato tra Moïse et Pharaon, dramma in quattro atti, ma il secondo e il terzo sono accorpati, ed Elisabetta regina d’Inghilterra, dramma in due atti. Dunque, Bruschino è un momento di divertimento tra due opere che segnano l’edizione numero 42.
I circa 200 spettatori che hanno potuto assistere alla generale ne hanno ricavato una serata di piacere, con belle voci, una sicura conduzione da parte di Michele Spotti e una prova di sempre maggiore consapevolezza e maturità della Filarmonica Gioachino Rossini.
Grande protagonista, e non poteva essere altrimenti, Pietro Spagnoli, Bruschino padre perfetto nella voce e nella recitazione: un po’ lo odiamo e un po’ facciamo il tifo per lui, preso in giro da Florville.  Il baritono romano, ormai un’istituzione del Festival, dove canta dal 1989, è assolutamente godibile, finanche bevendo l’acqua della bacinella in cui ha lavato i piedi.
Non è stato da meno l’altro baritono, Giorgio Caoduro, Gaudenzio, pure esordiente al ROF. Sulle sua qualità non c’erano dubbi. Basta leggere la sua storia, i suoi impegni recenti e futuri: Figaro nel Barbiere di Siviglia del Liceu di Barcelona, Giorgio Talbot nella Maria Stuarda alla Sydney Opera House, ancora Gaudenzio al Comunale di Bologna, Belcore nell’Elisir d’amore al Regio di Torino e all’Opéra di Losanna, Don Giovanni al Petruzzelli di Bari. Vestito da comandante della nave, Caoduro è divertente e convincente dalla prima all’ultima nota, sia da spietato affarista sia da amorevole tutore di Sofia.
Come anticipato, Marina Monzó è stata la mattatrice della generale, applauditissima dopo l’Aria di Sofia e a fine spettacolo.
Pure in un ruolo che non le concede ampio spazio, Chiara Tirotta mostra qualità a noi conosciute fin dal concerto finale dell’Accademia Rossiniana e più ancora dall’interpretazione di Marchesa Melibea nel Viaggio a Reims 2019, bissata l’anno scorso per i noti motivi.
Jack Swanson ha confermato le referenze meritate fin dagli anni di studio e concretizzate nel recente periodo nei teatri europei. È stato un Florville quasi perfetto, nel canto e nella recitazione, piacevole da ascoltare, pure con il suo accento americano, anche nella lettura di una lettera.
Gianluca Margheri ha dato sostanza a Filiberto che deve arrabbattarsi fra i danni fatti da Bruschino figlio (Manuel Amati, che ha poco spazio ma è bravissimo attore, sembrato veramente ubriaco) e gli imbrogli di Florville.
Lo spettacolo ideato da Barbe & Doucet, con le luci di Guy Simard (sorprendente un gioco di luci che sembra un vortice), è di assoluto valore. Il pubblico di sabato sera lo ha manifestato senza alcun indugio. La scelta di ambientare la farsa in un porto,  sul molo dove è attraccata la grande barca, a cui è legata la piccola, sembra un omaggio al porto di Pesaro, alla sua storia, immortalata di recente da un bel murale.
La prima de Il signor Bruschino è in programma martedì 10 agosto, alle ore 20 nel Teatro Rossini; repliche il 13, 15 e 18 agosto. Lo spettacolo è coprodotto con la Royal Opera House Muscat (Oman) e con il Teatro Comunale di Bologna. La recita del 10 agosto sarà trasmessa in diretta su Rai RadioTre.
Tutte le fotografie sono di Amati e Bacciardi

 

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