ROF, Il viaggio a Reims è sempre puntuale, ma dopo vent’anni meriterebbe di percorrere altre strade

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16 agosto 2021

Il viaggio a Reims

Il viaggio a Reims

PESARO – Non avevamo dubbi che anche l’edizione 2021 sarebbe stata un successo. Così è stato. I duecento spettatori presenti nel Teatro Rossini in una mattina di Ferragosto più calda che mai hanno riservato ai cantanti, al direttore Luca Ballabio e all’Orchestra Sinfonica G. Rossini la tradizionale accoglienza di applausi collettivi e ringraziamenti individuali.

Non poteva essere diversamente, ascoltando un’eccellente compagnia vocale che, come in passato, è piaciuta molto a un pubblico prevalentemente straniero; ulteriore conferma che la Città della Musica è nel libro dei sogni del sindaco. Molti i francesi, numerosi gli austriaci, ma anche i tedeschi. Notati all’entrata e all’uscita anche diversi orientali, presumibilmente amici e conoscenti di Haewon Lee e Chan Wang. Ma non è da escludere che possa trattarsi di semplici appassionati di un’opera – noi preferiamo definirla una cantata, una sorta di festival nel Festival – che continua a esprimere una straordinaria freschezza musicale.
Semmai, arrivata al ventunesimo anno di età, quindi maggiorenne da tempo, la regia proposta nel 2001 da Emilio Sagi, ripresa dal 2002 fino al 2020 da Elisabetta Courir, quest’anno da Matteo Anselmi, meriterebbe di andare in… pensione, magari al Giglio d’Oro. Oh, si badi bene, è sempre carina, soprattutto se la si vede per la prima volta. Però immaginate di seguirla da sempre…
Qualche anno fa, il maestro Ernesto Palacio aveva annunciato il cambio di regia, ma non se ne è fatto niente. A nostro modesto parere sarebbe ora di proporre una novità che darebbe ulteriore interesse al pubblico.
Resta che  la prima rappresentazione de Il viaggio a Reims (la seconda mercoledì 18 agosto, alle ore 11, con diretta streaming sul sito web del ROF, nonché sul canale italiafestival.it, nell’ambito dell’iniziativa Estate all’italiana Festival 2021) ha confermato le eccellenti impressioni ricavate in occasione del Concerto finale dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”.
A tale proposito ci sia consentito l’ennesimo ricordo del maestro al quale si devono sia l’Accademia sia il viaggio nell’ambito del Festival giovane. È stato il primo pensiero vedendo Cristina, la compagna del maestro, entrare nel Teatro Rossini. Crediamo che anche per lei, come per noi, sia stata un’emozione ascoltare tante belle voci. Fin dall’inizio, da Presto, presto… su coraggio di Maddalena (il soprano cileno Javiera Saavedra), Don Prudenzio (Ignas Melnikas, basso-baritono lituano), Antonio (il baritono Lorenzo Liberali) e Madama Cortese (Annya Pinto).
I primi applausi della mattinata sono tutti per il soprano cileno che fa la padrona di casa dell’albergo termale Il Giglio d’Oro, di Plombières, dove l’allegra compagnia attende di andare a Reims per assistere all’incoronazione di Carlo X re di Francia.
Poi entra in scena Haewon Lee, soprano corano, che si mostra a perfetto agio nei panni della Contessa  di Folleville disperata per avere perso il cappello, straordinaria fotografia dei tempi che viviamo, oggi: conta più apparire che essere. “Brava, brava“, la saluta il pubblico, ammirando una contessa facile ai capricci.
Uno dei cardini del racconto  è certamente il Barone di Trombonok che collega i momenti canori e tiene a bada chi causa problemi all’interno dell’albergo. Lo interpreta, con impegno, il baritono ucraino Yuriy Hazdetskyy.
A quel punto entrano in scena Anna-Doris Capitelli,  mezzosoprano italo-tedesco, straordinaria Marchesa Melibea, vedova polacca che finge di non sapere scegliere il nuovo spasimante, forse perché vorrebbe sia il possente Conte di  Libenskof, il tenore cinese Chuan Wang, sia Don Alvaro, a cui dà voce Ramiro Maturana (baritono cileno), che il 18 sarà avvicendato da Pasquale Greco.
Una delle protagoniste del Viaggio a Reims è sicuramente Corinna (il soprano italiano Iolanda Massimo), la poetessa romana, a sua volta concupita dal console inglese Lord Sidney (il basso georgiano Giorgi Manoshvili) e il Cavalier Belfiore (il tenore messicano Alberto Robert, che il 18 sarà Don Luigino)
Corinna si prende la scena cantando da un palco, avendo tutti gli sguardi puntati sull’esecuzione dell’Aria dell’arpa, accompagnata dalla brava Irene Piazzai. Solo applausi a entrambe.
Ma è Lord Sidney che canta  ah perché la conobbi e  e l’aria di Milord Invan strappare dal core, ma ancor più Dell’alma viva, a meritare la prima ovazione. È l’anticipo dell’applauso finale che vedrà il bravissimo cantante georgiano, da noi intervistato dopo l’Accademia, a primo posto nella classifica del Viaggio.
Onestamente, ci hanno sorpreso i timidi applausi a Corinna e Belfiore, protagonisti del duetto Nel suo divin sembiante… Avrebbero meritato di più, molto di più per esecuzione vocale e attoriale.
Li merita Don Profondo, il baritono italiano Francesco Samuele Venuti (che il 18 sarà Barone di Trombonok, mentre Don Profondo sarà Alejandro Baliñas) che ci era molto piaciuto nel Concerto finale e piace altrettanto nella recitazione e nel canto dell’aria Medaglie incomparabili, una delle pagine più esaltanti della storia del ROF firmata da Ruggero Raimondi.
A chiudere il primo atto è il Gran Pezzo Concertato a 14 voci Ah a tal colpo inaspettato. Alla fine, però, solo un applauso di pochi secondi che sembra di convenienza. Boh?
Il tempo di una pausa e si riparte per Reims con il bellissimo duetto Marchesa Melibea – Conte di Libenskof. Un’esecuzione eccellente, quella di Anna-Doris Capitelli e Chuan Wang. Ascoltandola ci è venuta in mente una scena che appartiene a un passato magico, a quando il duetto ebbe protagonisti Lucia Valentini Terrani e Francisco Araiza; era agosto 1984.
Ci sentiamo di anticipare che per Anna-Doris, che nell’intervista a pu24.it ha confidato di amare tanto lo studio,  con la voce bellissima che la natura le ha dato e lei cura con passione, con il suo piacere per la recitazione, ogni porta è aperta.
Chuan Wang ha una voce così potente che le porte le può addirittura scardinare.
Non è un caso che, alla fine, dopo l’esecuzione degli inni, uno dei momenti più piacevoli del Viaggio, siano stati loro, con Giorgi Manoshvili, a guadagnare i più convinti riconoscimenti, che giustamente non sono mancati neppure per gli altri: Valery Makarov, che il 18 sarà Belfiore e nella prima è stato Don Luigino; Pelageya Kurennaya, soprano russo, che a Ferragosto era Delia e il 18 sarà Corinna; Jade Phoenix, Modestina; Theodore Brown, nella prima Zefirino/Gelsomino, mercoledì Libenskof.
Nell’applauso finale, giusto e meritato spazio per il direttore Luca Ballabio e l’Orchestra Sinfonica Rossini.

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