ROF, Alberto Robert, una bella voce messicana per il Cavalier Belfiore e Il viaggio a Reims

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11 agosto 2021

Alberto Robert, sarà Belfiore (Foto Amati Bacciardi)

Alberto Robert, sarà Belfiore (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Mentre vanno in scena le repliche delle tre opere in programma nel 42° Rossini Opera Festival e iniziano i giorni dei concerti, s’avvicina il tempo di mettersi in … viaggio.

Domenica 15 agosto, alle ore 11, il Teatro Rossini aprirà i battenti per ospitare uno dei momenti che hanno segnato la storia del Festival: Il viaggio a Reims che, con la regia di Emilio Sagi, è un importante banco di prova per gli allievi dell’Accademia Rossiniana  ideata da Alberto Zedda. Un seminario di studio sull’interpretazione rossiniana che ogni anno porta a Pesaro giovani voci che sono il futuro – spesso anche il presente – del Belcanto.
Le due rappresentazioni (la seconda è in programma mercoledì 18) consentiranno a quattrocento spettatori (duecento per recita) di ammirare voci che hanno incantato nel concerto finale dell’Accademia.
Giorni addietro abbiamo proposto l’intervista con Giorgi Manoshvili, basso georgiano che ci è piaciuto in maniera particolare e che sia il 15 sia il 18 sarà Lord Sidney, il ruolo esaltato da Samuel Ramey, uno dei più grandi di sempre nella storia del ROF.
Oggi abbiamo il piacere di raccontarvi un giovane tenore messicano, Alberto Robert, che a Ferragosto sarà il Cavalier Belfiore e il 18 Don Luigino.
Nel concerto finale, Robert ha cantato l’Aria di Ramiro “Sì, ritrovarla io giuro” da La Cenerentola, meritando il grande apprezzamento degli spettatori. Ci siamo sbilanciati, paragonandolo a un altro tenore, un grandissimo tenore… Intanto ci piace chiedergli come e perché ha scelto di partecipare all’Accademia. Sapeva cosa l’attendeva a Pesaro?
Conoscevo l’Accademia da prima di venire qui. Non potrebbe essere altrimenti: gode di prestigio in tutto il mondo. Noi latino-americani che cantiamo un repertorio rossiniano sogniamo di prendere parte ai corsi dell’Accademia, di venire a Pesaro a studiare e a vivere questa esperienza, realizzando così i nostri desideri”.
Con quali aspettative si è messo in viaggio per partecipare ai corsi?
Non lo nascondo: le aspettative erano e sono molto grandi. A maggiore ragione dopo avere toccato con mano che cosa è l’Accademia Rossiniana. Le mie aspettative erano diventare realtà. Anzi di più… Qui ci si concentra tanto su Rossini, sullo stile. In nessun altro luogo ho potuto apprendere tutto questo. Pesaro è il massimo”.
In Messico canta molto Rossini?
Sì, come faccio con altri compositori. Però io mi sto concentrando su questo repertorio, ritenendolo adeguato alla mia voce e alla mia età. Nei miei programmi c’è di proporlo per molto tempo”.
Che cosa le piace di più di Rossini?
Lo stile, il virtuosismo che impone alla tua voce, le colorature e il registro acuto che implicano una grande sfida per un tenore. All’Accademia si studia tanto e così possiamo apprendere molto sia musicalmente sia nella recitazione”.
Fra le opere di Rossini ce ne è una che le garba di più? Qual è la sua preferita?
Ho grande affetto per un’opera, anche perché è stata la prima di Rossini che ho cantato: Cenerentola. La considero davvero molto speciale. Spero che nella mia carriera possa diventare un’opera che occupi un posto importante nel mio cuore”.
Presumo che anche il ruolo di Belfiore, che lei canterà nel Viaggio a Reims, sia entrato nella sua pelle.
Sì, è vero. Belfiore è un personaggio muy picaro…”. Che significa un po’ astuto e un po’ imbroglione, un personaggio tutto da seguire…
È uno al quale piacciono molto le donne, ma allo stesso tempo anche un tipo molto giovanile. Interpretare Belfiore mi diverte, mi piace molto cantarlo”.
Purtroppo, viviamo al tempo del Coronavirus che tanti problemi sta creando a tutti noi. È difficile cantare e recitare osservando le misure di sicurezza che la pandemia ha imposto?
In verità, ritengo che non siano un ostacolo impossibile da superare. Semmai è difficile abituarsi a queste misure e metterle in pratica correttamente. Noi possiamo solo ringraziare queste misure che,  in questo tempo così  problematico, ci consentono di fare musica, cantare e condividere la nostra arte”.
Tornando a casa, cosa porterà con sé nella valigia di queste settimane trascorse a Pesaro?
Senza alcun dubbio, di questa grande esperienza porterò con me il  ricordo dell’ambiente vissuto, della compagnia frequentata, dell’amicizia, delle generosità che si è creata fra noi. Porterò con me il ricordo degli insegnanti che ci hanno aiutato a formare un ambiente molto professionale, ma allo stesso tempo divertente, che ha fatto sì che potessimo godere della musica e del tempo trascorso insieme. Soprattutto porterò con me quanto ho appreso in queste meravigliose settimane”.
Lei è un tenore, anzi un tenore latino-americano. Come tutti i tenori che hanno frequentato l’Accademia Rossiniana credo abbia un importante riferimento. Recensendo il concerto finale, l’ho avvicinata a Juan Diego Flórez.
Grazie per le belle parole spese per la mia esibizione nel concerto finale. Per quanto riguarda Flórez, non ho alcun dubbio: è il più grande esponente dei tenori rossiniani. Mi piace molto ascoltarlo, ma non solo quando canta Rossini. Lui è un esempio per me, ma credo anche per tutti i giovani cantanti. Arrivare a conoscerlo e ascoltarlo di persona è un sogno”.
È riuscito a conoscere la città che vi ospita, a vivere Pesaro?
È una città molto bella. Per me essere qui è stato concretizzare un sogno. Come pure cantare in Italia, soprattutto farlo nel luogo in cui è nato questo grande compositore che amo tanto eseguire. Di Pesaro mi piacciono il mare, il centro, le strade, la gente: è tutto così diverso e bello per me!”.

 

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