ROF, Elisabetta d’Inghilterra, un allestimento raffinato a cui manca un centesimo come alla staffetta 4×100 inglese sconfitta dall’Italia

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9 agosto 2021

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PESARO – La prima considerazione, dopo avere visto le tre prove generali delle opere in programma nel 42° Rossini Opera Festival, è che la vera grande novità in regia sia quella proposta da Barbe & Doucet che hanno curato l’allestimento de Il signor Bruschino. Una regia molto convincente, pure ricordando che è una farsa in un atto, non un dramma.
Venerdì sera con Pizzi, domenica sera con Livermore si è avuta la conferma di un Dna che – sempre ad alto livello – non abbandona i due registi: il primo è il signore dell’opera classica, anche se il suo Barbiere di tre anni fa ha rappresentato una novità. Il secondo è uno straripante fiume in piena che tutto travolge, per il piacere d’essere travolti.
Elisabetta regina d’Inghilterra ha confermato, quindi, la mente fervida di Davide Livermore, il suo incedere senza pause, con continui balzi pregnanti di ironia, anche se ci pare sia mancato ogni riferimento alla Brexit, alla voglia degli scozzesi, avversari ieri e oggi di Elisabetta regina d’Inghilterra, di ottenere l’indipendenza, vivendola insieme con il resto d’Europa.
Un cervo, le cui corna sono simbolo di nobiltà, apre la scena. Lo avvicenda, restando al mondo animale, il leone, simbolo inglese.
Il videodesign di D-Wok è un continuo rincorrersi di immagini, talvolta stereotipi come il Tower Bridge, le nuvole che si rincorrono sul cielo inglese, come hanno imparato a conoscere, talvolta a temere, i passeggeri dei voli diretti in Inghilterra. Colpisce non poco l’altopiano ricoperto di verde e di torba, che si trasforma in un giardino fiorito.
La scena è la reggia, fose la stessa che Megan Markle, moglie di Harry, ha definito una prigione. Suggerimento accolto da Livermore, ma anche dalla storia di Elisabetta, un intreccio di amori e rancori, di trionfi (inglesi) e di sconfitte (scozzesi).
A ricordare i trionfi anche il volo di un aereo, la battaglia vinta per difendere il cielo d’Inghilterra dall’aviazione nazista?
Quest’opera non sarebbe piaciuta ai figli delle Highlands, degli altipiani, e difficilmente potrebbe essere rappresentata a Edimburgo, dove non accetterebbero mai – anche a distanza di secoli – l’omaggio a Elisabetta, a quella Elisabetta e all’attuale. Non avrebbero, non hanno torto.
Ambientazione raffinata, quella ideata da Giò Forma: sembra di essere nel salone delle feste di Buckingham Palace, oppure nello studio della regina, e alcune prospettive sembrano ispirarsi alla Città Ideale; mancano solo i cani di Elisabetta, quella attuale, e il coro del popolo: God save the Queen!
Magari ci si sarebbe aspettati che Livermore, grande tifoso di calcio, anzi del Toro, infilasse un piccolo ricordo di Wembley 11 luglio 2021, ma forse è meglio non mischiare il sacro – il calcio – con il profano (la regina).
Mischia sapientemente Gianluca Falaschi, i cui costumi, siano classici come quelli del Reggimento di Guardie a Piedi Coldstream di Sua Maestà, oppure quello pastello della regina, sono un tripudio per gli occhi.
Le luci accompagnano come fossero uno strumento in più a disposizione di Evelino Pidò, uno dei grandi del podio, il quale è, incredibilmente, solo alla sua prima volta al ROF. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI è un’assicurazione, non sbaglia un colpo, puntuale come il suono di Big Ben o l’apertura di Harrods per i saldi.
Alla fine grandi applausi per tutti (Salome Jicia, Matilde; Marta Pluda, Enrico; Barry Banks, Norfolc; Valentino Buzza, (Guglielmo), con picchi evidenti per Sergey Romanovsky (Leicester), e Karine Deshayes (Elisabetta), anche quando rischia di cadere mentre prende posto sul trono, ragione di vita che vince anche l’amore. Ovazioni per il Coro del Teatro Ventidio Basso.
Eppure, in alcuni momenti di una serata trascorsa ammirando un allestimento raffinato, lasciando la Vitrifrigo Arena abbiamo avuto l’impressione che al l’insieme sia mancato quel centesimo che ha fatto sì che la staffetta 4×100 inglese s’arrendesse a quella italiana.
Forse la nostra è una sensazione, magari sbagliata, da prova generale. Ci auguriamo che gli applausi di mercoledì 11 agosto (Vitrifrigo Arena, ore 20; repliche 14-17-21 agosto) siano almeno il doppio rispetto ai 5 minuti di domenica sera.
Anche per Elisabetta” niente servizi bar, niente acqua. Problemi per i controlli sulla Certificazione verde anti Covid-19
Con l’auspicio che attorno all’arena non ci sia lo stesso deserto delle due generali. Per la seconda volta, niente servizio bar, quindi niente acqua e cibo. Però gli spettatori, praticamente gli stessi di due giorni prima, non si sono fatti trovare impreparati, presentandosi muniti di bottigliette d’acqua.
Qualche difficoltà anche al controllo dei codici che attestano di essere in possesso della certificazione verde anti Covid-19. In particolare problemi per alcuni spettatori francesi: il telefono dei controllori non riconosceva il codice transalpino.

 

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