Il peggio (la morte di Gino Strada) e il meglio (Via Arnaldo Mussolini, e pure il fratello)

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13 agosto 2021

Gino Strada

Gino Strada

Mister Pressing

Il peggio: la morte di Gino Strada. Un giorno tristissimo. Gino Strada rappresentava il meglio che può esserci in noi e osteggiava il peggio che sappiamo offrire, purtroppo, a tutti i livelli. Una persona, una famiglia, una vita meravigliose, sempre dalla parte di chi soffre, degli ultimi, dei diseredati. Facciamo nostro il dolore di Elio delle Storie Tese: Eri tutto ciò che dovrebbe essere un medico, un costruttore di pace, un santo dei nostri giorni.
Il peggio: Zingaretti, medaglia (faccia) di bronzo. Come tutti i politici si dimostra bravissimo a saltare sul carro dei vincitori e a dimenticare il passato, compreso quello del suo partito. Zingaretti attacca la Raggi per il no all’Olimpiade a Roma, dimenticando che il PD fu solidale con il no di Monti, presidente del Consiglio. Più che faccia di bronzo verrebbe da scrivere una volgarità.
Il peggio: Calenda: “Raggi incompetente!”. Ovviamente anche lui avrebbe voluto i Giochi a Roma. È lo stesso che entrò in Scelta Civica con quel Mario Monti che disse no. Poi ha attraversato più mari di Mosè e degli ebrei. È europarlamentare eletto con i voti del PD, che attacca un giorno sì e un altro pure. È un suo diritto farlo, visto che si sente così competente.
Il peggio: Antonio Dipollina. È bravo e, fra quelli che scrivono su La Repubblica, è uno dei nostri preferiti, ma questa poteva evitarsela. Riprendendo la diretta Rai della cerimonia di chiusura, Dipollina scrive: “Roma 2024… no, pardon”. Per la decisione di allora… il mondo social in questi giorni non ha mancato di rivolgere un pensiero deferente al meccanico del grillino Di Battista, primo teorico della rinuncia romana ai Giochi. Dunque, Dipollina s’attacca ai social, notoriamente un insieme di Mit, Yale, Stanford, Oxford e Cambridge, ma dimentica di (ri)leggere il suo giornale, ovviamente nemico ad anni alterni dei Giochi Olimpici. Quando il no all’Olimpiade a Roma fu Mario Monti, ovviamente era un genio. Quando lo disse Virginia Raggi il (de)merito del meccanico di Di Battista. Dipollina, rilegga questa frase di Mario Monti e lasci perdere i meccanici: “Essendomi occupato di economia qualche volta so che in uno studio, pur autorevole e fatto con grande accuratezza, ci possono essere scostamenti molto rilevanti fra preventivi e consuntivi”. Vedi più avanti alla voce i Giochi muovono l’economia.
Il meglio: i Giochi Olimpici giapponesi. Sono stati favolosi per molti atleti italiani, che hanno quaranta buoni motivi e altrettanti diritti di esultare…
Il peggio: Il bilancio economico dei Giochi Olimpici è disastroso. In Giappone hanno copiato Zingaretti, Calenda e Dipollina, anziché imitare  Monti e Raggi. Affari loro, verrebbe da commentare, ma a pagare non saranno i politici, pagherà il popolo giapponese. Il Sole 24 Ore, che non è il meccanico di Di Battista, ma il quotidiano di Confindustria, nell’edizione di mercoledì 11 agosto: il titolo: Tokyo saluta i Giochi: bilancio amaro per economia e politica. Poi scrive: Secondo gli audit del Governo, sono costati oltre 20 miliardi di dollari (ma ci sono stime più alte), tre volte il budget preventivato nel 2013, quando il Paese se le aggiudicò. Giorni prima, Il Sole 24 Ore aveva scritto di un probabile costo finale di 23,7 miliardi. Tuttavia, c’è anche chi si spinge a ipotizzare un esborso complessivo di oltre 30 miliardi.
Il meglio: i giapponesi chiedano un contributo per pagare il debito Giochi. Magari si rivolgano a Zingaretti, Calenda e Dipollina e ai suoi social. Impresa impossibile, più difficile che vincere due medaglie d’oro in pochi minuti nell’atletica leggera. Jacobs e Tamberi si sono allenati duramente per conquistare una medaglia che non è piovuta dal cielo. Che  fatica hanno fatto Calenda, Dipollina e Zingaretti per dare fiato alle trombe? Hanno atteso il soffio del vento.
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Il peggio: i Giochi muovono l’economia, portano benessere. Falso! È il mantra di chi, in prima fila i giornalisti sportivi, che notoriamente sono tifosi poco attenti alle valutazioni economiche, quello che conta è ci sia la… partita, chissenefrega del resto, meno che meno chi paga…, ha sempre sostenuto l’organizzazione dei grandi eventi sportivi. A smentirli ci pensa ancora una volta Il Sole 24 Ore,  che non è, appunto, il meccanico di Di Battista. La tabella proposta dal quotidiano spiega cosa significa organizzare i Giochi e sperperare denaro pubblico. Osservate quanto è aumentato il costo finale rispetto alle previsioni iniziali. Mancano i dati di Pechino 2008. Ovvio, la Cina non conosce la trasparenza.
Il peggio: l’Italia in fiamme, ma pensano al ponte sullo Stretto. L’Italia è in fiamme, i danni ingenti, l’ambiente devastato, i piromani in azione e, quando identificati, al massimo denunciati. Dov’è la novità? È una storia che si ripete, ma il Governo dei Migliori pensa al ponte sullo Stretto. Legambiente, Wwf e Greenpeace hanno chiesto, inutilmente, di escludere dalla tagliola prevista dalla riforma Cartabia i processi legati ai reati ambientali che minacciano la salute dei cittadini.
Il peggio: La Lega: “Chi sbaglia paga”, a rate. Non volevo crederci, ma l’ho visto davvero, scritto sui manifesti che invitano a firmare per il referendum sulla giustizia (?). È promosso anche dalla Lega, il partito che si è fregato 49 milioni di euro (maxi truffa ai danni dello Stato), ma si è accordato con la procura di Genova, ottenendo lo sconto. Da 49 milioni a 18,4 da restituire in 75 anni. Perché con la Lega chi sbaglia paga, ma  a rate.
Il peggio: Umberto Bossi e figlio. Il senatur ha sbagliato, secondo la procura di Milano, ma non ha pagato, perché il signor Salvini Matteo, quello che “chi sbaglia paga”, ha evitato che Bossi Umberto e figlio Renzo finissero sotto processo per i fondi della Lega spesi a fini personali e non di partito. Lo ha deciso la Corte d’appello di Milano che ha pronunciato per i due una sentenza di non doversi procedere. Il tutto grazie a Salvini Matteo che aveva querelato Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega, ma non Bossi padre e figlio. Così, l’unico condannato è stato il povero Belsito: 1 anno e 8 mesi. Il suo commento su repubblica.it del 19 gennaio 2019: “Sono rimasto con il cerino in mano. Pago lo scotto di essere stato il tesoriere che ha eseguito determinati ordini. In questo caso paga l’esecutore ma non il mandante”. “T’e capì?” Matteo
Il peggio: Durigon. Il sottosegretario al Ministero dell’economia e delle finanze vuole cancellare il parco Falcone e Borsellino e dedicarlo ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Libero di pensarlo, ma fa parte di un governo della Repubblica. Smemorato. Come Draghi, forse ignaro che Durigon l’ha nominato lui. Tace pure Mattarella.
Il meglio: Via Arnaldo Mussolini, e pure il fratello. Crediamo sia ai vertici della classifica di ogni tempo, L’hanno raccontata da Trento, dove, durante il Ventennio, dedicarono una via al fratello del Duce, solo che una mano anonima aggiunse. “E pure il fratello”.
Il peggio: “Fin quando la Lega sarà al Governo, lo ius soli non passerà mai”. Lo ha dichiarato il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. Sostenerlo è un diritto della Lega. Fino a quando sarà al Governo?.
Il meglio: Mauro Berruto. Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex allenatore della Nazionale italiana di pallavolo maschile, ha parlato chiaro, anche come responsabile del settore Sport del PD: “Lo ius soli è un fatto di civiltà… Lo sport anticipa i tempi… basta aprire una porta di palestra, di un impianto sportivo generale, e accorgersi che ci sono poco più di un milione di ragazze e ragazzi che nei fatti sono italiani, ma dovranno aspettare i 18 anni per esserlo realmente”.
Il peggio: Renzi contro il Reddito di cittadinanza. Un giorno sì e l’altro pure si lancia  in peana per il Ponte sullo Stretto e contro il Reddito di cittadinanza. “Voglio riaffermare l’idea che la gente deve soffrire, rischiare, giocarsela. I nostri nonni hanno fatto l’Italia sudando e spaccandosi la schiena, non prendendo soldi dallo Stato”. Parola di Matteo Renzi. I nonni, Matteo, non i nipoti.
Il meglio: il Reddito di cittadinanza esiste in tutta l’Europa. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Luca Zaia non lo sanno. Ma studiare un po’ le leggi degli altri Paesi europei (ma anche di quello appena uscito, la Gran Bretagna)? Funziona ovunque, salvo in Grecia Atene non ha i soldi, ridotta alla fame dalle scelte dell’Unione Europea, con il determinante intervento della Banca Centrale Europea. Indovinate chi era il presidente della Bce…
Il peggio: contro il Reddito di cittadinanza, ma tacciono sullo sfruttamento dei lavoratori. Mentre sembra esserci unità d’intenti tra una parte della politica (appena citata), Confindustria e giornaloni,  l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha diffuso il 6 agosto il seguente comunicato: Nell’ambito del progetto di vigilanza “Alt Caporalato”, che ha interessato per due settimane il settore merceologico della “logistica”, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Milano ha coordinato una task force a cui hanno partecipato anche gli Ispettorati di Roma, Lecce, Livorno, Cuneo, Brescia e i mediatori culturali messi a disposizione dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni per una serie di controlli sul territorio milanese. L’attività di vigilanza straordinaria si è estesa, oltre che nelle aree limitrofe alla città di Milano, anche nel territorio di Bergamo ed ha interessato complessivamente 18 imprese di varie dimensioni le quali sono risultate essere tutte irregolari. Nel corso degli accertamenti sono state controllate le posizioni lavorative di 205 lavoratori del settore logistico di cui 106 cittadini italiani, 16 cittadini comunitari e 83 provenienti da Paesi extra-UE. Gli accertamenti ispettivi risultano tutt’ora in corso; tuttavia, già in occasione dell’accesso ispettivo, sono stati riscontrati anche alcuni illeciti per lavoro “in nero”. Al termine degli accertamenti attualmente in corso, sarà possibile verificare l’emergere di ulteriori ipotesi di irregolarità, in particolare in materia di appalto illecito/somministrazione irregolare, di orario di lavoro oltre che di infedeli registrazioni sui prospetti di paga. Abbiamo atteso, inutilmente, parole di commento di Renzi, Meloni, Salvini e Zaia.
Il peggio: scatenati contro il Reddito di cittadinanza, silenti contro gli evasori fiscali. Che siamo un Paese di imbroglioni non lo scopriamo oggi. Dunque non è una sorpresa che ci sia chi chiede i Reddito di cittadinanza pure senza averne diritto. Ma questo implica che debba essere negato a chi ne ha effettivamente bisogno, la quasi totalità dei casi? Eppure non si sollecita il taglio delle pensioni di invalidità perché uno si finge non vedente ma guida l’automobile. Soprattutto: se è vero che il denaro distribuito senza alcun diritto per il Rdc ammonti a circa 90 milioni di lire, perché i politici che urlano ogni giorno non si sono mai battuti per eliminare l’evasione fiscale che nel solo 2020 sarebbe ammontava a circa 34,5 miliardi per la sola Iva? Con il 24,5% di Iva evasa, l’Italia al primo posto in Europa. Al secondo c’era la Gran Bretagna con il 12,2%. Meloni, Renzi, Salvini e compagnia di giro, cosa avete fatto per evitare questa evasione? Lo sapete che c’è chi evade le tasse ma ricorre al servizio sanitario nazionale, ottenendo anche l’esenzione del ticket? Ma voi volete togliere ai poveri – fonte Caritas – quegli spiccioli che hanno consentito a tante famiglie di non morire di fame.
Il peggio: la politica tace sui morti sul lavoro. Salvo rare voci, tutti contro “quelli che vivono sul divano davanti alla Tv”, ma zitti sulle troppe vittime del lavoro. A fine giugno – dichiarazione del presidente Inail – erano 538. Da allora tre nuove vittime al giorno. In tutta sincerità, disprezziamo più quelli che parlano  di tutto, che pontificano su tutto accomodati su un divano, ospiti delle Tv.
Il peggio: Aleksander Čeferin, presidente Uefa. Quando alcuni club proposero la Superlega, lui insorse: “I soldi sono diventati più importanti della gloria e della realtà, della passione. Il calcio non appartiene a nessuno, o meglio appartiene a tutti”. Tutti quelli che si chiamano Tamim bin Hamad Al Thani, emiro del Qatari. Nel 2005 ha fondato il Qatar Sport Investments, che detiene il Paris Saint Germain tra gli altri investimenti. Ah, il PSG s’era schierato con Čeferin, contro la Superlega. Speriamo che la dea bendata si ricordi di Tamim bin Hamad Al Thani e della Uefa e abbia un occhio di riguardo per il QSG, il Qatar Saint Germain.

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